Maria Adele Popolo
IL SIPARIO DI CARTA E PAROLE
giovedì 30 maggio 2013
GRUPPO GIANO TEATRO Compagnia Teatrale: LABORATORIO TEATRALE PER BAMBINI "W IL PROGRESSO"
GRUPPO GIANO TEATRO Compagnia Teatrale: LABORATORIO TEATRALE PER BAMBINI "W IL PROGRESSO": Laboratorio Teatro Educativo "W IL PRoGreSso!" a Nova Siri — Nova Siri ...
mercoledì 15 maggio 2013
RACCONTANDO RACCONTANDO!
... Così Celeste, stanca di lavoricchiare a servizio nelle
cucine di donna Serafina, che per di più la maltrattava, si alzò quella mattina
del dieci agosto di buon ora e uscì da casa, mettendosi il fazzoletto in testa
per coprire i lunghi capelli. Camminò svelta lungo il viale alberato di faggi,
prese una stradina polverosa e acciottolata e, riparandosi gli occhi dal sole
con le mani, proseguì con lo stesso ritmo fino alla cascina di don Felice,
palpitante dall’eccitazione e dalla smania di comunicare a Eugenio la sua idea originale.
Eugenio stava nella stalla, dove lavorava alla mungitura
delle vacche. Bella carriera per un artefice della porcellana di eccellente ingegno!
Per grazia di Dio suo padre era morto e non lo avrebbe visto ridotto in quello
stato. Da quando, catturato dall’amore, aveva seguito Celeste su quell’aspra
montagna, si era dedicato a svariati lavori. Dapprima contadino, poi pecoraio, poi
acquaiolo e, addirittura, durante la guerra aveva fatto lo straccivendolo,
spingendo lungo le stradine e i viottoli di montagna, sotto il sole e la
pioggia, un carretto carico di robaccia: stracci, piatti rotti, vecchi pitali,
pentole arrugginite, lampade a olio, bambole di pezza, capelli intrecciati e
anche qualche oggetto di ceramica fatto dalle sue abili mani. Ogni tanto riusciva
a vendere qualche cosa e, a volte, prendeva una soppressata o una caciotta di
ricotta in cambio delle sue maioliche, e allora tornava soddisfatto e
orgoglioso dalla sua Celeste.
Da qualche mese lavorava qui, nelle stalle di don Felice,
mungeva, puliva e strigliava le vacche.
Eugenio si alzò da sotto una vacca, cui stava ripulendo
le mammelle prima della mungitura quotidiana, e guardò la moglie, confuso e
stupito. Lei era raggiante, i suoi occhi neri brillavano febbricitanti e le sue
labbra fremevano, trattenendo le parole. Si guardarono a lungo, in silenzio e lentamente
sul volto di Eugenio si allargò un sorriso ebete.
- Un bambino!
Sussurrò appena e pensò: finalmente dopo sette anni. Avremo un figlio, sarò padre. Lascerò il
mio frutto su questa terra. Il signore mi ha graziato. Non ho vissuto invano…
Celeste lo guardò accigliata e stizzita:
- No, niente bambino. Che sciocchezza! Un’idea! Un’idea
magnifica!
....
COME IN UN SOGNO/INCUBO...
ALICE INCONTRA, CONOSCE, TROVA, PERDE, SI PERDE, VIAGGIA, RITORNA, AMA, ODIA, SI DISPERA E ALLA FINE SI RITROVA.
mercoledì 8 maggio 2013
SE NON LA SPOSO... NON MUOIO!
NOTE D'AUTORE
Il tema della commedia è la diversità presa con ironia e vissuta
con leggerezza e positività.
La diversità che rende unici e preziosi chi la porta e
arricchisce chi riesce ad accettarla.
In ogni commedia che ho scritto, e che i miei compagni
d’avventura e di palco hanno pazientemente portato in scena, parlo di
discriminazioni non per criticarle, ma per accentuarne l’assurdità.
Il tutto con un
pizzico di autoironia e tanta tanta passione.
La donna “ritardata mentale”, o come si preferisce chiamarli
ora “diversamente abile”, personaggio centrale della commedia ci dimostra
attraverso il filtro della sua ingenuità come la diversità sia solo un
preconcetto dei “normodotati”.
Con poca pretesa abbiamo sviluppato e portato in scena un
tema profondo facendo ridere e divertire il pubblico.
La commedia è stata rappresentata con successo già nel 2004
ed ora è stata rinnovata con nuovi e giovanissimi attori che hanno contribuito
alla riuscita con grande allegria e senso di responsabilità. Noi chiamiamo i
nostri spettacoli laboratori teatrale perché è ciò che sono. Ogni nuovo
spettacolo è un laboratorio in cui si incontra il nuovo personaggio e si studia
con lui e attraverso lui, finto e irreale, il senso della realtà.
Ogni spettacolo è un passo avanti verso una coscienza più
profonda della vita, o della immagine di essa, che stiamo rappresentando.
Dovremmo fare più spettacoli!
La trama è nel titolo stesso: un padre, preoccupato da un
futuro “incerto”, vuole a tutti i costi trovare un marito per la figlia, una
figlia “diversa” e già in età avanzata per cui di difficilissima sistemazione.
Gennaro e Elena Lopiscopo hanno due figlie, la prima Caterina
nata con qualche problema e la seconda Loretta arrivata dopo tanti anni, bella
e sana.
Tutto comincia con una proposta di matrimonio inaspettata per
Caterina e che porta speranza e alleggerisce il cuore dei coniugi Lopiscopo.
Purtroppo per loro scoprono ben presto che hanno malinteso
dato che la proposta arrivata è per la seconda figlia. Questo porterà i coniugi
esasperati a comportamenti paradossali che tanto hanno in comune, purtroppo,
con la vita reale!
Difatti l’epoca è attuale ma appaiono nella storia
personaggi come la maga e la sensale tipici di un mondo culturale e di credenze
popolari primitive.
Anche qui c’è un filo di ironia. “Siamo nel 2008 e ancora
credite a sti ‘ccose…”? questo dice la giovane e bella Loretta, ebbene me lo
chiedo anche io! Eppure nel 2008, epoca dell’adsl, dei telefonini cellulari
super piatti, dell’Ipod eccetera eccetera… c’è ancora chi crede e chi ricorre a
queste assurdità. Se non fosse per la forte presenza dell’inquinamento e per la
velocità con cui viviamo penserei che il tempo si sia fermato all’oscurantismo!
Insomma nella commedia c’è un po’ di tutto questo. Un
minestrone spero bello e divertente, ma sempre a lieto fine!!
Buon palcoscenico!
Maria Adele Popolo
SE NON LA
SPOSO… NON MUOIO!
Commedia in tre
atti
di Maria Adele
Popolo
Personaggi
- Gennaro Lopiscopo
- Elena, sua
moglie
- Caterina, 1
figlia
- Loretta, 2
figlia
- Don Raffaele
Cicoria
- Peppino, uomo
di fiducia di Don Raffaele
- Armida, la
sensitiva
- Sofia
Prizzichetta, amica di Elena
- Ame Amalia Prencipe, la sensale
Primo Atto
Gennaro, Elena,
Peppino, Don Raffaele, Caterina.
La scena si
apre su un salotto modestamente arredato, ma ben pulito e ordinato. Le porte
saranno laterali una a dx del pubblico che va all’ingresso e una a sx che va
nelle altre stanze. Sul fondo la parete con un orologio, parecchi quadri e
fotografie. I tre saranno seduti frontali al pubblico, al centro Gennaro sul
divano, alla sua dx Elena su una poltrona e alla sx Peppino su una sedia alta e
scomoda.
Gennaro è un
uomo di oltre 60 anni e li dimostra tutti, Elena è coetanea del marito, ma è
ben curata, Peppino è un giovane di circa 30 anni, un po’ sciocco che don
Raffaele Cicoria ha preso sotto la sua protezione.
Vestiti
attuali, l’epoca è paradossalmente, il presente perché nello svolgimento della
storia si mischieranno argomenti ed oggetti estremamente moderni con mentalità
e fatti decisamente antiquate.
Peppino:- don
Gennà potete stare certo! Quello don Raffaele, il mio principale… e amico mio,
ha detto proprio così (imitando la voce di d. Raffaele) <<Peppì, amico
mio da quando l’ho vista, davanti a S. Martino, non ci dormo la notte!>>,
e così è…potete stare certo!
Gennaro:- (piuttosto
incredulo) ma tu dici veramente? Don Raffaele Cicoria? Ha detto proprio così,
che non ci dorme la notte? Da quando ha visto mia figlia al piazzale di S.
Martino?
Elena:- (stizzita)
embe? Gennà, come sarebbe a dire? Ha detto proprio cosi? Proprio così ha detto!
È vero Peppino?
Peppino:- vero, verissimo!
Gennaro nel
duetto che segue tra i due, si gira prima da uno e poi dall’altra acconsentendo
sempre, ma scettico!
Elena:- Ecco!
Gennà, se don Raffaele Cicoria è interessato… (a Peppino chiede conferma)
perché è interessato no?
Peppino.- e stavo qua! Seduto comme ‘a no
principe! (si rigira sulla sedia)
Elena:- hei
sentito! È interessato, e quindi bisogna che venga lui stesso a parlare eh!
Peppino:- eccome!
E proprio per questo che mi trovo qua. Chello, don Raffaele è virgugnoso, e ha
mandato me in avanzacoperta, a sondare il terreno per conoscere le vostre
intenzioni….
Elena:- ... le nostre intenzioni? E che vuol dire?
Peppino:- se la volete maritare, oppure no!
Gennaro:- (d’impeto) subbito!
Elena.- Gennaro!! Ma che stai dicenno! (fa gesti al
marito di trattenersi)
Gennaro:- volevo
dire, subito… subito… proprio no! Macari tra un po’…, ma voi parlate di mia
figlia?
Peppino:- don Gennà, voi avete una figlia da
maritare?
Gennaro:- eccome!
Peppino:- che
và tutte le domeniche, 'ncopp ‘a collina di S. Martino?
Gennaro:- esatto!
Peppino:- che
appunto l’altra domenica era là, che passeggiava al belvedere, con vostra
moglie qui presente?
Gennaro:- per l’appunto!
Peppino:- e allora? È lei!
Gennaro:- e se è così, se siamo sicuri…
Elena:- e
così! Siamo sicuri! Chello domenica al belvedere non c’era nessuno! Sulamente
io e Caterina… (come se parlasse tra se ricordando) e la signora Anna, ma
chella è vecchia assai… Ppo’ c’erano le figlie della Dabbascio, ma chelle so
già sposate… e dunque è così. Statte tranquillo!
Gennaro:- e allora noi acconsentiamo…
Elena:- (impaziente)
ehehe, che acconsentiamo, primma dobbiamo parlare con don Raffaele no?
Gennaro:- (facendo
smorfie) eh, eccome! E parlammo, (alla moglie) ma che avimma parlà??
Elena:- (zittendolo)
senti qua Peppino, tu dincello a don Raffaele che la famiglia sarebbe pure
disposta, ma che venisse lui qua, a parlare col padre eh, scusate chello è
padre, mica è baccalà!
Peppino:- per
carità donna Elena, mai a pensare una cosa simile di don Gennaro!
Gennaro:- a
volite ferni? Stoccafisso e baccalà! Peppì, digli che può venire!
Si alza e
Peppino salta dalla sedia e si stiracchia
Peppino:- mamma mia, m’aggio sconocchiato ‘e
rreni ncopp ‘a sta seggia!
Gennaro:- eh!
E mo vattenne che aggio che fa!
Peppino:- di corsa! vado da don Raffaele… e
chello non sta nella pelle! (esce)
Gennaro:- se! Non sta nella pelle, ma stù don
Raffaele è stuorto!
Elena:- (alzandosi
e avvicinandosi al marito tutta eccitata) Gennà, ma hai sentito don Raffaele
Cicoria vuole sposarsi a Caterina. Oh Giesù grazie! Grazie!
Gennaro:- qua
grazie! Né Elenù, ma tu sei sicura che domenica tu e Caterina stavate ncopp ‘o
piazzale ‘e S. Martino?
Elena:- (spazientita) uhuhuh!! Ihihih!! E che cosa!
Gennaro:- uh e
ih! Ma hei sentito, quello non ci dorme la notte... per Caterina?
Elena:- (offesa
e dispiaciuta) uh Gennà, come sei crudele, che tiene che non va ‘a creatura!
Gennaro:- nun mme fa parlà! Che vado all’inferno.
‘A creatura!
Elena:- che là ti meriti di andare. La figlia nostra!
Gennaro:- speriamo
che veramente don Raffaele se la sposa, accussì mme levo sto peso da ncopp ‘o
core!
Elena:- ma zitto, zitto! Bestemmi!
Gennaro:- qua
bestemmia! Io se non sistemo a guagliona, nun moro! Elenù ij nun moro!
Elena:- (facendo le corna) tiè, ma perché devi morire,
stai tanto bello!
Gennaro:- e
chello è ‘o Signore che mme fà sta bello! Perché ‘o ssape che debbo prima
sistemare a Caterina.
Elena:- (scocciata)
uff, basta. Nun mme fido cchiù de sentere sta canzona! Gennà, sì stuorto, dalla
capa ai piedi, stuorto!
Gennaro:- guè,
guè. Stuorto. E io dovrei andare all’inferno? Io? Che voglio il bene della
figlia mia! Tu! Tu sei la rovina di tutto, né tu Elenù, ma che t’ei miso ncapo?
Elena.- ij?!
Ncapo?! Aggio balsammo e profummo!! Tu piuttosto! ‘e zecche e perucchie!
Gennaro:- e non ti rispondo… e non ti voglio
rispondere!
Elena:- e
che devi rispondere. Tu stai esagerando! Io pure voglio che ‘a guagliona se
sistema, magari! Ma tu esageri, Gennà! I tempi so cambiati.
Gennaro:- né
Elena, tu t’ei miso sta fissazione ncapa! Ma chi ti fa ‘o lavaggio d’ ‘o
cervello? Chella pazza d’ a signorina Prizzichetta! Da quando l’hai conosciuta
dai segni di squilibbrio!
Elena:- ij
mmò! Tu è na vita che dai segni di squilibbrio! Sperammo che Caterina se sposa,
nun te voglio sentere cchiù! Ma oggigiorno, le donne sono più indipendenti… e
mica si debbono sposare per forza! Fossi nata mo…
Gennaro:- che
facevi? Restavi zitella? Facevate nà bella cocchia, tu e ‘a signorina
Prizzichetta!
Elena:- e
mò basta! Insulti sempre le amiche mie! Chella tiene raggione…
Gennaro:- de che, de che??
Elena:- che sì no turzo!
Pausa, Gennaro
mastica di rabbia.
Elena:- (riprende
con più calma) Comunque noi facciamo i progetti, e se Caterina non lo vuole?
Gennaro:- non lo vuole?! E lo deve volere!
Elena:- insomma Gennà… per forza si deve sposare sta
guagliona!?
Gennaro:- (trattenendo
la rabbia) Elena, ma tu veramente non capisci? La lasciamo così, zitella e
sola.
Elena:- ma
dove la lasciamo! Noi qua stiamo Gennà, eh! Senti qua noi glielo diciamo, ma se
lei non volesse, non la possiamo costringere!
Gennaro:- io posso!
Elena:- che vorresti fare?
Gennaro:- non
lo so… (con pazzia) ma se don Raffaele la vuole lei se lo piglia!
Elena:- uh
maronna mia! Ma tu sei uscito pazzo! (con calma) Gennaro, nun fa accussì,
seppure non si dovesse sposare o sistemare e nun fa niente, ci sono tante
ragazze che vivono da singla, e che avimma fa. ci possiamo sparare?!
Gennaro:- eh?
Da singla? Ma chi? Caterina! Ma famme ‘o piacere! Elena te li devi togliere le
patate che tieni davanti agli occhi, ma tu credi che facenno accusì, non vedo e
non sento, tutto scompare… tutti i problemi. Elenù, Caterina tiene 28 anni! È
brutta! Ed è scema! Da singla! Sse! Ma se ancora le prepari ‘o zabbaglione
colla goccia del caffè, (imitando la voce della moglie) << che ‘o caffè
te fà male ‘a mammà>>!! Elenùùùù!!!
Elena:- …non
hai cuore! So' cose che sse dicono di una figlia! E' brutta, è scema! Io nun lo
so comme te dice ‘a coscienza!
Gennaro:- (dolorosamente)
‘a coscienza! ‘A coscienza mia è pulita. Io la voglio sistemata, così sto
tranquillo. Lo capisci o no? Nuje simme fatte viecchie e ji mi preoccupo, e non
si deve preoccupare un padre di sistemare una figlia? Io la notte non dormo,
nemmeno lo immagini quello che sento qua, sul cuore!
Elena:- viecchie…
è overo, ma sempe mamma songo! E che vorrebbe dire che io non voglio il bene di
mia figlia? (con tono di rimprovero) eppoi la colpa è tutta tua!
Gennaro:- colpa mia? E di che cosa ho colpa io?
Elena:- se Caterina è così, chella è tale e quale a soreta!
Gennaro:- sorema? E che ncentra mia sorella?
Elena:- è brutta ed è scema! Sti ccose si ereditano!
Gennaro:- guè, Elena… ogge tu mme vuò proprio fa
perdere a capa!
Elena:- e pecchè? È overo e ’o ssai!
Gennaro:- (masticando
rabbia) sarà pure overo, ma sorema sta belle e sistemata a casa sua. Come vedi
a tutto c’è rimedio.
Elena:- eh,
comme ai sistemato a soreta mmò vuoi sistemare tua figlia! Ma Caterina nun è
sola, c’e la sorella che le vuole tanto bene, nun è sola…
Gennaro:- la
sorella! E chella puveriella non si deve sistemare pure lei? Quando viene
qualcuno che se la vuole sposare jo che lle dico? Ecco chesta è Loretta… e
chesta è Caterina, la dote! Ma famme ‘o piacere. (con tono sollevato) Ma nun
nce problema, no? Don Raffaele Cicoria non ci dorme la notte!
Elena:- Gennarì!
(si volta a guardarlo) e se poi la maltratta… chella è tanto sensibbile!
Gennaro:- hu e
che vai penzanno! in quanto a questo, se lui se la vuole sposare, se veramente
la vuole, avimma solo ringrazià ‘o cielo…
Da dentro
arriva la voce di Loretta che chiama la madre.
Loretta:- mammà, vieni un momento…
Elena:- arrivo,
arrivo. (al marito) Io poi esco, vado a fare la spesa cò Loretta, 'mme
raccumanno a Caterina. (rovista sul mobile) Ah, dove stanno le chiavi
dell’automobile… ahh eccole qua!
Gennaro:- e per
andare a fare la spesa ci vuole l’automobile?
Elena:- e
mmo' vado a piedi! Perché non si può andare con l’automobile a fare la spesa?
Gennaro:- e per
fare duecento metri ci vogliono per forza le ruote!
Elena:- e
che perciò le hanno inventate, eh, Gennà, si seccante!
Gennaro:- e
sono seccante, ma doie passi non li vuoi fare… così mantieni la
linea(ammiccando)
Elena:- (nervosa)
e basta! E fai questo, e fai quello, e fai così, e fai colà! Uhhhh! Mme pari no
viecchio di ciente anne! Mme pari mio nonno!
Gennaro:- calmate,
e non si può più parlare in questa casa. Uno non è privo nemmeno di rifiatare…
Elena:- Gennà,
tu fai perdere la pacienza a chiunque. Vedi se dobbiamo aprire un dibattito per
ogni cosa che si fa e si dice, eh! E mmo’ mme fai fa pure tardi!
Gennaro:- ma io
lo dicevo per voi, per la salute. per l’inquinamento. Co’ tutte ste automobbili
che circolano, l’aria è diventata irrespirabbile pe’ pedoni…
Elena:- uh,
Gennà! Statte buono! (esce)
Gennaro:- eh, e vai!
Elena esce
mentre Gennaro va al tavolino e si versa da bere. Poi bevendo si avvicina al
proscenio.
Gennaro:- ci ho
la gola arsa, a fuoco. Chella stravagante di mia moglie ’e persa ‘a capa!
Prende un libro sul tavolino e si siede a leggere.
Gennaro:- ah,
quanto mi piace comme scrive De Crescenzo, siente siè: (legge scandendo le
parole) <<…e del Dubbio come titolo che ne pensi? Penso che possa essere
giusto. D’altra parte chi in vita sua non ha mai avuto dubbi? Solo uno stupido…>>
eh! E ave raggione. Io sono pieno di dubbi, di incertezze. E chi mmo dice
dimmane se vivo o moro? (tristemente) Se so ancora vivo!
Bussano alla
porta e Gennaro va ad aprire la porta di ingresso. Entrano don Raffaele e
Peppino. Don Raffaele è un uomo sulla cinquantina, ben vestito, è raggiante in
volto e tutto eccitato.
Gennaro:- guè, don Raffaele! Già qua state?
Raffaele:- e
mio caro don Gennaro, io apposta ho mandato a Peppiniello, ovì. Lui mi ha detto
che volevate parlare con me, ed eccomi qua… e che dobbiamo aspettare?
Gennaro:- e
accomodatevi. (si siedono: Gennaro sulla poltrona, Raffaele al centro sul
divano e Peppino di nuovo sulla sedia)… e dunque?
Peppino:- mannaggia alla capa loro!
Raffaele:- e
dunque, don Gennaro, io non avrei mai creduto e in verità ci speravo poco, data
la mia età, ma visto che vi siete mostrati accondiscendenti, ecco. Ho visto
vostra figlia l’altra domenica davanti al piazzale di S. Martino, l’ho vista e
ho chiesto a Peppiniello <<ma chi è chella guagliona? >> e Peppiniello
subbito si è andato ad informare <<è la figlia di don Gennaro Lopiscopo,
‘o filosofo>> (subito scusandosi) scusate ma lo sapete che vi chiamano
accussì?
Gennaro:- ‘o
saccio, e mica mi offendo… mi intendo di filosofia, 'mme piace. A vuie che ve
piace?
Raffaele:- a
me? Eh, a me mme piacciono ‘e spettacoli di varietà… colla filosofia non tanto
ci marcio, sapete, non ho molto tempo per le letture, il mio lavoro nun 'mme dà
respiro. (con intenzione) Sapete che lavoro faccio?
Gennaro:- eccome
no, e chi non lo sa! ‘O mastino, accussi ve chiammano, lo sapete?
Raffaele:- (ridendo)
lo so, lo so. I miei dipendenti mi hanno affibbiato questo appellativo, ed è
vero. Supervisiono i miei interessi e guai se non lo facessi! Comme se dice don
Gennà, l’occhio del padrone….
Gennaro:- ingrassa il cavallo! È overo.
Raffaele:- e in voi come è nata questa passione per
la filosofia… è strano.
Gennaro:- è
strano, è overo? Un uomo come me, che nella vita sua ha potuto solo leggere gli
indirizzi sulle buste delle lettere…
Raffaele:- non
volevo certo dire… mestiere dignitoso e utile ‘o portalettere.
Gennaro:- eh!
Un tempo, un tempo, adesso le cose so’ cambiate, 'e lettere nun ‘e scrive cchiù
nisciuno. Nemmeno le cartolline, figuratevi! Ci sono i messaggi, è overo
Peppiniè eh? Tu che sì nu giuvinotto…
comme se chiammano?
Peppino:- i
mms. I sms… i mail…
Gennaro:- siente
siè! Che avimma capì…’e sigle! Tutto il mondo è una sigla e nun se capisce de
che parlammo, ’e partiti politici, ‘e lettere, ‘e librette do’ banco, tutto na
sigla, mah!
Peppino:- eh,
don Gennà, comme la fate traggica. E che ci vuole a scrivere no messaggio! Se
volete ve lo insegno io. (tira fuori un cellulare)
Gennaro:- levatenne!
È proprio questo il punto, io nun mo’ voglio mparà!
Raffaele:- e ma
don Gennaro, dobbiamo. E se no perdiamo il treno. Eheheh! Non si può rimanere
indietro. Bisogna andare avanti, si deve sempre andare avanti. 'O progresso!
Gennaro:- e
avete ragione. Ma io voglio andare a piedi. Sapete perché? Perché voglio creare
meno disordine possibbile e perché andando a piedi la vita si vive tutta e io
nun 'mme voglio perdere niente don Raffaè. 'Mme posso guardare ‘e giardini, ‘o
mare, le persone… lentamente e intanto, sempre lentamente, mi abituo. (pausa)
Lo conoscevate a Michele Mirabile?
Raffaele:- ma
chi? Quell’amico vostro con cui vi vedevo sempre assieme?
Gennaro:- quello!
È morto!.. Una disgrazia.
Raffaele:- (mortificato
mentre Peppino si “tocca”) uh, e voi che dite? E comme è succiesso?
Gennaro:- un
infarto! Neh! Quello la sera primma era stato qua, avevamo fatto doie
chiacchiere comme sempre e la notte gli ha preso il colpo: alzato per andare al
gabinetto, ha fatto due passi e brang… si è accasciato. La moglie, puveriella,
se ne è accorta ‘o journo appriesso…
Peppino:- e
lei è viva?
Gennaro:- eh,
lei si, ma pecchè aveva murì pure essa?
Peppino:- no,
sapete, a trovarsi così ‘o marito muorto… stecchito…
Gennaro:- no,
per fortuna lei sta bene, comunque avete capito don Raffaele?
Raffaele:- (sbigottito)
eh, 'mme dispiace, ma comme centra stò fatto. Scusate don Gennà, ho perso il
filo del vostro ragionamento.
Gennaro:- e mmo
‘o ripigliamo. Io vado a piedi, perché non so se domani mi alzo vivo o non mi
alzo! E andando a piedi mi alleno, alleno l’essere mio alla eventualità che non
mi alzo. È chiaro?
Raffaele:- (vuole
cambiare argomento) eh, che dite, avete una bella cera si vede che state bello.
(a Peppino) E dove ero rimasto?
Peppino:- (confuso
dai discorsi di Gennaro) alla fermata do’ treno!
Raffaele:- primma!
Quando sono arrivato stavo spiegando a don Gennaro come è stato che ho visto la
figlia…
Peppino:- ah…<<è la figlia di don Gennaro
Lopiscopo, ‘o filosofo>>
Gennaro:- ovì, tenete pure ‘o ripetitore.
Raffaele:- ah,
si. E allora ho detto a Peppiniello, và, sonda le acque, vedimmo se putimmo
combinà, sapete ero titubbante per via dell’età.
Gennaro:- ecco,
questo è un fatto da approfondire, ma voi comm’è che non vi siete mai sposato?
Raffaele:- eh, è una lunga storia! E' la storia
della mia vita!
Gennaro:- no,
per carità, don Raffaè, non vorrei risvegliare in voi vecchie ferite e ricordi
dolorosi. Dicitammillo in due parole.
Raffaele:- in
due parole? E don Gennà, due parole so' poche per spiegare che ognuno nasce
diverso dall’altro, con diversa indole, diversa natura. Seppure vedevo una
bella guagliona, poi magari scoprivo che le nature non si mischiavano… insomma
cozzogliavano ecco!
Gennaro:- (a bassa voce) eh, eppoi ‘o filosofo
sarei io!
Raffaele:- … è
per questo che ci ho sempre tenuto a fare fidanzamenti lunghi.
Gennaro.- eh,
andiamo bbene. Don Raffaele, mi dovete scusare, ma mi pare che questo metodo
vostro è proprio sbagliato.
Raffaele:- voi dite?
Gennaro:- e
dico si. Scusate ma a che età tenete intenzione di sposarvi? Vedete, il
concetto del tempo è un fatto relativo, ’o saccio...
Peppino:- uh, e
mmo’ arricomincia nata vota. 'Mme fa male ‘a capa.
Gennaro:- (continuando)…
perché noi, a verità, ci rifiutiamo di accettare che nce facimmo viecchie e
l’orologio di dentro lo tenimmo fermo, ci sentiamo sempre giuvinotti, ma
purtroppo, l’orologgio biologico, chello esterno cioè, eheh, chello nun se
ferma… cammina! Don Rafaè siete d’accordo?
Raffaele:- (stordito)
eh, comme no. E voi avete parlato chiaro. Ah ma sento che questa volta è la
volta giusta.
Gennaro:- con mia figlia?
Raffaele:- si,
per l’appunto! (con impeto) Don Gennà io
non ci dormo più ne notte e ne giorno, penso sempre a lei, e questa è la prima
volta che mi succede! Voi mi dovete credere.
Gennaro:- (incredulo) addirittura….
Raffaele:- è
overo, è overo. Peppiniello dincello tu a don Gennaro. Non vivo più…
Peppino:- eccome…
non dorme più, non mangia più, sospira AHH!! Sospira AHH! Eppoi dice
<<Caterina…Caterinaaa>>
Gennaro:- (a bocca aperta) così dice?
Raffaele:- così,
così. Don Gennà, voi dovete acconsentire, io voglio sposare vostra figlia!
Gennaro:- eheh, e il fidanzamento? Quanto deve
durare più o meno?
Raffaele:- per
me pochissimo. Questa volta sono sicuro. Ij la voglio sposare il prima
possibbile.
Gennaro:- (sorridendo)
per me va 'bbene, ma per rispetto di mia moglie, sapete come sono le donne…
bisogna primma parlare colla figliola, sapete, per rispetto di mia moglie.
Raffaele:- ma ci mancherebbe altro.
Gennaro:- e noi
non sappiamo se Caterina, questo è quello che dice mia moglie, acconsente,
pecchè ij songo certo convinto!
Raffaele:- ma don Gennà…(preoccupato) voi dite che
la ragazza mi vuole?
Gennaro:- e
vedremo don Raffaele. Comunque nella situazione vostra, dell’età intendo, e
nella sua... non si può tanto sottilizzare, voglio dire la natura, l’amalgama
adda venì… o no?
Raffaele:- (che
non segue bene il discorso di Gennaro) l’amalgama? Ah! Certo, ma ve l’ho detto
pe' mme stavolta non c’è dubbio. Don Gennà, permettetemelo: ij songo
‘nnammurato! Se poi pe’ lei nce so probblemi…
Gennaro:- ma
no, no! Chelle ssò ‘e femmene che nce tengono a sti ccose. Io appunto questo
volevo dire, che nun ci possono essere problemi di amalgama se uno vuole
overamente…
Peppino:- (confuso) ma che dicite? Comme parlate?
Raffaele:- insomma, don Gennà, voi acconsentite o
no?
Gennaro:- e io, per me acconsento…
Raffaele:- (preoccupato)… ma? Vostra figlia no?
Gennaro:- mia figlia? Che ncentra? Chella nun sape
niente ancora.
Raffaele:-
(sollevato) ah, e voi mi fate pigliare un colpo, e dincetancello a chi
aspettiamo…
Gennaro:- mmo?
Raffaele:- si,
chiamatela che nun vedo ‘o mumento di rivederla, perdonatemi don Gennà…
Gennaro:- e si, ve purdono… mmo a chiammo?
Raffaele:- si, chiammatela.
Gennaro:- a chiammo overamente?
Raffaele:- eh, e chi aspettate. Fate ambressa.
Gennaro:- siete certo, ij ‘a chiammo!
Raffaele:- (ridendo) e siete spassoso don Gennà…
chiammatela.
Gennaro si
avvicina alla porta della comune e chiama la figlia.
Gennaro:- Caterina, vene ccà… bell’è papà tojo.
Caterina:- (Caterina
parla un po’ con la lingua attaccata) mmo, mmo, e tengo che fare… papà che
vuoi?
Gennaro:- e vieni che t’ ‘o spiego. Muvete.
Entra Caterina.
È carina di aspetto, ma trasandata, porta un grembiulone sporco di colori. Ha
l’atteggiamento di una ragazzina, parla male e ha un tic nervoso al naso che
continuamente glielo fa arricciare soffiando.
Nel frattempo
che Gennaro parla con la figlia, Raffaele e Peppino fanno scena: Raffaele fa
gestacci a Peppino ad indicare che ha combinato evidentemente un pasticcio,
poiché la ragazza non è quella che si aspettava lui.
Caterina:- dimmi, papà. Fai ambressa che stò
facendo l’affresco…
Gennaro:- uh,
l’affresco…’o fai dopo, (si avvicina alla figlia) ma t’ ‘o potive levà stò
grembiale… levatillo!
Caterina:- e
perché? Ppo’ mme sporco e mammà si arrabbia.
Gennaro:- vieni,
ti voglio presentare un amico mio. Don Raffaele Cicoria (a Raffaele) e questa è
mia figlia Caterina… eh, ma voi la conoscete già!
Raffaele:- (imbarazzato)
molto onorato signorina. (si volta verso Peppino e gli da una botta) Eh vieni,
questo è un mio protetto, Peppino, (a bassa voce) ppò facimmo i conti…
Peppino:- ma
che vulite da me don Raffae’!
Caterina:- (fa
gli occhi dolci a Peppino e Peppino ricambia ma gli altri non se ne accorgono)
è un piacere, don Raffaele… Peppino eheheh (ride scioccamente) e io sono
Caterina. Mammà mi ha chiamato comme a Caterina Caselli perché 'lle piacevano
‘e canzoni soie.
Gennaro:- emh!
Caterì ma che vai raccontando. (a Raffaele) Chella porta il nome della
bisnonna, Caterina Caselli, mmo (alla figlia in silenzio) mammeta nun ave cchiù
che fessarie dirti! Chella fanatica!
Caterina:- (offesa
e a voce alta) mammà nun è fanatica, mammà è brava… chella mme vuò bbene.
Gennaro:- ssssssssss,
zitta. Tu devi parlare il meno possibbile davanti alle persone, quante volte te
lo debbo dire.
Caterina:- e
primma mme chiami e poi mi devo stare zitta, io me ne vado a pitturare oh!
Raffaele:- (cerca
di disimpegnarsi) don Gennà, mi sono ricordato di un impegno improvviso, debbo
scappare…
Gennaro:- (preoccupato)
comme? Ve ne volete andare? Avete insistito che volevate vedere Caterina, don
Rafaè voi non ci dormite la notte!
Raffaele:- (con
imbarazzo) ne riparlammo don Gennà, io adesso debbo proprio andare! Mi dovete
perdonare…
Nel frattempo che Gennaro e Raffaele parlano Peppino si
avvicina a Caterina e le mostra il suo telefonino,
ridono e scherzano tra loro.
Gennaro:- (impaziente
perché ha capito) don Raffaele, voi siete venuto in casa mia ppe’ me fa fesso!
Raffaele:- no!
Non sia mai, non lo pensate nemmeno…
Gennaro:- e
allora? Siete venuto a chiedere la mano di mia figlia? Caterina?
Raffaele:- eh,
almeno… così credevo
Gennaro:- che
volete dire... spiegatevi meglio (man mano si adira).
Raffaele:- (sempre
più imbarazzato suda freddo) oh, signore… ma che situazione che si è creata…
don Gennà, Peppiniello si deve essere sbagliato.
Gennaro:- nun
capisco ancora… spiegatevi meglio e parlate chiaro!
Raffaele:- insomma,
‘a guagliona nun era chesta! Perdonate don Gennà… ovì, chillo mambrone de
Peppino che m’ha cumbinato stò servizio, vene ccà deficiente!
Peppino:- (scappa
vicino a Raffaele) che ne saccio, che vulite da me...
Gennaro:- (a
Caterina con dolcezza) vattene tu, va bell’ ‘e papà, vai a pitturare e mi
raccomando fai un bell’affresco eh!
Caterina:- (non
molto convinta lancia un ultima occhiata a Peppino) eheheh! Uffa! Primma mme
chiamma, po’ mme caccia… uffa! Quando vene mammà io glielo dico… che pure ‘o dottore me lo ha detto quando mi ha
visitato.
Gennaro:- che
t’è ditto?
Caterina:- che
debbo stare tranquilla e che la cura più migliore è che devo tenere sempre le
cose al posto loro… che guai a chi me le sposta e a chi mme fa confondere… che
io poi mme scordo chello che stavo facendo… ecco!
Gennaro:- eh
hai ragione, scusami tanto. Stavi nella camera tua a pitturare… t’ho ricuordi?
Caterina:- eh
si eheheh (ride) mmò vaco a fernì. (a Peppino) Ciao! (esce)
Peppino:- ciao…
(con ammirazione) fa ‘a pittrice!!
Gennaro:- e
dunque don Raffaele, dite pure… che è successo?
Raffaele:- (dà
uno schiaffo in testa a Peppino) la colpa è tutta de stò calascione! Che hai
cumbinato?
Peppino:- don
Raffaè ma che vulite, vuie avite ditto che vve piaceva chella guagliona che
passeggiava ‘ncopp ‘o Vomero con la moglie di don Gennaro…
Raffaele:- evidentemente
c’è stato un equivoco, don Gennà, io vi chiedo scusa, perdono. Se vi ho offeso
in qualche modo, ma vi assicuro che la ragazza non era questa… mme la ricuordo
bbuono!
Gennaro:- (con
amarezza) don Raffaè, non mentite. La verità è un'altra, vuie, mo’ in questo
momento, avete cambiato faccia… quando avete sentito e visto mia figlia.
Raffaele:- (alzando
le mani) mi dovrebbe cadere, qui seduta stante na saetta d’ ‘o cielo, don
Gennà, io sono uomo d’onore… ci avro mille difetti, ma l’onore primma di tutto.
Non ho mai visto vostra figlia primma d’ora, v’ho giuro, questa è la verità, se
mi volete credere… altrimenti vi chiedo scusa cento, mille volte dell’equivoco
che involontariamente si è creato.
Gennaro:- perdonatemi,
ma io non vi credo… (pausa). Don Raffaè… sarà l’amore di un padre che già è
grande, grandissimo, seppure la figlia è bella, sana e virtuosa in tutti i
sensi, e che diventa incommensurabbile e ti prende l’animo e il cuore quando
Dio ti ha voluto mettere alla prova con una figlia che ha apparentemente dei
problemi… Badate bene don Raffaele, ho detto apparentemente… e sapete perché?
Perché questi figli, questi che sono deboli e malati, sono quelli che ti danno
le gioie più grandi…
Raffaele:- …
(dispiaciuto) don Gennà, io sono mortificato… perdonate….
Gennaro:- (con
impeto improvviso) Jatevenne! Andatevene! Don Raffaè… uscite di casa mia!
Peppino va alla porta di ingresso, mentre don Raffaele
cerca ancora di parlare.
Peppino:- jammoncenne,
don Rafè… chisto mmo’ nce piglia a cauce!
Raffaele:-
(con calma) vi ho detto la verità, don Gennaro la mia coscienza è a posto… Ma
non pensate che io possa scherzare sulle vostre disgrazie. La ragazza
sicuramente troverà un bravo giovine…
Gennaro:- ahahahah!
(risata isterica) un bravo giovine!? E nun scherzate voi sulle disgrazie mie?
Don Raffaè, me se non la volete nemmeno vuie, che siete cchiù viecchio ‘e me!
Jatevenne! Fuori!
Raffaele esce dietro a Peppino mentre Gennaro si accascia
sul divano con la
faccia tra le mani.
Fine Primo Atto
Secondo Atto
Elena, Loretta, Sofia, Armida, Caterina, Gennaro e Peppino
La scena è la stessa del Primo Atto, il salotto di casa
Lopiscopo. In scena ci
saranno Elena e Sofia indaffarate a spostare i mobili
portando sul proscenio il
tavolo e spostando indietro il divano sulla parete di
fondo. Loretta sarà
seduta su una poltrona con aria annoiata e di
disapprovazione. Sofia
Prizzichetta è una donna di mezza età, vestita in maniera
estremamente
giovanile rendendosi quasi ridicola. Loretta è una ragazza
molto giovane ma
molto arguta e molto vispa.
Elena:- facciamo
presto! Mio marito è uscito alle dieci. Ho cronometrato il tempo che ci impiega
ad arrivare alla Villa Comunale, di la passa da piazza Plebiscito, si ferma al
bar di Michele in via Chiaia dove si piglia il suo solito gratta – gratta alla
menta, ‘o tiempo che s’ ‘o mangia e a tornare ci mette esattamente due ore e
trentacinque minuti… alle dodici e trentacinque sta qua!
Sofia:- preciso
come un orologio?!
Elena:- Precisissimo!
Un altro al posto suo ci metterebbe al massimo un ora, ma isso no! Lui va
lento!
Sofia:- meglio
così no? La sensitiva Armida arriva qua alle dieci e trenta, (guarda
l’orologio) abbiamo un’ora e trentacinque abbondante.
Loretta:- mamma!
Ma dove l’hai trovata sta maga? Non te lo metti in testa che so’ tutte
fessarie… pe’ fregà le provole comme a te!
Elena:- statte
zitta! Se non ci dai una mano, vattenne! Non mme voglio sorbire le prediche
tue… mme bastano chelle de’ pateto! (a Sofia) Hai visto? Che conto io in questa
casa? Pure le pulci debbono parlare sopra di me!
Sofia:- ma
no! (a Loretta). Fidati, questa è una maga bravissima, ha fama in tutta
l’Italia. Pensa che vengono da Milano… da Roma, perfino dall’estero…
Loretta:- (alzandosi)
boommm!!! Ma chi nce crede! Siete due allocche, una maga tanto famosa, di fama
internazionale che viene ccà! Ci fa questo onore!!
Elena:- guè!
Vi che scostumata….
Sofia:- lascia
stare, non importa! Vedi Loretta, Armida ha accettato di venire qua perché le
ho spiegato i problemi che c’erano a portare nel suo laboratorio Caterina… è
stata così gentile e disponibile da accettare.
Loretta:- e
come no! E quanno nce costa sta gentilezza?
Elena:- e
che so’ problemi tuoi? Che devi pagare tu? Vattenne va!
Loretta:- ma
si può sapere comm’ è che l’hai conosciuta?
Elena:- la
conosceva Sofia, va buo?
Nel frattempo che Sofia e Loretta parlano Elena mette sul
tavolo una tovaglia
blu, due ceri gialli e una ciotola con acqua e una oliera.
Sofia:- eh,
io l’ho consultata parecchie volte… per alcuni problemi miei…
Loretta:- (sarcastica)…
e te li ha risolti tutti?
Sofia:- (con
sfida) eh! Eccome, tutti! Se sei tanto scettica, resta qua e vedi, così ti
rendi conto.
Loretta:- eccome!
Sono tanto curiosa e poi Caterina da sola in mano a voi non la lascio… Ma Sofì,
insomma comme l’hai conosciuta?
Sofia:- su
internet!
Loretta:- Internet!!???
Hai capito! Tu sai pure usare internet?
Elena:- e
nun fa’ l’impertinente!! Maleducata!
Loretta:- qua
impertinente? Perché tu ‘o ssai usà internet?
Elena:- a
fernisci? Vuò vede’ che mme ‘mparo? E che ‘nce vorra? Eh, Sofì… me l’ho insegni
tu?
Sofia:- e
come no? È facilissimo ed è di una utilità. Trovi di tutto…
Loretta:- utilissimo!
Specialmente a trovare ‘e maghe! E ‘e compagnie!
Elena:- (arrabbiata)
guè, basta! Vattene in camera tua, ppò facimmo ‘e conti, ma vedete voi Sofia
mia, se un giorno mi manderai a quel paese, non ti darò torto. Ne’ che famiglia
che tengo, che figure che mi fanno fare! Chella Loretta è peggio del padre (pignucola)…
stuorta…
Loretta:- uh!
Mammà e sempre ‘o stesso paragone. Ma se po’ sapè perché fai venire qua sta
sensitiva? Stimme nel 2008 e ancora credi a stì ccose… e io e papà simme ‘e
stuorte! Mme pare che vuie, tu e l’amica tua qua, vi siete bevute il cervello!
Elena:- (irosa)
vattene! Cammina dinto! T’aggia chiudere dinto a casa pe’ doie mese! Sfacciata,
mò che vene pateto t’aggia addecrià comme dic’io!
Loretta:- uh,
e comme no! E po’ glielo dici a papà ‘o mutivo?
Elena:- uh
giesù mio… senti se Sofì, i ricatti… mia figlia mi ricatta.
Loretta:- mammà,
ma che ricatti io cerco di farti ragionare… (bussano alla porta)… Ecco, è
arrivata la maga Morgana…
Elena apre la porta e Sofia la segue.
Sofia:- Armida…
maga Armida: sensitiva ed esperta chiromante!
Loretta:- se,
se…’o saccio, ho capito! (tra se) E chesta è nu pozzo de scienza!
Elena fa accomodare Armida che è vestita con un abito lungo
tipo figli dei
fiori, porta un fascione in testa, orecchini molto
appariscenti e collane e
amuleti appesi al collo e alle braccia. Ha una borsa
bisaccia, abbastanza
grande.
Elena:- venite,
prego… e non finirò mai di ringraziarvi per avere accettato di venire qua.
Sofia:- buongiorno,
prego, prego.
Armida:- (con
enfasi e italiano forzato) buona giornata… mah, non è mia abitudine certo, io
ricevo solo su appuntamento e solo nel mio studio, ma la signora Sofia qui mi
ha spiegato il caso… (si rivolge a Loretta) questa è la ragazza? Bella ragazza
però… non mi pare che…
Elena:- no,
no questa è la sorella… Loretta.
Sofia:- (contemporaneamente)
no, no questa è la sorella… Loretta.
Loretta:- vedete
voi… si sono talmente sincronizzate che parlano ‘nzieme e pensano ‘e stesse
ccose!
Elena:- e
basta, Loretta!
Armida:- (si
siede al tavolo di fronte al pubblico) posso sedermi? Vedo che avete già
preparato il tavolo, bene!
Elena:- eccome…
Scusate, chiamo Caterina. Permettete (esce).
Sofia sistema tre sedie attorno al tavolo e si siede al
lato di Armida. Loretta
resta in piedi all’altro lato della maga e la guarda
sospettosa e diffidente.
Armida:- (accorgendosi
del disappunto della ragazza) Abbiamo una scettica qui, è vero?
Loretta:- nel
mondo, per fortuna, ce ne sono a milioni… se fosse per me ‘e fattucchiere comme
a vuie avaressero già morte e sepolte…
Armida:- eh,
meno male allora che c’è ancora chi crede nel destino!
Sofia:- cara
Armida, Loretta è una ragazza… è giovane e piena di fiducia e speranza, bisogna
capirla.
Loretta:- (piuttosto
adirata) ma che dici!? Mi fai ridere Sofia. Mio padre ha ragione… tu l’hei
fatto ‘o lavaggio d’o cervello a chella salama di mia madre, tu e chesta
fattucchiera!
Armida:- eh
no, non ti consento di chiamarmi con questo orribbile appellativo (fa per
alzarsi). Mi dispiace Sofia…(in dialetto stretto napoletano) ‘me ne vaco mmò
proprio, e che so venuta ccà dinto ppe’ mme fa cimentà da na guagliona!
Loretta:- alla
faccia della chiromante di fama internazionale, e addò si nata… a Sanità o alla
Ferrovia??
Sofia:- uh,
ma no!… Armida lasciala perdere, non le dare retta! (a Loretta) Finiscila per
favore… lo sai che tua madre lo sta facendo per il bene di tua sorella. Sei
senza cuore!
Loretta:- guè
Sofì, non ti permettere… tu piuttosto perché nun te ffai ‘e fatti tuoi? (ad
Armida) E vuie dove andate, restate pure se no a mia madre chi la sente, ma
state attenta a chillo che fate e che dite che chella mia madre nce crede alle
fessarie che dicite e (sottolineando col tono della voce) per il bene di mia
sorella… ppò macari nce spera.
Armida:- (si
risiede ricomponendosi) eh! Va bene, ma resto solo perché sono una
professionista… e perché voglio davvero aiutare tua madre e tua sorella.
Loretta:- se,
se… comme no! Lo potete trovare un marito per mia sorella? Da dove lo tirate
fuori, dalla bisaccia? Perché è chesto che mia madre si aspetta da voi…’o sapete?
Armida:- (con
aria di sfida) guagliuncè! Io posso leggere ‘o destino delle persone che sse
predispongono positivamente, che aprono il loro cuore… Se nel destino è scritto
che tua sorella trova ‘o mmarito…’o truvammo! A chille cumme a te invece nun se
ppo’ leggere niente… tu hai il cuore duro e nero comme alla pece… c’avimma
leggere!
Loretta:- e
nce vò chi t’ ‘o fa leggere ‘o destino mio…
Nel frattempo entrano Elena e Caterina. Caterina ha tolto
il grembiulone e
porta una gonna al ginocchio ed una maglia con
trascuratezza. Ha in mano
un vecchio peluche che stringerà sempre più nervosamente
man mano che la
sensitiva parlerà.
Elena:- (con
tono calmo e gioviale per dare sicurezza alla figlia) eccoci qua! Vedete,
questa è mia figlia Caterina. Vedi a mammà, la signora Armida… è una cara amica
nostra eh! Salutala su!
Caterina:- eheheh!
Ciao, e che vulite da me? Io tengo da fare tante cose... mammà mi ha detto che
vuie site venuta apposta apposta ‘ppe me, ma io a vuie nun vi conosco…
Armida malamente nasconde la sorpresa che ha nel vedere
Caterina ed è imbarazzata. Loretta intanto gesticola verso la madre, alle
spalle
di Caterina, per farle capire che è tutto un errore.
Loretta:- mammà
forse è meglio che io e Caterina ce ne andiamo di la e qua te la sbrighi tu…
Elena:- che
cosa! Vene Caterì, bell’e mammà assettate ccà, vicino a me e vicino (fa
gestacci a Loretta) a Loretta. ( a Loretta) Assettate, muvete!
Si sistemano attorno al tavolo in modo che Caterina è
frontale al pubblico e
sarà in mezzo ad Elena e Loretta, al lato di Elena ci sarà
Armida, e al lato di
Loretta si metterà Sofia.
Elena:- ecco
qua, sei a posto? Vedi ci siamo noi, stai tranquilla… (ad Armida) Vedete mia
figlia quando conosce per la prima volta una persona è, comme posso spiegare?
Agitata ecco!
Armida:- ma
cara, non devi avere timore di me… (apre la borsa e tira fuori un mazzo di
carte enormi, un cofanetto argentato, un piattino argentato, due sacchettini
legati a un laccio di cuoio: uno rosso ed uno verde. Le altre osservano con
molta curiosità).
Loretta:- ...
(ironica) e ‘a palla addò sta?
Caterina:- (Caterina
scoppia a ridere come una bambina) ahahah!…’a palla! Ahahah!
Elena:- maronna
mia… Lore’ e per piacere, fai la persona seria, ferniscila de’ pazzia’.
Loretta:- (seriamente)
ma io mica pazzieo’, overamente ci dico.
Armida:- (sorridendo)
si, non si scherza su queste cose, se non ci credete non possiamo ottenere
risultati… bisogna avere fede!
Elena:- proseguite
maga. Per favore, non abbiamo molto tempo (guarda l’orologio) dobbiamo finire
tutto prima che arrivi mio marito… sapete lui non approva stì ccose.
Armida:- signò,
non mi mettete fretta. Il tempo che ci vuole eh! Ma vostro marito non vuole che
la figlia si sistema?
Elena:- eccome!
Isso più de me! Ci sta facendo una malattia da una settimana… da quanno è
venuto ccà chill’autro bello mobbile di Raffaele Cicoria… eh che vita che
stiamo menando!! Non dorme né notte e né giorno, non esce più di casa, sta’
sempre seduto ncopp ‘o divano! Oggi, per farlo uscire l’ho dovuto pregare comme
se prega ‘a maronna sull’altare!
Armida:- e
allora?
Elena:- e
allora! La vedete a chesta miscredente di mia figlia? E chillo ‘o patre è
peggio… se sape che vi ho fatto venire qua… me spara!
Loretta:- e
chi te lo dice che non lo verrà a sapere?
Elena:- nun
te permettere de fiatare co’ pateto!
Sofia:- oh
signore! Loretta non farai una simile sciocchezza, e così peggioreresti solo la
situazione di casa…
Loretta:- io?
No, ma (accennando con la testa a Caterina) lei?
Elena:- Caterina?
No! Caterina non dice niente… è vero bella di mamma che tu non dici niente a
papà? E se no chello poi ci soffre. Tu ‘o vuoi fare soffrire a papà?
Caterina:- (scrolla
la testa) no, papà è bravo… non deve soffrire… Loretta è cattiva!
Loretta:- ma
perché la devi ricattare così! Mammà mme pare che stai proprio esagerando… è
meglio che me ne vado! (si alza)
Caterina:- pure
io! (si alza) È meglio che me ne vado… debbo fare tante ccose, andiamo. Lore’
mme porti a vedè ‘o mare ‘ncopp ‘o terrazzo?
Elena:- (a
Loretta) assettate! (a Caterina con dolcezza) Dopo, dopo andiamo sul terrazzo,
mo aspetta, vediamo che ci dice di importante questa signora eh?
Sofia:- Armida, cara, procedi va che è meglio.
Armida:- Per
favore d’ora in avanti non interrompete più… Accendiamo le candele (esegue, fa
una pausa chiude gli occhi e inspira, poi con voce calda prosegue). Queste
candele gialle sono contro tutte le invidie e le cattiverie che sono state
inflitte a questa giovane. La fiamma che brucia serve a scacciare il malocchio
da questa casa. (pausa. Le donne si guardano perplesse, mentre Caterina stringe
il peluche con occhi sbarrati)…Verso l’acqua in questo piattino d’argento
(esegue), l’acqua serve a purificare tutto ciò che d’immondo è presente nella
casa…
Loretta dà segni di impazienza e la madre le lancia un
occhiataccia.
Armida:- …verso
l’olio nell’acqua (esegue), mischio l’acqua all’olio… (intinge due dita) e con
questo potente unguento, ungo la fronte della giovane per scacciare da lei il
male e rendere pura la sua mente e il suo cuore cosìcchè io possa vedere
chiaramente il suo destino… (avvicina le dita alla fronte di Caterina)…
Caterina:- ahhhh!
Che mme vuò fa? Aiuto… (si alza di scatto dal tavolo rovesciando la sedia).
Elena:- (cerca
di calmarla) niente… è una crema! E vero che è una crema? È per il tuo bene
figlia mia!
Loretta:- ma
chi m’ ‘o doveva dicere a me! Mammà basta co’ sta pagliacciata!
Armida:- (quasi
gridando e con tono forte e deciso) ‘a vulite ferni? Sedetevi! Non si
interrompe mai una seduta di purificazione!
(a Loretta) Se non ci credi nun mme ne ppò fregare di meno, ma se ti
dico che tua sorella accussì, rischia di impazzire completamente…’o scrupolo
nun te lo leva cchiù nisciuno… assettate!
Il tono è decisamente quello giusto e le tre donne si
siedono senza battere
ciglio. Dopo una pausa Armida riprende.
Armida:- (ribagna
le dita nel miscuglio)… e ungo la fronte della ragazza per purificarla.
(avvicina le dita guardando Caterina negli occhi che è come pietrificata e la
unge).Oh! Adesso prendo da questo cofanetto d’argento un po’ di tabacco turco,
(esegue) è un tabacco miracoloso che la ragazza deve masticare per 7 volte
lentamente senza ingoiare (lo porta alla bocca di Caterina e glielo infila in
bocca) non ti preoccupare è aromatico… ha il sapore della menta. Te piace ‘a
menta?
Caterina mastica con ripugnanza all’inizio, ma poi
asserisce con la testa ad
indicare che le piace…
Caterina:- (a
Loretta) è buono, pigliatillo pure tu… è buono!
Armida:- sssss.
Silenzio!
Elena:- (sottovoce)
stai zitta a mammà…
Armida:- mastica
7 volte! Non ingoiare! (contano sottovoce tutte e tre tranne Loretta).
1,2,3,4,5,6,7. Adesso sputa dentro al piattino… (avvicina il piattino e
Caterina sputa)
Caterina:- puah!
Puah! Eheheheh! Mmo mme diverto….
Armida:- ora
osservo le forme che il tabacco masticato prenderà nell’acqua e olio… (osserva
con attenzione nel piatto e le donne osservano allungando il collo)… vedo,
vedo… ecco qualcosa c’è. (pausa). Da questo mazzo di carte (esegue mischiando
le carte da chiromante) adesso tira fuori una carta (le porge a Caterina che si
prende tutto il mazzo)… no, che fai? Una solamente, (Caterina esegue) mettila
qua sul tavolo. Eh! Bene, bene! Allora è proprio come penso… ma per
conferma ecco, prendi un’altra carta…
(esegue) mettila qua affianco a quest’altra. Ma bene, benissimo!
Elena:- (impaziente)
oh, scusate… dite per piacere, spiegateci!
Armida:- ecco!
Lo vedete nel piattino? C’è un uomo, ci sono altre persone, ma in primo piano
c’è un uomo… lo vedete?
Elena:- veramente…
si, si… lo vedo. Sofì lo vedi?
Sofia:- si!
Eccome è chiarissimo.
Loretta:- ma
quale? Io nun vedo niente… sulamente na sputacchia!
Armida:- silenzio!
C’è un uomo… della cui esistenza e presenza danno conferma anche le carte…
vedete? La prima carta è il cavaliere e la seconda il re. Non c’è dubbio!
Loretta:- nientedimeno!
No re e no cavaliere….
Elena:- statte
zitta! Mo’ t’aggia dà doie pacchere!
Caterina:-
(prende il piattino in mano) si, si io ‘o vvedo, ’o cavaliere, eh quant’è
bello! Ovì, tiene pure ‘o mantello, ‘o cavallo e ‘o telefonino!
Armida:- ‘o
telefonino??
Elena:- ma
che stai dicenno, Caterì… addo’ sta ‘o telefonino? (guarda nel piattino)
Loretta:- uh
giesù!! Ccà so’ tutte pazze! E tu nce credi?
Armida:- è
effetto della modernità… eheheh! E magari quest’uomo ci avrà davvero un bel
telefonino…
Loretta:- ovì
che scoperta! E chi nun ‘o tene oggigiorno il telefonino…
Elena:- pateto!…
Isso nun ‘o tene!
Sofia: te
lo dico io: hai come marito un esemplare unico al mondo!
Loretta:- siente
chi ha parlato… ma te si guardata!
Armida:- e
allora?
Elena:- scusate
pensavamo che avevate finito…
Armida:- eh,
si abbiamo quasi finito.
Loretta:- e
allora adesso ci sapete dire con chi, comme e quanno mia sorella si sposa, o
no?
Caterina:- mi
sposo! Mi sposo! (si alza e saltella)
Loretta:- ecco!
Avete visto che bell’effetto, e mò, maga Armida tirate fuori stò marito… jamme
ja!
Armida:- lo
troverà eccome, i segni sono chiari. Ma io non posso dirvi nomme e cognomme…
Elena:- comme?
E almeno quando… quando lo potete dire?
Armida:- quando?
Presto, sono certa che presto succederà.
Sofia:- Armida
cara dacci qualche notizia più precisa… se no la mia amica Elena non si
tranquillizza.
Loretta:- soprattutto…
si rischia che nun nce crede cchiù e nun ve paga!
Elena:- ferniscila,
Loretta… vattenne, porta a soreta ncopp 'o terrazzo…
Caterina:- si
jammo ncopp a ‘o terrazzo a vere’ ‘o mare… se vedono pure ‘e gabbiani, è bello
assaie!
Armida:- aspetta…
(ferma Caterina) Tieni questi sacchetti (glieli appende al collo) sono uno
verde dell’amore cercato, ed uno rosso dell’amore trovato… tienili al collo per
dieci giorni e dieci notti, senza toglierli mai! Hai capito? Contengono una
polvere maggica!
Caterina:- (si
fa indietro) mammà! ‘o collare… mme da fastidio, nun ‘o voglio!
Elena:- no!
È bellissimo… è vero Sofia, è vero Loretta! Nun è bello assai?
Sofia:- assai!
Ti sta benissimo Caterì, tienilo.
Loretta:- uff!
tenatillo Caterì, tanto peggio d’accussì. Jammoncenne… primma che chesta caccia
qualche altra diavoleria!
Caterina:- ma è
pesante… nun ‘o voglio! (escono).
Elena va al mobile e prende il suo portafogli.
Elena:- dite,
quanto vi devo?
Armida:- lo
sapete che mi piglio 250 euro per seduta da chi viene allo studio. Il servizio
a domicilio verrebbe di più, ma visto che siete una amica di Sofia… datemi lo
stesso 250 euro.
Elena:- (guardando
Sofia) e meno male! Ma dite, avete visto bene?
Armida:- (allungando
la mano per prendere il denaro che Elena tiene in mano ma che non si decide a
darle)… io sono sempre sicura di quello che vedo. Signora mia, vostra figlia ha
dei problemi, ma ho visto e assistito a casi peggiori che si sono ben risolti…
state tranquilla!
Elena:- (tenendosi
i soldi in mano) per cui voi dite che tenendo i sacchetti al collo trova il
marito?
Armida:- (spazientita)
eh, ve l’ho detto… ho visto un uomo nella vita di vostra figlia…
Elena:- ma
verite, jio songo preoccupata… vorrei che Caterina trovasse qualcuno, ma per
come è lei, ci vorrebbe qualcuno che le vulesse bene assaie assaie!
Armida:- (allungando
la mano a prendere i soldi) le vorrà bene… e fidatevi di me! Ora me ne debbo
andare, ho mille altri appuntamenti allo studio… (raccoglie le sue cose e le
mette nella borsa)… da dove esco?
Elena:- uh! Sofia accompagnala tu… io
sistemo qua che tra poco arriva Gennaro. Arrivederci e grazie! (prende l’oliera
e le candele e esce)
Sofia:- di
qua vieni Armida. Grazie e arrivederci… se non funziona ti richiamiamo?
Armida:- e
che ti devo dire… speriamo che funzioni, mah, fammi sapere eh!
Sofia:- tra
una quindicina di giorni ti faccio sapere…
Armida:- resti
tra noi, ma in casi come questi la magia non fa molto, ma perché vogliono che
la ragazza si sposi per forza? Non mi sembra in grado di portare avanti un
matrimonio, la casa… e tutte’ e ccose!
Sofia:- no,
la ragazza è un po’, come si dice, ritardata, ma solo perchè a volte pensa e si
comporta come una bambina, ma in casa fa tutto! La devi vedere come cucina,
come pulisce… è brava. E come dipinge! Fa certi quadri, dei capolavori… eccoli
vedi (mostra i quadri alle pareti) pensa che ne avrà fatti più di cento. Ha
solo bisogno di avere intorno a se le cose sempre allo stesso posto… gli stessi
punti di riferimento. Il dottore dice che può avere una normalissima vita. Un
normale rapporto con un uomo… e poi l’hai vista? È tanto carina, mi fa una pena,
povera creatura! E poi, chi lo sa, vuoi vedere che se trova l’amore… magari sta
pure meglio e chi ‘o ssape!
Armida:- eh,
sperammo!
Si sente aprire la porta, Sofia e Armida cercano di
scappare all’altra porta
capendo che è arrivato Gennaro.
Sofia:- e
questo è Gennaro, ‘o marito! Andiamo, vieni Armida che se ci trova qua chissà
che succede!
Armida:- (correndo
dietro a Sofia) verite che guaio che aggio passato ogge!
Gennaro:- (che
è entrato e vede le due donne) guè, che succede qua? Uh! Signorina Prizzichetta!
E che facite?
Le due donne si fermano dall’altro lato della scena e si
voltano lentamente.
Sofia:- buongiorno
Gennaro, siete tornato?
Gennaro:- eh e
io cca abbito, e voi stavate giocando a nascondino? (guarda Armida) Avete
portato pure una compagna vostra!
Sofia:- oh,
si questa è una amica mia… Armida questo è Gennaro, il marito di Elena.
Armida:- (imbarazzata)…
e tanto piacere!
Gennaro:- il
piacere è tutto mio, ma comme ve siete vestita? Andate ad un ballo in maschera?
Sofia:- no,
ma che dite!
Armida:- (sottovoce)
ma chesta è na famiglia 'e trappani! ‘o patre è tale e quale ‘a figlia!
Gennaro:- no, è
che mme sembrate nu poco fuori moda, ecco!
Armida:- e il
signore è un intenditore di moda?
Gennaro:- no,
di filosofia. (inizia ad annusare l’aria sniffando) Ma che è sta’ puzza?… mme
pare che se siente na puzza 'e ceroggeno!
Sofia:- e
vi pare giusto. E' andata via la luce ed Elena ha acceso una candela…
Gennaro:- è
andata via la luce?
Sofia:- si…
Gennaro:- ed
Elena ha appicciato ‘a cannela?
Sofia:- eh!…
appunto.
Gennaro:- e
pecche? Non poteva aprire le tende… fuori c’è no sole che te scutulia ‘e
ccorne!
Sofia:- eh,
che ne so!
Armida:- (con
impazienza) senti Sofia, io me ne debbo andare…
Sofia:- ah,
pure io… me ne vengo con te.
Armida:- e
jammoncenne!
Sofia:- noi
ce ne andiamo Gennaro…. saluti e statevi buono!
Si avviano alla porta di ingresso passando davanti a
Gennaro e cambiando
così posizione.
Gennaro:- e non
salutate mia moglie, la vostra amica carissima!
Sofia:- già
fatto Genna’!
Gennaro:- (non capendo)…
e come vuie stavate entrando di qua…
Armida:- andiamo,
andiamo… buongiorno! (escono prima che Gennaro possa continuare)
Gennaro:- verite
e che ggente! Ne’, uno rientra in casa sua e trova a stè doie stravagante, e
che modi. Tutta colpa di mia moglie… chella spostata addo’ sta… Elena!
Elenuuuu!!!
Elena arriva quasi di corsa con aria preoccupata.
Elena:- Gennà?…
e come, sei già tornato?
Gennaro:- ma
che è? E uno non è libero di tornare quando vuole a casa sua!
Elena:- (guarda
l’orologio) ma sono le undici e cinquanta, ma nun hai fatto ‘o solito giro che
fai tu?
Gennaro:- (ammiccando)…’o
giro che faccio io? Elena ma che è succiesso?
Elena:- che
è succiesso? Niente… e che aveva da succedere? Ma è da molto che stai qua?
Gennaro:- no,
giusto ‘o tiempo che ho salutato le amiche tue!
Elena:- (agitata)
ah, le amiche mie?
Gennaro:- eh,
chella fanatica 'a Prizzichetta coll’amica, ‘a zingara!
Elena:- 'a
zingara? Ma che vai dicenno?
Gennaro:- a me
mme pareva na zingara, co’ tutte chelle sciuccaglie!… Ma che so’ venute a fare?
Elena:- niente,
me so’ venute a truvà…. nun pozzo ricevere visite io?
Gennaro:- per
carità… (pausa). A che ora mangiammo?
Elena:- alla
solita ora! Nun è ancora mezzojourno. Sei tu che sei tornato troppo priesto!
Gennaro:- e non
vedevo ‘o mumento di sedermi ncopp (si siede) 'o divano e di leggere stò
libbro…
Elena:- hei
accattato nautro libbro? (ironica) Stai diventando n’ommo 'e scienza… e 'e
divano!
Gennaro:- nun
mme passa manco p‘ ‘a capa sto’ tono sarcastico tuo… me ne frego! Eppoi semmai...
ommo 'e pensiero!
Elena:- si,
va buo’! E' meglio che me ne vaco ‘a cucinà, primma che mme saglie ‘o sanghe
ncapa! (esce)
Gennaro:- va,
va! Oh! (apre il libro)… e chesto libro me lo ha consigliato ‘o prufessore che
abita cca ncopp ‘o palazzo! Mi ha detto “Gennaro, se ti piace la filosofia,
devi per forza leggere Il Caso e la Necessità di Monod”… e verimmo (legge a
voce alta) <<Saggio sulla filosofia naturale… come dice Democrito: tutto
ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della necessità….>> e
dice buono!..<<Tutti noi sappiamo, siamo convinti di saper distinguere
immediatamente e senza ambiguità, tra vari oggetti, quelli naturali e quelli
artificiali: una roccia, una montagna, un fiume o una nube sono oggetti
naturali; un coltello, un fazzoletto, un automobile sono oggetti artificiali,
cioè artefatti….>> eccome, ha fatto ‘a scoperta dell’acqua calda ovì! Ma
che nce azzecca stò fatto colla filosofia? Mah! Proseguiamo…
Bussano alla porta.
Gennaro:- … e
chi è a quest’ora… qualche altra visita!
Va ad aprire ed entra Peppino con in mano i due sacchetti
che la maga aveva
messo al collo di Caterina.
Peppino:- buongiorno,
don Gennà… comme state?
Gennaro:- e
come devo stare? Ne’ tu che vuoi?
Peppino:- e mi
ha mandato don Raffaele…
Gennaro:- ancora?
Nun ‘o voglio cchiù sentere a sto’ don Raffaele…
Peppino:- ma
che vulite da me? Faciteme dicere primma chello che debbo dire… e se no chillo
sse’ ncuieta cu’ mme.
Gennaro:- ma
che ne vuole don Raffaele da casa mia… hei vere’ se mme ncuieto jo!
Peppino:- ma
don Gennà, nce stato uno ‘quivoco… quello aveva visto all’altra figlia vostra!
Gennaro:- (sconvolto)
a chi?
Peppino:- quell’altra
figlia che avete… comme se chiamma?
Gennaro:- Loretta!…
Guè don Raffaele Cicoria si deve chiudere in un manicomio! E se non ‘a fernisce
de mme sfrucunià…fernisce all’ospitale! Loretta! chella è na criatura… tiene
diciassette anni, mo’ na vaco a da’ a isso! Peppiniè, dincello a don Raffaele
che sse sparasse nu colpo in fronte e se levasse ‘a miezzo sulo sulo….
Peppino:- eh eh,
che dicite? Scusate ma perché a Caterina gliela volevate dare e a chest’altra
no? Pure Caterina ‘lle può essere figlia…
Gennaro:- guè
Peppiniè, devo essere pigliato ppe’ fesso pure 'a te, vattenne!
Peppino:- qua
fesso, non mi permetterei mai… overamente!
Gennaro:- io
una figlia ho da maritare e se chiamma Caterina. Se pure tiene i problemi che
tiene, la devo sistemare…
Peppino:- e si
capisce! Ma tutta sta fretta…
Gennaro:- e non
c’è tempo, jo se non la sistemo stò ‘nguaiato!
Peppino:- ma
pecchè, scusate che vi succede se nun la sistemate?
Gennaro:- (seriamente)
jo nun moro!… se non la sistemo jo nun moro!
Peppino:- (facendo
scongiuri) uh, e don Gennà e sempre di morte parlate! Tenete la fissazione… e
che site. (tra se) Puzza jetta’ lo sanghe!
Gennaro:- se
sapessi i problemi che tengo… capiresti…
Peppino:- ihhh,
ma che problemi! Vostra figlia è tanta simpatica… e che problemi tiene!
Gennaro:- mo’
t’aggia piglià a cauce, me si venuto a cimentà… mascalzone..
Peppino:- ma
nossignore… jo ‘o penzo overamente, e che caratteraccio che tenite… Comunque,
don Raffaele, siccome vuole farsi perdonare e siccome, da chillo journo non si
dà pace per il dolore che involontariamente vi ha arrecato…
Gennaro:- hai
imparato a memoria eh!?
Peppino:- … e
nun mme confondete, e mannaggia alla capa mia… e comm’era? Boh! Inzomma, (tira
fuori un biglietto) chisto è l’indirizzo col numero di telefono di una parente
sua: zia Memè Prencipe (porge il biglietto a Gennaro)
Gennaro:- (lo
prende e lo scruta)… e che me ne debbo fare?
Peppino:- la
chiamate, e quella, zia Memè, ve sistema la figlia.
Gennaro:- si! E
come? Ma che d’è sta zia Memè?
Peppino:- è
la meglio senzale di tutta Napoli!
Gennaro:- (trattenendo
la rabbia) jo mmo, se nun te levi 'a nnanze… piglio ‘o manico 'a scopa e te
spacco a capa!
Peppino:- a
me? È don Raffaele che ve lo manda…
Gennaro:- … e
tu fai le sue veci in tutto. Te pigli pure ‘e mazzate che s’avesse piglia’
isso! Mo’ te ne devi andare! (lo rincorre e Peppino scappa verso la porta).
Peppino:- … e
aspettate… (fa vedere i due sacchetti che tiene in mano) no mumento… debbo
restituire questi a vostra figlia.
Gennaro:- (curioso
prende i sacchetti) a mia figlia? Qua figlia? E che so sti ccose?
Peppino:- a
Caterina. Quando sono arrivato, stavo passiando dabbascio al vostro portone e
vostra figlia Caterina, che invece steva sulla terrazzina, me li ha buttati in
testa… Scusate don Gennà, le saranno scivolate.
Gennaro:- (guardando
i sacchetti) ma che sono? E che ci sta dentro? (li apre)… e chesta è terra!
Nel frattempo entrano Caterina e Loretta ridendo…
Loretta:- ahahah
nun mme fare ridere cchiù, mme fa’ male ‘o stommaco!
Caterina:- ehi
visto ehi visto? Sse miso colla capa abbascio e le gamme pell’aria… eheheh!
Gennaro:- guè,
Caterina, sti’ ccose sono i tuoi? (mostra i sacchetti)
Caterina:- (vede
Peppino e gli sorride e viceversa e si fanno ciao con la mano)… si, e quelli
sono i sacchetti dell’ammore!
Gennaro:- eh?
Che dice? Dell’ammore?
Loretta:- (preoccupata)
no, papà… è no scherzo che ho fatto con Caterina (si avvicina e glieli toglie
di mano) ppo’ mentre stavamo sulla terrazzina nce so’ scivolate… damme qua!
Caterina:- (insiste)
no, no quelli sono i sacchetti dell’ammore… (a Peppino) te li voglio dare a te!
Eheheheh!
Peppino:- (con
meraviglia)… a me?
Gennaro:- a
lui? Che è sta’ storia? Che sono questi sacchetti? (a Loretta) e ccà nce ‘o
zampino 'e mammeta….’O ssapevo jo… ecco che ci facevano cca ‘e zingare! (esce
gridando) Elena!!
Loretta:-
(Loretta gli corre dietro) no, ma che dici, t’ho spiegato che è uno
scherzo!(esce)
Caterina:- (timidamente)… te li volevo regalare…
chè non li vuoi?
Peppino:- (altrettanto
timidamente)… si, ma soreta se l’ ‘e purtate… (si avvicina) t’ho faccio jo no
regalo. Lo vuo’?
Caterina:- si,
si! Che mme regali?
Peppino le si avvicina e le bacia la guancia e Caterina
ride.
Fine Secondo Atto
Terzo Atto
Gennaro, Amelia, Elena, Loretta, Caterina, Peppino, Sofia e
Raffaele.
La scena è la stessa degli atti precedenti. In scena c’è
Gennaro e Amelia
Prencipe che è una donna di mezza età, la tipica comare
popolana, porta
pantofole ai piedi e bigodini nei capelli. I due sono in
piedi, davanti al
divano. Sono trascorsi alcuni giorni, è pomeriggio.
Gennaro:- (la
guarda stralunato)… e non vi volete sedere?
Amelia:- no,
e vaco 'e prescia. Ve l’ho detto. Allora, spiegatemi comme ve posso essere
utile, e se posso… con molto piacere. Soprattutto lo faccio per mio cugino, don
Raffaele, che mi ha così insistito… A verità, jo stì ‘ccose nun ‘e faccio
cchiù… e nun è più ‘o tiempo, ma per don Raffaele… dite pure.
Gennaro:- e
vedete commà…
Amelia:- qua
commare? E da quanno simme addeventate compari?
Gennaro:- no,
dicevo accussì… e comme vi debbo chiamare?
Amelia:- donna
Amelia, eh! E comme mi volete chiamare. È overo che oggigiorno simme tutte
eguali, ma inzomma… mio padre, buonanima, era cavaliere!
Gennaro:- uh!
Scusate tanto… (ammicca guardandola di sottecchi) donna Amelia!… E siete venuta
con l’automobbile?
Amelia:- no,
comme? A piedi! Pecché?
Gennaro:- ... e
siete venuta a piedi così, da casa vostra?
Amelia:- (con
naturalezza) eh! Embè?
Gennaro:- (riguardandola
dalla testa ai piedi)… no, niente…(pausa e riprende). E mio padre, invece, era
no fravecatore. Ppo’ ebbe un incidente sul lavoro e lo mandarono a casa co’
poche lire di indennizzo e la mano sinistra mozzata… e addeventò invalido
civile eh! Cambiò mestiere!!
Amelia:- uh,
e comme mai vuie site diventato portalettere?
Gennaro:- a
quell’epoca ‘o posto statale era A-m-bi-ti-ssi-mo!! E jio ‘a matina andavo a
lavorare al posto di mio padre, nella ditta di don Pasquale Amato, che fu comme
a un padre pe' mme, ma non ero portato per il mestiere, accussì 'e sera ieva
ncoppa a Mergellina, alla scuola serale, pe’ mme piglià ‘o piezzo ‘e carta: la
licenza media, per poter fare il concorso nelle poste. ‘O direttore era un
amico carissimo di don Pasquale e accussì…
Amelia:- … ve
site abbuscato il posto fisso!
Gennaro:- gia!
Io quel posto lo dovevo avere, se non volevo vedere morta di crepacuore e senza
la grazia di Dio, mia madre…
Amelia:- e
che ncentra? Era ammalata di cuore?
Gennaro:- (commosso)
no, mia madre, puveriella, era credente fedelissima… Penzate donna Amè che pe'
na semana primma d’ ‘o concorso, andò a piedi scalzi, tutti i giorni, a
Piedigrotta da casa nostra. Nce faceva più o meno quinnece chilometri fra
andata e ritorno…
Amelia:- Giesu!!
Che mamma!
Gennaro:- eehh!
E chella mammarella mia sse credeva che a Maronna ‘mme faceva vincere ‘o
concorso. Jo lle dicevo che nce voleva ‘o santo in paraviso e lei penzava che
‘a Maronna era più potente di un semplice santo. E come deluderla?!
Amelia:- e
meno male che ce l’avete fatta! Avete avuto stipendio assicurato e mmò ve
godete a viecchiaia co’ na bella penzione…
Gennaro:- vuie
pazziate! Bella penzione?? Ma quanno maie! Lo sapete voi quanto piglia no
portalettere in penzione? Na miseria!! Con due figlie da sfamare e maritare,
con una moglie che spenne e spanne, accussì, comme se ‘e sorde e truvammo dint
‘o puzzo!… Donna Amè, nuie facimmo ‘a famma! Io per questo mi sono dato alla
lettura e al penziero!!
Amelia:- che??
Che dicite…
Gennaro:- (subito)...
mi sazio, mi sazio di libri!
Amelia:- (divertita)
e mò i libri nun se pavano!!! V’è regalano!
Gennaro:- qualcuno
lo compro usato… altri li piglio in prestito… Ho il privilegio di avere no vicino
di casa prufessore… tiene una stanza zeppa ‘e libbre… (serio) na bistecca, no
piezzo ‘e timballo, e nun se ponno mbrestà!
Amelia:- (pensando
che Gennaro scherza) ahahah! Ma che dicite, e jo ve stongo pure a sentere!!
Vostra moglie certo ‘o ssape comme amministrare ‘o stipendio!
Gennaro:- mia
moglie?? Sse!! Chella è fanatica… ultimamente poi, non ne parlammo! Figuratevi
che ebbe in dote ‘no piezzo di terreno di circa quaranta are a Pozzuoli e sse
crede di essere na possidente!!!
Amelia:- embe!
‘a terra è sempe buona, beato a chi nce l’ha… e che piantaggione tenite?
Gennaro:- qua
piantaggioni! Che quaranta are sono. Aulivi! E il terreno è carsico, solo gli
olivi ci crescono, perché si accontentano di poco… comme a mme!!
Amelia:- ma
non avete detto che l’aulivi li tenite a Pozzuoli?
Gennaro:- eh!
Amelia:- e
che ncentra ‘a carsica scusate?
Gennaro:- ma
no… (tra se) questa tiene ‘e studji!! Carsico, donna Amè, è arido, secco… nun
nce cresce niente! Avete capito?
Amelia:- ah!
Ma l’aulive producono? Nce facite l’olio? Eh l’ouglio nostrano, è na
prelibbatezza!!
Gennaro:- per
fortuna, almeno chello nun nce manca! Ce n’è in abbondanza.
Amelia:- e
allora! (pausa)… Torniamo a vostra figlia Gennaro, dicite…
Gennaro:- eheh!
(alza le mani), no scusate donna Amelia… e che simme? Frate e sora? Se
permettete (con ironia)…‘o don non lo voglio perché non mi spetta, ‘o saccio,
ma mi dovete chiamare signor Lopiscopo!
Amelia:- uh!
E che è, va buo’ facimmo ampressa… vi ho detto che ho fretta.
Gennaro:- e che
vi debbo dire, voi sapete già tutto. Certo vostro cugino, don Raffaele, vi ha
messo al corrente… è stato lui a farmi recapitare ‘o nummero vostro, mandandomi
a dire che voi siete la meglio senzale di Napoli, addirittura!
Amelia:- eccome!
Ne ho combinate di nzzuratine… ehhh! Centinare e centinare… e tutti ben
riusciti, tutte quante so’ rimasti cuntenti e felici!
Gennaro:- e
allora sulamente vuie ‘mme potete aiutare, trovate no marito per mia figlia, jo
da solo non ci riesco... e mia moglie! (scuote la testa) Eh mia moglie cumbina
sulamente catasrofi!
Amelia:- nientedimeno!
Catastrofi! E che è…’o tarramoto ncorp ‘o vesuvio!
Gennaro:- più o
meno, né chella mi va a chiamare nà fattucchiera, e mi fa ‘mpaurare chella
povera creatura ‘e chella manera… e che ne sapete!
Amelia:- uh,
giesù (si segna con la croce)… na fattucchiera! No, no. Corna e biscorna! (fa
le corna)… mmo nce penzo jo a vuie… diciteme sulamente comme lo vulite e jo ve
lo trovo… ne ho già mmente doie o tre!
Gennaro:- e
magari! E comme lo voglio eh, (guarda il divano e fa per sedersi e resta a
metà), ma nce vulimme assettà?
Amelia:- no,
no... e me ne debbo andare e quante volte me lo fate ripetere signò'
Gennaro:- signo'
a chi?
Amelia:- comme
a chi? A vuie!
Gennaro:- e che
so femmena jo?
Amelia:- ma
qua femmena! Avite ditto vuie che v’aveva chiammà signor Lopiscopo…
Gennaro:- signor
Lopiscopo si, ma signò, no!
Amelia:- oh,
maronna mia! E che site! Era per accorciare, pe' fare primma!
Gennaro:- e
tutte a stessa cosa ncapa tenite. Avimma accorcià, avimma fare priesto, tutto
di fretta… e invece bisogna fare le cose con calma… lentamente!
Amelia:- guè,
signor Lopiscopo, jammo bello ja! E vuie tenite tutta sta prescia 'e sistemmà
sta figlia… e mme vulite sfrucunià a mme!
Gennaro:- (con
tristezza) e ‘o sacc’jo perché aggio prescia… (si siede sul divano abbattuto e
tira fuori dalla tasca della giacca una lettera), donna Amelia, voi mi dovete
aiutare assolutamente e subitamente…
Amelia:- (più
per curiosità che per pietà, si siede vicino a lui) uh, signor Lopiscopo e che
vi succiede? E farò chello che posso… stateve scuitato! Fidatevi! Ma dicite…
che vi è succiesso?
Gennaro:- eh,
la vedete questa?
Amelia:- certo,
è una lettera…
Gennaro:- nonsignore…
è un responso. (pausa significativa).
Amelia:- (tentennando)...
eh… e dunque? Dicite!
Gennaro:- (rigira
la busta tra le mani, lentamente) e l’ho ricevuta aiere e ancora non mi fido di
aprirla. La guardo, la soppeso, (esegue), la nnuso (esegue annusando la
lettera)…
Amelia:- eh
che r’è? (ammiccando) guè signor Lopiscopo… è ‘a lettera ‘e annammurata!
Gennaro:- (le
lancia un occhiataccia) che dicite… pazziate! Chesta è ‘o responso di cierte
esami clinici che mi ha fatto fare ‘o miedico…
Amelia:- uh,
scusate… e che tenite?
Gennaro:- e nun
‘o saccio! Se o ‘ssapevo nun me facevo le analisi.
Amalia:- (impaziente)
va buo’ ma allora arapite sta lettera e leggite… accussì ve tranquillizzate…
Gennaro:- uhm!
Accussi dicite? Che ‘mme tranquillizzo? E chi ‘o ssape… O Signore sulamente
sape qual è il giorno esatto e preciso della nostra fine, quanno arriva ‘o
mumento! Nuie avimma sulamente aspettà. La vita è un susseguimento di fatti che
si ripetono, la vita è noiosa! Eh capite donna Amè, se ci pigliamo la briga di
fare la corsa col tempo… e stiamo freschi! E vince lui… sicuro! E jo chesto stongo
facenno, la corsa col tempo… amma verè chi vince! E chi ‘o ssape, jo certamente
spero di vincere, ma (soppesa la lettera in mano)… è scritto cca dinto ‘o
risultato… (pausa, poi riprende). Lo sapete che esistono due mondi; quello
fuori di noi, limitato dagli altri, dalle sofferenze, dal tempo, dalla
vecchiaia; e chello dentro di noi, immenso, illimitato, senza tempo. A
spartirli che nce sta? Sulamente sottilissimi strati di pelle, muscoli, arterie
e vene… Eppure stì strati 'e pellecchia hanno il potere! ‘O potere 'e te ffa
murì ‘o campà! (Amelia fa gli scongiuri, tira fuori un fazzoletto e ci sputa
dentro). Ma se po’ sapè che cancaro state facenno?
Amalia:- ‘o
cancaro ca’ ve pigliasse!! Ma signore mio, vuie mme facite venì na cosa, co’
stò parlà che facite!
Gennaro:- e che
nce azzecca ‘a sputacchia dint ‘o maccature, scusate!?
Amelia:- eh
no! C’ho la salivazione abbondante! Soprattutto quanno mme aggito… (si fa aria
con lo stesso fazzoletto).
Gennaro:- eh
che schifezza!! Ma faciteme ‘o piacere donna Ame’, mmo m’arruvote ‘o stommaco!
Amelia:- signor
Lopiscopo, e comme siete delicato! (si alza) Comunque non vi dovete disperare.
A verità non ho capito bbene chillo che tenite, ma sono certa che sse sistema
tutt’e ccose. Fate fare a me, vostra figlia, tra no paro 'e mesi, sta
sistemata… e accussì vuie potete morire scuitato!… Fra ciente anne s’intende!
Gennaro:- (in
piedi anche lui, abbattuto, si infila la lettera in tasca)… e sperammo! Donna
Ame’ jo ppo vi regalo!
Amelia:- uhh!
Che dicite? ‘o faccio col cuore, ppe mio cugino! Nun voglio niente, (pausa
mentre si avvicina alla porta dove si ferma e si volta)… sulamente vi debbo
chiedere no piacere..
Gennaro:- a
disposizione.
Amelia:- se,
macari, si potesse avere na trentina 'e litri di olio bbuono… e vuje tenite chilli
belli aulivi a Pozzuoli…
Gennaro:- (tra
se) ecco! (a voce alta) e comme no! Ma doppo che mia figlia si è bell’e
sistemata.
Amelia:- e si
capisce, ma niente eh! Niente regali. Statevi buono! (esce).
Gennaro:- ….
niente regali, sulamente na trentina 'e litri di olio bbuono!… eh! Ma pure
quaranta… basta che Caterina se sposa!
Dalla porta di ingresso rientrano Elena, Caterina e
Loretta, portano pacchetti
e sacchetti della spesa. Gennaro lestamente nasconde la
lettera nel taschino.
Elena:- attenzione,
non sia mai le fate rompere… e facimmo na bella frittata..
Loretta:- e
chesta è la loro fine.
Caterina:- a me
nun mme piace ‘a frittata, a me mme piacciono l’ove fritte!
Gennaro:- avete
fatto spesa? (guarda i pacchi che le donne hanno in mano) e quanta robba!
Elena:- quanta
robba. Chella che serve! (alle figlie) Andate a portare la spesa in cucina…
Loretta:- andiamo
Caterì, ci facciamo un bel panino col prosciutto… tengo na famma!
Caterina:- pur’jo
tengo famma… eheheheh! (escono con i sacchetti).
Elena:- (con
intenzione)… e chi era chella signora che abbiamo incontrato per le scale?
Gennaro:- (fingendo) signora? E che ne saccio!
Elena:- comme non lo sai! Chella qua è stata!
Gennaro:- e per
forza qua deve essere stata? Nella palazzina ci abbitano altre quattro
famiglie.
Elena:- e
cca è stata! Chella è ‘a cuggina di don Raffaele, ‘a senzale, 'a cunosco buono.
Gennaro:- (fingendo)
eheheh! E te pare che jo facevo venire ‘a cuggina di don Raffaele ‘cca?… ma
famme ‘o piacere.
Elena:- ah,
Gennà… ferniscila! Lo so che è stata qua, me lo ha detto lei stessa ppe scale!
E mi ha detto che l’hai chiammata tu… (con calma) e hai fatto buono! Che t’he
ditto? Dice... dice!
Gennaro:- (continua
a fare il sostenuto)… ma a chi? Che vai
dicenno….
Elena:- uhhh!
P’ammor’ ‘a Maronna! Dimmello pure a mme chello che t’he ditto.
Gennaro:- (arreso
si siede) e sia. L’aggio chiammata jo è overo… devo essere impazzito, stongo
perdenno ‘a capa… Ma Elenù jo vularria che Caterina se sistema e ho penzato che
chesta donna Amelia nce putarria aiutà…
Elena:- e
hai fatto bbene… te l’ho detto! Basta che nun te veco cchiù co’ sta faccia 'e
mummia! Ma dimme che cosa ti ha detto… nce avimma speranza o no?
Gennaro:- e non
lo so, ci fa sapere al più presto… (pausa). Elena se po ave' no surzo ‘e
ccafè?… Aggio ‘o veleno nganna!
Elena:- si
si, mo’ ‘o vaco a preparà… me la piglio pure jo na tazza ‘e ccafè! (esce).
Gennaro si alza e tira fuori la lettera, la rigira e mentre
sta per aprirla,
rientrano le figlie.
Gennaro:- mi
devo fare coraggio… aggio arapì sta’ lettera... (sente le voci fuori campo
delle figlie) E nun è ‘ccosa!! (se la infila in tasca alla giacchetta).
Caterina:- (fuori
campo)… umh! E quant’è buono! (entra con un panino in mano). Mammà ci ha messo
pure ‘a mozzarella!
Loretta:- (fuori
campo)… è overo! (entra anche lei con un panino), ma chella è ‘a famma… umhh!
(mangiando si siedono sul divano)
Gennaro:- eh, è
buono?
Caterina:- eccome…
’o voi pure tu? (offre il panino al padre)
Gennaro:- no,
no… mangiatillo bella ‘e papà! (a Loretta) Mammeta ha preparato ‘o ccafè?
Loretta:- si,
nun senti l’addore!
Gennaro:- (annusando
l’aria) overo! Mò mmo vaco ‘a piglià (esce).
Loretta:- (mangiando) allora? Dimme che t’he
ditto Peppiniello…
Caterina:- (restia e ridendo) eheheh!… No, nun t’ho
dico.
Loretta:- e
da’ dimmillo ja! Caterì nun ho dico a nisciuno! (giura baciandosi le dita a
croce)… t’ho giuro!
Caterina:- eheheh!…
M’ha vasato!
Loretta:- (allarmata)
eh! Che cosa? T’ha vasato? Overo??
Caterina:- (eccitata)
si, si, m’ha vasato ‘cca! (indica la guancia)
Loretta:- ah,
meno male e che ‘mme credevo… (bussano alla porta) uff! e chi è mmo?
Caterina:- e
vaco jo, vaco jo!! Eheheh!
Correndo va ad aprire la porta, entra Peppino con in mano
una scatola di
Colori.
Caterina:- uhh!
Peppino! Eheheh! Ciao, ciao.
Peppino:- (timidamente)
umh, ciao Caterina… posso entrare? (a Loretta), buonasera!
Loretta:- (si
alza e si avvicina) buonasera, entra, vieni Peppino, e scusa, stavamo facenno
no spuntino… ma siediti.
Caterina si siede sul divano, Loretta sulla poltrona,
mentre Peppino resta in
Piedi e sta per sedersi di nuovo sullo sgabello….
Loretta:- no,
ma che fai? Assettate ‘cca (indica il divano)… vicino a Caterina!
Peppino:- pozzo?
M’assetto ‘cca? Ncopp ‘o divano?
Loretta:- eh,
certamente!
Caterina:- si,
assettate… vene! (gli fa cenno di sedersi).
Peppino:- no,
sapete m’aggio sempre assettatto ‘cca ncopp! (indica lo sbagello)
Loretta:- ncopp
‘o sgabello?… (fa spallucce) Assettate addo’ vuo’ tu!
Peppino:- no,
no… m’assetto volentieri ncopp ‘o divano, ma se ppo vene don Gennaro?
Caterina:- assettate,
assettate Peppino! (mostra la guancia). Eheheh ’o regalo?! (Peppino si siede al
lato opposto sul divano e Caterina gli va vicino)
Loretta:- Caterì!
(a Peppino) Che tieni mmano Peppi’?
Peppino:- ah,
chesto? E jo, mi songo permesso, ma così, giusto no pensiero ecco! (porge la
scatola a Caterina) è per te, è na scatola 'e culori! Li ho comperati all'
acquerello… vanno bene?
Caterina:- (esultante)…
si, ‘e culori! (prende la scatola) Lorè, uh e quanno so’ belle, eheheh!
Loretta:- overo,
grazie Peppino, e nun ringrazi a Peppino che te l’è purtate?
Caterina:- grazie
Peppino, grazie. Mmo pozzo pitturare tante ccose, pozzo pitturare pure a te.
Peppino:- (lusingato
e ammirato)… a me? Ma jo songo no brutto soggetto… poi fa no bello ritratto a
soreta… o macari te ffai no bello toritratto, tu mme pari ca si fotoggeneca
assaie...
Entra Gennaro, seguito da Elena che porta un vassoio con
caffettiera e
tazzine.
Gennaro:- pigliammacillo
assittate comodamente ncopp ‘o divano sto’ bello cafè, Elenù… (vede Peppino)
guè… tu nata vota ‘cca stai?
Elena:- ecco
qua… uh, Peppiniello. Che fai ‘cca?
Peppino:- (saltando
in piedi, imbarazzato)… jo? No accussì, mme truvavo a passà!
Gennaro:- (guardando
la scatola in mano a Caterina)… e Caterina t’he tirato ncapa ‘a scatola 'e
culori?
Caterina:- no,
no, papà e chesto è ‘o reggalo! È bello è overo? Guarda, guarda mammà… mme l’à
purtato Peppino eheheheh!
Gennaro:- (accigliando)…
comme? No regalo? Famme verè? (prende lo scatolo e lo guarda)… E che vorrebbe
significare stò regalo?
Elena:- uh,
Gennà, damme cca! Sono colori, e chello Peppiniello ‘o ssape che Caterina
pittura… e bravo a Peppino, grazie, è stato proprio no bello penziero!
Peppino:- niente,
niente. Piccoleria! Cose ‘e niente. Aggio visto che Caterina è tanta brava…
(guarda i quadri) e mi sono permesso… (guarda di sottecchi don Gennaro) ho
sbagliato?
Loretta:- ma
che? Hai fatto benissimo…
Elena:- certo,
nun te preoccupà, anzi, 'a voi na tazza ‘e ccafè? E fresco fresco! Appena
fatto, (versa il caffè), siediti. Tieni, beve.
Peppino:- (non
si siede)… e don Gennaro sta allerta?!
Elena:- assettate
Gennà, ‘o guaglione ave raggione… assettammoce. Pigliate ‘o ccafè. (versa anche
per lui), tiene.
Gennaro, scrutando sempre Peppino, si siede sul divano dove
prima era
seduto Peppino, affianco a lui si siede Elena e dall’altra
parte Caterina,
Loretta è sulla poltrona e a Peppino resta lo sgabello.
Peppino:- (al
pubblico) ‘o ssapevo che ‘cca ncopp finiscevo!
Gennaro:- (mentre
sorseggia il caffè)… e dunque, a che dobbiamo sto’ penziero? Guagliò, t’avisse
mannato don Raffaele, ca m’arrevoto ‘a capa!
Peppino:- ma
che dicite, nossignore…
Elena:- ih,
che fissazione! e sempe a don Raffaele penzi. E basta!
Loretta:- (con
intenzione) don Raffaele nun ncentra, papà! E’ stato penziero di Peppino, che
ammira tanto a Caterina… papà!
Gennaro:- (che
non ha ancora capito)… umh! e comme sarebbe a dire?
Elena:- (finalmente,
ammiccando con Loretta capisce e si agita cercando di fare capire al marito) Uh,
Gennà hei capito? uh, Gennà!
Gennaro:- che è
che t’è pigliato? ‘A tarantola!… C’aveva capì?
Elena:- Peppinie’,
ma... forse che tu ci devi dire qualche cosa?
Peppino:- (imbarazzatissimo)
jo?? No, no! (si alza in piedi)… me ne debbo andare… donna Elena scusate…
Elena:- (delusa,
guarda Loretta)… ecco! E andate, andate…
Caterina:- (in
piedi) e ciao, Peppino ti apro la porta… aspetta (va ad aprire la porta)
eheheh! Ppo’ vieni?
Peppino:- certamento…
se ti fa piacere!
Caterina:- assaie!!
Ti faccio na pittura bella, bella… (con un tono preoccupato non proprio da lei)
tu però ppo vieni nata vota?
Peppino:- eccome
no! Nce vedimmo, ciao Caterì… (a tutti) buonasera don Gennà… buonasera! (esce)
Elena:- buonasera!
Gennaro:- statte
buono eh! (alla moglie) Ma inzomma che cosa dovevo capire?
Elena:- (alzandosi,
delusa)… niente, niente. E' meglio che nun nce facimmo illusioni!
Loretta:- mammà,
ma chello è troppo timido, hei visto comm’era tutto avvampato!!
Gennaro:- (guardando
prima la moglie e poi la figlia) ma inzomma mme vulite fa’ capì pure a mme?
Caterina:- (con
estrema ingenuità)… e Peppino mme piace papà… mme voglio spusà a isso! Tene
pure ‘o telefonino eheheheh!
Gennaro e Elena restano a bocca aperta, mentre Loretta è
tutta contenta.
Loretta:- evviva!
E cumme songo contenta!!
Elena:- ma
statte zitta! Vedete che guaio!!
Loretta:- e
pecchè che guaio? È na bellezza!
Gennaro:- (riprendendosi)
ma che bellezza! Ma ‘o guaglione... ma isso cioè, ma è fatto capire qualche
cosa?? Ma è ditto qualcosa?
Elena:- nun
è ditto niente… hei visto pure tu. Ma è venuto apposta ccà co’ ‘e culori ppe
Caterina. Ha tenuto stò penziero!
Gennaro:- e se
nce vene a piglià ppe fessi!!
Loretta:- ma
no papà, chillo Peppino è accussì, è mamone, nun tiene ‘a malizia! Jo penzo che
a isso Caterina lle piace proprio!
Gennaro:- e
pecchè nun ‘o dice? Vene ccà e non dice niente, se piglia sta libertà co’
figliema… e nun parla? Mbe?? C’avimma fa?
Elena:- guè
Gennà, che so tutte ste storie? E primma non vedevi ‘o mumento che sistemavi a
Caterina e mò, che nce no guaglione interessato fai ‘e cerimonie…
Gennaro:- ma
che vai dicenno, tu sei sicura che ‘o guaglione è interessato a Caterina? (a
bassa voce per non fare sentire alle figlie che nel frattempo stanno parlando
tra di loro) E se chillo vene ccà ppe Loretta? Jo ‘o levo ‘a miezzo!!
Elena:- (anche
lei a bassa voce) ma chi? Se vuole Caterina è un conto, ma Loretta (scuote la
testa dispiaciuta), basta non facciamoci illusioni, chillo se ne è scappato ‘e chella
manera, ccà ncopp a casa nostra non nce torna cchiù.
Sulla battuta
bussano alla porta. Restano tutti in silenzio in attesa mentre Caterina corre
ad aprire la porta, sperando che sia Peppino, invece entra Sofia.
Sofia:- ciao Caterì, (a tutti) buonasera. Disturbo?
Gennaro:- (deluso e annoiato) e sulamente essa nce
mancava ogge!
Elena:- statte
zitto! Vi che figura che mme fai fa! (a Sofia) Vieni, viè Sofia, accomodati (si
siedono sul divano) prendi una tazza di caffè?
Nel frattempo Loretta e Caterina si appartano in un angolo
a parlottare tra
Loro, Gennaro fa lo stesso in un altro angolo.
Sofia:- (imbarazzata
guarda uno per uno i presenti) no, ti ringrazio… ( a bassa voce) ma è successo
qualcosa? Qualche novità?
Elena:- macchè,
Sofia mia… chella Caterina 'e sacchetti se li è levati dal collo la sera
stessa, figurati glieli ha buttati n'capo a Peppiniello… (non finisce di dire
la frase che resta con la bocca aperta) Uh! È overo! Ha funzionato allora! Uh!
(si alza e corre dal marito alle figlie, all’amica come una trottola eccitata).
Sofia, ha funzionato, Gennà ha funzionato… Lorè, Caterì ha funzionato!!
Gennaro:- guè…
ma che t’è pigliato? Ch’è funzionato?
Loretta:- mammà
che è stato?
Sofia:- (che
ha capito) si, certo IO non avevo dubbi!!
Caterina:- (si
agita dietro la madre e ripete) ha funzionato! Ha funzionato!
Elena:- i
sacchetti!! ( a Gennaro e a Loretta) E vuie che m’avete mangiata viva pecchè
aggio fatto venì ‘a maga ‘ccà!! Avete visto che ha funzionato, ’e sacchetti! ‘e
sacchetti che Caterina ha tirato ‘ncapo a Peppiniello, v’è ricurdate? E chelli
so stati… ’e sacchetti!
Gennaro:- (scuotendo
la testa) comme nce simmo arredotti! Vedetela! ma che dici? sulamente fessarie!
Caterina:- si,
si i sacchetti dell’ammore!
Sofia:- continuate
a essere scettico Gennaro? Nemmeno davanti all’evidenza vi arrendete.
Gennaro:- qua
evidenza? Jo nun vedo niente, addò sta stò Peppino? Voi lo vedete? Voi lo avete
sentito? Ha detto qualche cosa di evidente? No! Ccà simme diventati tutte
quante pazze!
Loretta:- (decisa)
ma che sacchetti e sacchetti! Ma faciteme ‘o piacere! Chelli Peppino e Caterina
sse so piaciuti subbito, dalla prima volta che sse so guardati… è overo Caterì?
Caterina:- si
si è overo!
Loretta:- ecco!
Dincello a mammà….’e sacchetti nun ncentrano!
Elena:- ah,
no? Però comme mai co’ tutte ‘e persone che passieiano abbascio al portone
nostro, proprio ncapo a Peppiniello dovevano cadere?
Loretta:- e
ppe forza… Caterina ncapo a isso l’ha menate!
Gennaro:- basta
Lorè, nun te sfurzà cchiù, belle ‘e papà, chella mammeta tamarra è e tamarra
rimane!
Elena:- (offesa
e agitata) ah! Senti se, tamarra! E va buono, pigliammoci pure quest’altro
cumplimento! Sofia hai fatto bene a nun te mmaretà… ecco ‘o guadagno.
(piangendo) 40 anni a servizio e poi si ha la buon’uscita!
Sofia:- ma
per carità, e non litigate per queste cose che in fondo sono solo sciocchezze…
e pure voi, Gennaro, un poco di tatto, di maniera!
Gennaro:- (che
si è reso conto di avere esagerato) e mi dovete scusare… (con disperazione) jo
nun capisco cchiù niente, chello che faccio e chello che dico…
Caterina:- (scoppia
a piangere come una bambina) ahh! È colpa mia, è colpa mia! Ahhh! (scappa via
correndo)
Loretta:- no,
Caterì nun fa accussì, e nun è colpa 'e nisciuno (le va dietro).
Sofia:- (a
Elena che cerca di seguire le figlie) no, vado io. Resta qua. Quella povera
creatura! Com’è sensibile. (esce).
Gennaro e Elena restano muti, una seduta sul divano e
l’altro in piedi di
spalle.
Gennaro:- (voltandosi)
Elena, e tu mi devi scusare (si avvicina e si siede affianco a lei mentre tira
fuori la lettera)… Non c’è giustificazione… perdonami!
Elena:- (si
volta e guarda la lettera in mano al marito)... e tanto! Nun è 'a primma volta
no? Ma che r’è sta lettera?
Gennaro:- (affranto)
eh! E chiste so' ‘e risultati di cierte esami che m’è fatto fare ‘o dottore… e
non ho il coraggio di aprirla!
Elena:- (si
volta verso di lui allarmata) che stai dicenno? Che esami? Che è stato? Quanno
è succiesso? E nun m’hai ditto niente!! Pecche?
Gennaro:- (calmo
e cerca di calmare anche lei) eheh! No, e che ti dicevo! Elenù, già tieni tanti
problemi, ma tu te cride che jo nun ‘o saccio ‘e problemi che tieni tu?
Appresso a Caterina, a Loretta, alla casa ehh! Eppoi che t’aveva dicere se
ancora nun ‘o saccio manc’jo che tengo. Vedi, è ppe chesto che vulevo sistemmà
‘a guagliona… se arapenno sta lettera… dovessi scoprire di avere no brutto
male…
Elena:- (quasi
gridando) NOO!! Gennarì che dice? No, no, no!! Ma come? Tu tiene stò rospo
ncuorpo e nun me dice niente? A mme? Songo 40 anne che stimmo nzieme! Niente!
Nun mme dice niente! Uh Maronna r’‘o Carmene!!
Gennaro:- zitta,
zitta! Nun fa sentere ‘e guagliune! Mmò l’apriamo assieme eh? Primma che
tornano eh? Statte ccà vicino a me che ‘mme porti buono (le prende la mano) Tu
m’ei sempre portato buono…
Sta per aprire la busta quando bussano alla porta.
Elena:- uh
e chi è mo?
Gennaro:- e nun
è ccosa d’arapì sta busta guè! (se la rimette in tasca) Va va, doppo stasera
‘anotte l’arapimmo. (bussano di nuovo)
Elena:- ma
Gennà…
Gennaro:- và,
verimmo chi è!
Entrano in scena anche Loretta Caterina e Sofia
Loretta:- stanno
bussando… e pecche nun arapite?
Loretta va ad aprire ed entrano don Raffaele, donna Amelia
e Peppino.
Gennaro si alza in piedi alla vista dei tre, mentre Elena
resta seduta come
Stordita. Peppino resterà in disparte da un lato del palco
e al lato opposto ci
sarà Caterina che lo guarda.
Raffaele:- permesso,
buonasera a tutti.
Gennaro:- guè,
don Raffaele ccà!
Raffaele:- Don
Gennà, scusate. Mi sono preso la libertà di venire nuovamente in casa vostra
perché vi portiamo na bella notizia, io e mia cugina ccà presente.
Amelia:- eccome,
eccome! E ve l'avevo detto jo che ‘vve sistemavo ‘a figliola!
Loretta:- (a
bassa voce) e chesta è nautra!
Gennaro:- don
Raffaè, jo e vuie nun tanto ci capiamo!
E mi dovete usare ‘a cortesia 'e ‘mme ripetere sempre doie vote ‘e ccose
che dicite! Spiegatevi meglio!
Raffaele:- subito,
arriviamo al dunque. (eccitato e felice).Vedete don Gennà, ‘o guagliuone (fa
cenno a Peppino) ha confidato a mia cugina che lui sarebbe interessato alla
figlia vostra!… eh che bellezza!
Amelia:- si,
na bellezza! E chillo è tanto bravo… Signor Lopiscopo avissev' 'a essere
cuntenti assaie assaie!!
Gennaro:- (è
confuso)… ma che jate dicenno?… A mia figlia? Qua figlia?
Raffaele:- ma
comme, qua figlia? Caterina… e non la volete maritare?
Nel frattempo Caterina da segni di gioia e Peppino le fa
cenni ammiccanti.
Loretta e Sofia, per la prima volta complici, si avvicinano
felici a Elena che è
ancora assorta nei suoi pensieri.
Loretta:- mammà…
ei visto, tenevo ragione jo… Peppino vuole sposarsi a Caterina!
Sofia:- Elena,
finalmente!! E che gioia!
Si avvicina anche Gennaro.
Gennaro:- Elenù
e che fai? Vene ccà! (la prende per un braccio e la porta vicino a Raffaele) Il
carissimo don Raffaele è venuto a chiedere la mano di Caterina a parte di
Peppiniello! Elenù non dici niente?
Elena:- (piange
di gioia? Di dolore?) e che devo dire? E comme songo felice, Gennariè! E comme
songo felice don Raffaele mio… (piange ancora di più e tutti le vanno vicino)
Raffaele:- e
no, basta piangere! E dobbiamo festeggiare! Don Gennà, donna Elena… Peppino è
comme no figlio per mme ‘o ssapete. Jo nun ‘lle farò mai mancare niente, e anche
doppo, quando non ci sarò più, Peppino sta sistemato buono! Vuie nun ve dovete
preoccupare cchiù 'e niente! Festeggiamo i fidanzati!
Tutti:- auguri!
Auguri!
Peppino e Caterina timidamente si avvicinano e si
incontrano al centro del
palco dove si abbracciano mentre gli altri applaudono.
Tutti:- evviva!
Auguri!
Raffaele:- e
adesso se permettete, don Gennaro mio stringiamoci la mano, amici più di prima
e jammoce a piglià no bello rinfresco al bar! Pago jo!!
Tutti:- si,
andiamo, festeggiamo!! Evviva! Felicità!
Tutti tranne Elena e Gennaro si avviano all’uscita e
escono, don Raffaele resta
per ultimo.
Raffaele:- (ai
due) e comme nun venite?
Gennaro:- si,
subbito… dateci doie minute, per ripigliarci no mumento… Simme scombussolati,
don Rafaè…
Raffaele:- eheheh!
Sse capisce, fate con comodo. Nuie ‘o bar ccà sotto jammo! (esce).
I due restano in piedi uno di fronte all’altro. Elena lo
guarda e con la faccia
tra le mani scoppia a piangere.
Elena:- Gennarì,
Gennarì… uh Signore!
Gennaro:- e no,
e nun chiagnere cchiù. E allora era meglio che nun te dicevo niente… (tira
fuori la busta) e mmò la devo aprire! Perché mmò, se aggia 'a murì, pozzo pure
murì!
Elena:- (piange
più forte) e nun ‘o dice! Nun parlà accussì!
Gennaro apre la busta e spiega il foglio… silenzio
interminabile mentre legge
mentalmente, Elena segue con lo sguardo il movimento delle
sue labbra. Poi
di colpo Gennaro si gira su se stesso e si accascia sul
divano.
Gennaro:- Ahhh!
Elena:- (spaventata)
giesù, maronna mia… Gennà che è stato! (prende il foglio e legge a voce alta)
<<Comunichiamo con la presente il risultato della indagine tessutale
effettuata su prelievo di cencio necrotico... >> Oh giesù e comme parla
difficile (continua a leggere) <<... Riferendo che suggeriamo
l’asportazione chirurgica del suddetto cencio. Il foruncolo guarirà e
cicatrizzerà in due settimane circa... >> Comme? ‘O foruncolo?… Gennà, ma
che r' è? Mme voi spiegà?
Gennaro :- mamma
mia! Hai letto? Intervento chirurgico!! È la fine, è la fine!
Elena:- ma
che tieni se po’ sape’? Jo ccà nun aggio capito niente!
Gennaro:- (serio)
tengo no bubbone! Elenù… Ei letto, mi devo operare!
Elena:- no
bubbone!?… Cioè no brufolo?
Gennaro:- no
brufolo?!! E chillo mme pare ‘o Vesuvio ppe quanno è gruosso!
Elena:- (inizia
a spazientirsi) guè Gennà, e famme sentì addò lo tieni stò Vesuvio, che nun
l’aggio mai visto?
Gennaro:- (tentennando)
e addò? Addove nun batte 'o sole! Che ti dicevo? Elena mia, ‘o fastidio… e nun
‘o ppoi nemmeno immaginare! E ‘o pensiero, ‘a preoccupazione… Che è? E che non
è? E se è un brutto male…
Elena:- Gennà,
’ccà sta scritto che in doie semane cicatrizza, guarisce!! Tu mme stavi facenno
murì, mme steva piglianno n’infarto, l’ictus… nun ‘o saccio! (si avvicina alla
porta la apre e sulla soglia si gira) Gennà, puzza schiatta! (mentre esce
grida)... no bubbone! Cose ‘e pazzi!
Gennaro:- (le
va dietro)… ah, allora dovevo morire? Se morivo, bene... Accussì… puzza
schiattà! A mme? Ma puzza schiattà tu! (esce sbraitando e chiude la porta)
Fine Terzo Atto
-
FINE COMMEDIA
Iscriviti a:
Post (Atom)
