martedì 30 novembre 2010

Altri Sogni 2: Microintervista a Maria Adele Popolo

http://www.facebook.com/profile.php?id=100000098578531#!/note.php?note_id=168811496485183&id=100001201359731


Realizzando il secondo numero di Altrisogni abbiamo imparato a conoscere un'autrice interessante che ha saputo unire una narrativa sottilmente tetra alle tradizioni agresti della nostra Italia, fatte di sapori e di riti la cui origine affonda nei tempi più remoti. È Maria Adele Popolo, protagonista di questa micro-intervista.
Altrisogni: L'horror che caratterizza il tuo racconto è sottile e contenuto, eppure presente con un retrogusto preciso. Ti piace questo approccio nella narrativa di genere?

Maria Adele Popolo: Sì, mi piace sia scriverlo che leggerlo. Il genere horror che preferisco è quello privo di scene truculente, di mostri deformi, zombie o assurde creature, anche se ammiro chi è capace di crearle, preferisco più horror psicopatici, se così si può dire.


A.: Ti occupi di teatro e scrittura: è un connubio vincente, per te?


M. A. P.: Il teatro è scrittura. Senza un copione non c'è teatro e il copione è un testo di scrittura meravigliosamente mutevole. Il bello del teatro è che la scrittura cambia con esso, o viceversa. Sì il connubio è vincente, credo che scrivere un copione, scrivere un racconto, un romanzo, sia la stessa cosa. Lo scrittore è prima attore, personaggio, protagonista, antagonista, e dopo è autore. Sinceramente in ogni mio scritto c'è un po' di teatralità.

A.: Come sviluppi le trame delle tue storie? Che metodo segui?


M. A. P.: Non ho mai pensato al metodo, forse non ne ho uno. A volte parto da un piccolo fatto: un oggetto, una parola detta lì per lì, una persona incontrata per caso. A volte, per le storie più articolate, mi rifaccio ad alcuni avvenimenti reali, che amo trasfigurare, mascherare, deformare, fino a renderle nuove, assurde e, lo confesso, il più ermetiche possibile!



E tutto quello che ha detto possiamo davvero ritrovarlo nelle parole ricercate del suo Succo di vita, sul numero 2 di Altrisogni. Grazie a Maria Adele e... ci vediamo tra le nostre pagine e qui su FB.





giovedì 25 novembre 2010

U.I.L.T. Basilicata

Unione Italiana Libero Teatro
Basilicata

Il 30 aprile 2010 è nata la UILT Basilicata
espressione in Regione della Federazione Nazionale.


basilicata@uilt.it

Presidente: Davide Di Prima

Direttore Centro Studi: Maria Adele Popolo


Un Caso

Un Caso




Concetto Strano



L’inizio, con il trillo del telefono mentre il protagonista è “immerso in un sonno grave e appiccicoso” mi ha subito fatto pensare:<< ecco ci siamo… un altro aspirante Camilleri con un altrettanto aspirante Montalbano!>>

Per fortuna sono andata oltre, lo avrei fatto comunque, poiché quando comincio a leggere un libro, difficilmente lo mollo, e tanto meno alle prime due righe.

Mentre procedevo nella lettura ho smesso di pensare a Montalbano e al suo creatore, e ho cominciato a entrare nella storia e a conoscere il protagonista, del quale il nome è solamente citato e nemmeno te lo ricordi, ma non ha alcuna importanza come si chiami, quello che importa è che riesce a coinvolgerti nella sua vita.

Un emigrato al Sud a causa del suo lavoro: è un magistrato, più per vocazione che per professione, che ama la verità, di cui è costantemente alla ricerca, e crede nella giustizia, che cerca di applicare.

Su di lui ho cambiato opinione più volte: un uomo tutto d’un pezzo, che mostra fermezza e risolutezza; un uomo duro, spietato e senza cuore; un uomo alienato, privo di affetti e perciò incapace di darne; un uomo ambiguo, infedele e subdolo; un uomo incerto, ossessionato dalla continua ricerca dell’esistenza di dio, una ricerca che egli stesso aberra, ma che porta avanti, incessantemente, in ogni cosa e in ogni incontro e in ogni discorso egli faccia; un uomo solo, in una terra straniera, ma forse solo ovunque vada; un uomo con tutte le debolezze e le convinzioni e i sogni e le delusioni di un uomo.

L’autore scrive in prima persona, dando al protagonista tutta la resonsabilità della storia che gira attorno a lui in una ordinata sequenza di eventi oggettivi: il caso di omicidio da risolvere, le varie donne con cui egli ha a che fare, le incombenze d’ufficio e i rapporti con i colleghi di lavoro, l’imminente trasferimento e il dolente rimpatrio nella sua terra natia, il profondo nord! Questi avvenimenti si intrecciano, in un perfetto ordine circolare, ad avvenimenti soggettivi e molto intimi del protagonista-autore: l’esistenza di un dio e l’ingiustizia divina, qualora un dio esista, l’eterna ricerca della verità e della giustizia anche nelle più spicciole questioni di vita quotidiana, il suo modo di approcciare il mondo reale, che sfugge spesso alienandosi e rifugiandosi in paradossali visioni di un mondo antico e mistico, costellato di divinità pagane e mitici personaggi ellenici. Sarà perché si trova nella antica Magna Grecia tra ruderi e pietre a dir poco ataviche e ne subisce l’incanto? Forse, e di certo è così, questi luoghi, questa terra, questo mare, lo avvicinano a una sfera celeste, una dimensione divina che egli tenta di sfuggire, ma che gli permettono di vedere la realtà con ottica diversa, con una prospettiva sfaccettata, fatta di diversi piani e diverse sfumature.

Mi è piaciuto questo personaggio, la sua ostinazione nel suo credo, la sua volontà e il suo mettersi in discussione, i suoi errori e le sue cervellotiche digressioni dal “caso”, che diviene fatto marginale, e la storia non poteva concludersi che col messaggio ultimo che egli lascia al lettore, una mancanza totale di speranza. Le due dee superstiti che lui tanto onora e ammira, Giustizia e Verità, sono solo due statue di marmo, poste nei Palazzi di Giustizia di una qualsiasi città di una qualsiasi regione, e “il caso” di cui si occupa e che, come tanti altri, viene archiviato, e poi magari riaperto e poi ancora rinviato a giudizio e così via, è solo uno dei tanti stipati ad ammuffire negli archivi dei Palazzi, e i cui attori, vittime e carnefici, rappresentano solo “UN CASO”.






domenica 21 novembre 2010

Budapest, la coraggiosa!

Così l’ho vista. Coraggiosa! Un viaggio breve di tre giorni ma intensi, vissuti tra le strade della città e le rive insanguinate del Danubio, tra i ponti imponenti che collegano Buda a Pest e i mercati coperti, ricchi di bancarelle colme di frutta, salumi e paprika. Coraggiosa Budapest tante volte crollata sotto la forza dei conquistatori e tante volte risorta. Il coraggio però si trova negli occhi dei suoi abitanti, che cercano di uscire dalle reti del passato industriandosi in mille lavori, tutti mal retribuiti, ma ugualmente validi per nobilitare l’intero paese. Così anche le giovanissime ragazze che si esibiscono in una vetrina di un night club, ubicato di fronte al nostro albergo, per adescare clienti , svolgono un lavoro nobile o comunque con uno scopo nobile.


Di giorno, ci spiega la nostra guida, ungherese d.o.c., sono normalissime ragazze che vanno a scuola oppure svolgono altri lavori.

Qui tutti fanno mille lavori diversi, negli occhi di tutti c’è la speranza. Italiani? Gli occhi si spalancano ammirati e desiderosi della dolce vita italiana. Penso al nostro dopoguerra, al nostro dopo dittatura, io non c’ero, ma erano così gli occhi dei ragazzi all’arrivo degli americani, erano così gli occhi di mia madre.

Ecco è questo il coraggio che ho visto nella bella Budapest. Coraggio che si evidenzia ancora di più visitando la città, vedendo i resti delle varie civiltà che nel corso dei secoli sono passati di qui.

La Budapest attuale è sorta nel 1873 con l’unione di Pest, la pianeggiante e Buda, la collinosa, e così sono sorti i nove imponenti ponti che collegano le due parti della città. Buda, la parte più antica, raccoglie un vero patrimonio culturale di interesse mondiale come la fortezza del palazzo reale, la bellissima chiesa di Mattia, la collina di S. Gerardo, la cittadella. Il primo ponte costruito, il ponte delle catene, è il simbolo della città, ma molto visitato è anche il ponte Elisabeth, dedicato alla famosa Sissi di Austria, regina di Ungheria all’epoca del dominio Austriaco.

Visitare Buda, fuori dalle mura della fortezza reale, fra le stradine significa trovarsi un po’ in Turchia, l’impronta di 150 anni di dominio turco è indelebile, e il vapore che si innalza al cielo in questa cittadella ci indica le posizioni dei bagni turchi, rinomati in tutto il mondo. Seguiamo la scia del vapore e ci troviamo di fronte ad una costruzione turca, con tetto a cupola colorato e con sovrastante la tipica mezzaluna.

Ci ricorda che è qui che è sepolto l’ultimo imperatore turco Gul Baba e la sua tomba è luogo di pellegrinaggio per i musulmani.

Questa è Buda un collage di culture e storia, mentre camminiamo lasciamo la Turchia per trovarci in un tipico paesaggio italiano, la familiarità è dovuta ai resti di terme e acquedotti di antiche città romane. Gli antichi romani avevano costruito la loro città chiamata Aquincum, sulle sorgenti termali di Budapest.

Budapest è l’unica città al mondo in cui si trovano 80 sorgenti termali, tutte perfettamente funzionanti, e da provare. Anche i bagni turchi sorgono su sorgenti termali. Attualmente ci sono in tutta la città circa 50 stabilimenti termali molti dei quali affiancati a strutture alberghiere ben organizzate.

Alcune piscine termali sono delle vere e proprie opere d’arte.

Malgrado le stragi del periodo nazista, malgrado le acque del Danubio blu siano macchiate del rosso del sangue dei numerosi ebrei eliminati sulle rive del possente fiume, qui a Budapest vive la comunità ebraica più numerosa di tutta l’Europa centrale; ed ecco, proseguendo tra le strade della città, arriviamo in Israele, mi torna alla memoria un altro viaggio che ho fatto appunto in Israele, ma non ricordo di avere visto lì tante sinagoghe tutte nella stessa città. Budapest accoglie ben 22 sinagoghe tra cui si distingue quella di via Dohany utca, unica al mondo per la sua bellezza e il suo splendore, la più grande d’Europa.

E’ sbalorditivo come passeggiando tra le vie di Pest invece, ci si trovi in un posto completamente diverso, i casinò illuminati, i ristoranti pieni di colori caldi e di odori forti di paprika e stufati, i musicisti zigani che allietano le cene, negozi pieni di abiti italiani, scarpe inglesi e borse: il coraggio che si fa avanti.



Auguri Budapest!!

sabato 20 novembre 2010

venerdì 19 novembre 2010

I Delitti della Maschera


I Delitti della Maschera.


Di Mirco Vaccaro



Bel titolo. Un bel titolo, azzeccato, è un ottimo modo per incuriosire e coinvolgere i lettori.

La storia gira attorno ad una misteriosa pietra, di valore sconosciuto, ma, presupposto, inestimabile, per il ritrovamento della quale vengono commessi orrendi omicidi.

Ricca di personaggi, si fa anche un po’ fatica ad identificarli tutti e a ricordarseli, è stata pensata bene, sicuramente strutturata con chiarezza nella mente dello scrittore, ma là è rimasta.

Leggendo gialli e affini da una vita, ho capito molto molto presto, troppo presto, come sarebbe andata a finire. Non ve lo svelo, poiché questa è la mia modesta opinione e non voglio compromettere la vostra lettura e il vostro interesse per questo libro.

Chiamata a esporre un mio parere, che volentieri esprimo, ho una difficoltà soggettiva nel definire il libro “un giallo”. Un giallo non è un romanzo in cui basta metterci uno o due o più morti, più o meno orrendamente uccisi, un giallo è qualcosa di più: è suspense, è adrenalina, è sorpresa, è mistero. Tutte sensazioni che un lettore dovrebbe provare mentre è immerso nella storia e che io, personalmente, non ho provato. Sinceramente preferisco dare una valutazione che resti oggettiva, e che riguardi l’idea, la trama, la realizzazione e lo stile di scrittura.

All’idea, all’intrigo io do un bell’otto. Sicuramente l’immaginazione dell’autore è fervida e promettente e spero che, nel tempo, dia migliori risultati. Alla descrizione dei personaggi coinvolti nella storia, alla loro caratterizzazione, più che altro, do un sei poiché li trovo non abbastanza delineati e forse poco originali.

La trama, seppure parte da una ottima idea, non è sviluppata all’altezza dell’idea. Peccato! Diviene anzi noiosa in alcuni passaggi, e il resoconto finale dei due investigatori, che fanno il riassunto dell’intero libro, in un ultimo lungo e noioso capitolo, lo trovo davvero ripetitivo e forse si poteva omettere o, magari, restringere. Per quanto riguarda lo stile, beh, credo che sia tutto lì il problema. La stessa storia, scritta con uno stile migliore sarebbe senz’altro migliore. Lo stile di scrittura è poco accattivante, poco coinvolgente, troppo semplice, credo. In compenso è scritto in maniera corretta, sapendo che non c’è stato editing, faccio i miei complimenti a questo giovane autore per l’ottima conoscenza della grammatica.

Mi auguro di leggere i suoi prossimi scritti, poiché penso che le basi per diventare un bravo scrittore di gialli ce le abbia, e data la sua giovane età, anche il tempo! ;)





giovedì 11 novembre 2010

Altri Sogni n.01


ALTRI SOGNI
http://www.dbooks.it/libreria/scheda/54/6/narrativa/altrisogni-01.html

Magazine digitale dedicato alla narrativa di fantascienza, horror e weird italiana,

edita dalla dbooks editore.


Oltre alla possibilità di acqusitare la rivista on line, offre la possibilità di scaricare una demo gratuita di 20 pagine.

venerdì 5 novembre 2010

L'AMORE DIvINO - incipit

L’amore diVino
Corto Teatrale
Menzione d’onore al concorso
“Premio Osservatorio 2006”

PERSONAGGI:

L’ATTORE
LA MOGLIE


La scena è molto semplice: è un interno di una casa (ingresso o salotto o cucina) con tavolino, un paio di sedie e una poltrona. Comunque l’arredamento è a discrezione del regista.

Musica – La stanza è al buio. Entra in scena un uomo piacente, l’ATTORE, ben vestito, pettinato e curato. Luce su di lui.

ATTORE: Sapete qual è il colmo per un ATTORE? Fingere di fingere. E già perché cosa fa un ATTORE quando recita? Finge. Mette in scena una finzione. Quindi un ATTORE quando recita finge e quando finge di recitare finge di fingere. Lo so, sembra uno strano gioco di parole e per giunta senza un senso. Ora cercherò di spiegarvelo facendovi assistere ad un avvenimento che è reale, che non è finto come la finzione dell’ATTORE che quando recita finge. No. Questo è reale, è verità. Perché l’ATTORE quando non è ATTORE non recita e quindi non finge. Chiaro?
Un ATTORE che recita finge, ma un ATTORE che fa finta di recitare fa finta di fingere e perciò è reale, è verità. Smette di essere ATTORE e diventa nonATTORE, una negazione dell’ATTORE che in parole povere significa realtà.
La realtà è questa: io sono un ATTORE, per lo meno ci provo, che nella realtà fingo di essere un uomo distrutto. Finito, rovinato. Schiavo del gioco d’azzardo, delle amanti e del vino. Non perdendo di vista che questa è la mia realtà e che io, ATTORE, fingo di essere un uomo finito, significa che ciò che vedrete stasera è un avvenimento reale.

Semibuio – Musica.
L’ATTORE si volta di spalle per trasformarsi. Cambia atteggiamento. È scompigliato, camicia fuori dai pantaloni, si toglie le scarpe come se entrasse in casa senza voler fare rumore. È palesemente alticcio. La scena è semibuia ma si illumina quando entra la moglie come se accendesse la luce. La moglie è in vestaglia, evidentemente alterata per l’insonnia forzata. È notte fonda e lei è rimasta sveglia ad aspettarlo.

MOGLIE: Ah sei qui! Come al solito arrivi sempre in silenzio, come un gatto sornione. Che furbo che sei. Il tuo tanfo ti precede… Vedo che avete festeggiato anche stasera! Ottimi incassi allora…

ATTORE: (Parla sbiascicando le parole come fanno le persone ubriache) Macché. Uno schifo, amore mio… ma lo sai che il regista dopo lo spettacolo ci offre sempre un bicchierino di vinello… E non possiamo rifiutare…

MOGLIE: Uhhh! Lo so io dove lo manderei il tuo “regista” e il suo vinello.
Un bicchierino. Una botte vorrai dire. Ma lo vedi come ti riduci ogni serata che fai? (piagnucola) Mi vuoi proprio far diventare vedova così giovane? Perché mi fai questo?

ATTORE: Io? Io no. E poi cosa ti immischi tu? Mi sono fatto un mezzo litro e allora? Un uomo che lavora ci avrà diritto ben di farsi un goccetto ogni tanto…

MOGLIE: Ogni tanto? Ma tutte le notti torni conciato così… Io non ce la faccio più e piuttosto che piangerti da morto mi faccio i bagagli e ti pianto… Hai capito ti pianto! Me ne vado. (esce)

ATTORE: Sì, sì… vai, vai pure, chi se ne frega. (tira fuori della tasca una bottiglia di vino e beve)… Meglio, che se ne vada. Questa qui mi ha rovinato la vita, la carriera…(gridando) Capito? La vita mi hai rovinato… Se non era per te sai dov’ero io adesso… Lo sai??

MOGLIE: (rientrando) Come no. Allo Zelig Circus? A Hollywood!! Dove? Dov’eri? A Las Vegas?! Eh! Dove è finita la paga della scorsa settimana? Dove? Nel circolo del Cantino, a carte a donne e a vino. Io sono stufa... stufa; hai capito! Sai che ti dico, se devi morire sbrigati, muori… muori di subito. Muori di stenti. Muori di tumore. Muori di cirrosi… muori come ti pare ma muori.

ATTORE: (frastornato per le urla della MOGLIE e per il vino) eh… ssssss… muoio… muoio, ma stai zitta. Anzi, muoio adesso; sì, perché io mi ammazzo… vuoi vedere? Mi ammazzo… (si guarda intorno). Mi butto dalla finestra…

MOGLIE: Non te lo consiglio, stiamo al secondo piano al massimo di rompi la testa o ti spezzi le gambe!

ATTORE: Eh, hai ragione! (si guarda attorno)… Allora…. allora mi sparo! Sì mi sparo un colpo in bocca, anzi no. Mi sparo un colpo al petto… in bocca mi ci metto un cicchetto, così muoio contento.

MOGLIE: E bravo, ma devi prima scendere a comprare la pistola… Non abbiamo armi in casa. Siamo pacifisti; abbiamo partecipato a cortei su cortei contro le guerre e a favore del disarmo. Lo hai dimenticato?

ATTORE: E pure questo è vero… Allora… Ecco potrei provare con un coltello… Sì un coltellaccio da cucina con la lama appuntita. Onestamente mi dovrei prima ubriacare perché mi fa un poco impressione. Sai la lama che trapassa la carne, le ossa che si frantumano…(beve dalla bottiglia) Eh!

MOGLIE: Ancora ti devi ubriacare! Comunque non si può fare…

ATTORE: Non si può fare? E perché?

MOGLIE: Gli unici coltelli che teniamo in casa sono quelli da cucina. Nemmeno quelli da bistecca comperammo per via della punta affilata. Noi siamo pacifisti…

ATTORE e MOGLIE: Abbiamo fatto cortei su cortei…

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