domenica 23 gennaio 2011

Eduardo De Filippo: una commedia al mese - gennaio

Sabato, Domenica e Lunedì


Eduardo De Filippo








Di questo meraviglioso dramma voglio fare due recensioni: uno al testo teatrale scritto dal grande drammaturgo e l’altra alla messa in scena con Tony Servillo come protagonista e regista.



Premetto dicendo che di questo lavoro, purtroppo, non esiste nessuna versione registrata, niente dvd o altro video con Eduardo e la sua Compagnia, poiché i nastri andarono letteralmente “in fumo”, come afferma Andrea Camilleri in una preziosa testimonianza in cui l' autore, ex dirigente di viale Mazzini, ricostruisce la sparizione di “Sabato, domenica e lunedì”, “Sik Sik”, “Le voci di dentro”: “sì, la tv cancellò 3 commedie di Eduardo, io c' ero, i nastri registrati nel ' 62 furono riutilizzati per altri programmi”. In seguito Eduardo autorizzò le riprese di “Le voci di dentro e di Sik Sik”, ma si rifiutò, non si sa bene perché, di rifare “Sabato, domenica e lunedì”, sia in televisione sia in teatro per cui non esiste nessuna versione dell’opera con Eduardo interprete, per lo meno nessuna versione in circolazione.



Il Testo ovvero il libro

Il libro che io ho è edito dalla Einaudi, che ha pubblicato tutte le opere di Eduardo, sia singolarmente nella collana Collezione di Teatro, che le raccolte che il drammaturgo stesso a creato sotto il nome di: Le Cantate dei Giorni Dispari, in numero di tre, e La Cantata dei Giorni Pari.

“Sabato, domenica e lunedì” è inclusa nella Cantata dei Giorni Dispari.



Commedia in tre atti

I Personaggi
Peppino Priore

Rosa, moglie di Peppino

Giulianella, figlia

Rocco, figlio

Roberto, figlio

Antonio Piscopo, padre di Rosa

Amelia Priore, sorella di Peppino

Attilio, figlio di Amelia

Raffaele Priore, fratello di Peppino

Federico, amico di Rocco e fid. di Giulianella

Maria Carolina, moglie di Roberto

Luigi Ianniello, vicino

Elena, moglie di Luigi

Virginia, cameriera

Michele, fratello di Virginia

Dottor Cefercola

Catiello, sarto

Si contano ben 17 personaggi, tanti, verrebbe da dire, in realtà è una delle commedie con meno personaggi, a parte gli atti unici.

Che il numero 17 abbia portato male? Eduardo era superstizioso? Da Napoletano probabilmente sì, ma avrebbe potuto cambiare il numero dei personaggi! Chissà cosa lo portò a decidere di non mettere più in scena questo lavoro, ma non credo sia un caso che la decisione coincida col fatto che nel 1959 si separò dalla moglie, e con la tremenda disgrazia che lo colpì nel gennaio del 1960, quando morì sua figlia, per cui brutti ricordi accompagnarono la stesura dell’opera, e la distruzione nel 1962 da parte della RAI, ha decretato la sentenza della piece.

Personalmente ho curato la regia di questo dramma, messo in scena da una compagnia amatoriale, nel 2006, e l’ho apprezzata ancora più di prima.


Sabato, domenica e lunedì mette in scena il problema della incomunicabilità domestica. Eduardo descrive la coppia attempata sempre vissuta nel regno della rinuncia, la rinuncia al presente come possibilità di autentico incontro.

Scritta nel 1959 questa commedia mette in risalto la trasformazione dei rapporti generazionali dell’epoca che nel romanzo famigliare di Eduardo diviene motore di crescita per tutti, attraverso la difficile soluzione del dialogo.

Vivere in una grande famiglia, ben tre generazioni convivono sotto il protettivo tetto paterno, in cui la quotidianità è fondata su cose non dette e sulle rinunzie, non basta a vincere la solitudine, anzi a volte può provocare un forte senso di isolamento. Solo lo scambio di opinioni può aiutare ad avvicinare gli uni agli altri. È intensamente rappresentato la tragedia personale dell’autore che nel 1959 appunto, si separa dalla moglie.


La morale è racchiusa nel dramma e viene svelata da vari personaggi ma per dirla con le parole di Eduardo:<<… c’è una anticipazione dell’avvento del divorzio…, c’è una fusione di finti rapporti cordiali in una famiglia in cui convivono tre generazioni: nonno, figli, nipoti, ma dietro la facciata bonaria si avverte un ammonimento a tutti i coniugi che non vanno d’accordo: spiegatevi, chiaritevi i vostri dubbi, i vostri tormenti. Alla fine della commedia non c’è chi non comprenda che soltanto l’amore può tenere insieme due esseri. Non certo il matrimonio e nemmeno i figli>>.

Il dolore del sospetto, il tarlo della gelosia, l’insofferenza di una quotidianità, tranquilla e comoda sì, ma banale e noiosa, sono i veri protagonisti trasmutati nei relativi personaggi, a ciascuno il suo. Peppino, Rosa, i figli, Amelia, rappresentano fino all’estremo della propria esistenza i suddetti sentimenti. Nel 1959 tutto muta, il mondo sta cambiando, il boom economico, il benessere, il sapere, le nuove culture, l’apertura mentale e sociale, sono le cause che portano al disfacimento di un equilibrio famigliare già fragile e pericolante. Ma il bello di questo lavoro è che ha un lieto fine, stranamente, dato che i drammi di Eduardo, seppure intrisi di ironia, lasciano tutti l’amaro in bocca. Quindi si trasforma in commedia e questa trasformazione, questa metamorfosi del grigio bozzolo che diviene lucente farfalla è la speranza. Eduardo ha messo un pizzico di speranza, la speranza della salvezza per questa sua famiglia finta e per quella vera che si stava di fatto sgretolando.

Ovviamente tutta la storia è arricchita da eventi tipici della napoletaneità, episodi di vita quotidiana: ‘o ‘rraù con la ‘nnecchia che solo a Napoli sanno fare, Michele che si fa rapare completamente comme a nu cinese, Antonio fissato con la stiratura dei cappelli e va cercanno sempe ‘a furnacella calda, e ancora Zia Memé che s’atteggia a donna moderna che tutto capisce lei e tutto sa lei, Raffaele con la sua passione per la commedia dell’arte e Pulecenella, e così via.

Accadimenti che fanno sorridere e ridere, ma che riportano sempre una morale di vita, la personale concezione di Eduardo De Filippo.



La Visione di Servillo ovvero la messa in scena.



Di questa messa in scena esiste un dvd a cura della regia di Paolo Sorrentino, che io fortunatamente possiedo! Ottime entrambe le regie, teatrale e televisiva.

Servillo dirige e porta in tournee questo lavoro di Eduardo da 2002 al 2006, credo, toccando le piazze di tutta Italia, e io, e chi come me ama Eduardo, non può che ringraziarlo.

Le scene sono state riprese in teatro, lasciando all’opera il fascino della rappresentazione dal vivo.





Gli Interpreti Principali

Tony Servillo

Anna Bonaiuto

Betty Pedrazzi

Francesco Silvestri

Ginestra Paladino

Antonello Cossia

Alessandra D’Elia

Mariella Losardo

Ecc…



Per me, che conosco abbastanza il testo, è stato come rileggerlo attraverso le loro voci, sentire i sentimenti dei personaggi interpretati dagli attori, che ad un certo punto hanno smesso di essere attori e sono diventati i personaggi. Bravissimi i due protagonisti. La versione rappresentata è fedele al testo, le scene, le pause, i gesti, persino gli sguardi, sembra di essere lì, in quella grande casa patronale, in casa Priore, con Peppino e Rosa, con i loro famigliari e i loro drammi esistenziali.

Consiglio agli amanti di Eduardo di prendere questo video, perché credo che allo stesso autore sarebbe piaciuta la messa in scena di Servillo e la sua magistrale interpretazione. Cosa che non si può dire della versione cinematografica con il figlio Luca De Filippo e Sofia Loren, bravissimi anche loro certo, ma infedele al testo la recitazione, Eduardo, pur avendo autorizzato alla registrazione, non volle essere presente durante le riprese e non approvò la versione della regista Wertmuller.

martedì 18 gennaio 2011

Come un Toro in Mezzo al Petto

Come un toro in mezzo al petto


Di Andrea Asti





“L'ultima pagina che hai letto

È stata un toro in mezzo al petto

Ma stai tranquilla non è niente

È solo vita che entra dentro”

Negrita – Hemingway







Questo libro ha 129 pagine, è edito dalla 0111 Edizioni ed è in formato cartaceo, e in e-book, per chi fosse interessato, recuperabile dal sito della casa editrice:

www.0111edizioni.com

www.ilclubdeilettori.com



Tratta di un tema impegnativo, importante e scomodo: la diversità.

Per dirla con le parole dell’autore:



“Siamo diversi e spesso trattati come tali. Allontanati dalla normalità e

pugnalati da ogni sguardo; fenomeni da circo; oggetto di incuriosite

attenzioni; bersaglio di scherno da parte di giovani arroganti e falsi

portatori di verità.

Ma noi siamo qua e non è chiudendo gli occhi che ci cancellerete da

questa terra. Qualcuno cade, qualcuno muore, qualcuno si arrende; ma

siamo sempre e comunque qua, a rivendicare dignità e rispetto con una

rabbia e una voglia di vita che non potrete mai scalfire. Noi, i diversi,

lotteremo fino allo stremo per ottenere quel posto nel mondo che

dovrebbe essere nostro di diritto, ma che voi, normali, avete paura di

concederci.

Noi, i diversi, non ci sposteremo dalla vostra visuale, ma continueremo

a ferire i vostri sensi e a destabilizzare quella vostra falsa sicurezza di

una vita finta e perfetta.

Continueremo a morire, a subire umiliazioni, a piangere sangue e a

urlare in silenzio; ma noi, diversi, dalle palle non ci toglieremo mai!”



Sì, l’autore scrive in prima persona. L’autore Andrea Asti parla, pensa e vive la vita del protagonista Lorenzo Lorenzi, che altro non è che un riflesso di se stesso.

Un autore giovane, stimolante e sincero.

La storia di Lorenzo è una crudele burla. Lui è un bel giovane torinese, pieno di vita, di amici, amante del calcio, appassionato e ottimo giocatore, una importantissima pedina per la sua squadra, sfegatato tifoso della Juventus. Un ragazzo come tanti altri, che vive una vita piena e spensierata ricca di aspettative, ma senza futuro, o perlomeno con un futuro diverso, inimmaginabile, devastante. Lorenzo scopre di essere affetto da scoliosi multipla.



“Difficile stabilire quale fu l'inizio vero e proprio. Il momento da fissare

nella memoria per stabilire una data in cui iniziò il calvario.

Si può individuare un periodo, forse, ma non un giorno sul calendario

da cerchiare in rosso e far vedere agli amici dicendo ecco, da questo

giorno io non sono più stato lo stesso.

Il primo e più nitido ricordo di quel periodo è legato a una partita di

calcetto. Una delle tante che un qualunque ragazzo intorno ai vent'anni

gioca abitualmente con i suoi amici.

Ricordo che alla gamba sinistra avevo già avuto, nei giorni precedenti,

formicolii e leggere scosse che qualunque ragazzo intorno ai vent'anni

non cataloga sicuramente come un segnale preoccupante. Perché

qualunque ragazzo intorno ai vent'anni si considera giustamente, e

beatamente, indistruttibile, se non addirittura immortale.”



Immortale, certamente inattaccabile da niente e nessuno, è questo il potere della gioventù, l’invulnerabilità. Ma cos’è esattamente questa malattia?



“Dopo circa un anno arrivò la sentenza: sclerosi multipla nella forma

recidivante-remittente. La più comune, agli esordi; la meno prevedibile

negli sviluppi.

Il senso di stanchezza sempre più opprimente, la gamba che cedeva

all'improvviso quando sollecitata in modo particolare, il formicolio alla

mano sinistra, i primi problemi intestinali; ora tutto aveva una

spiegazione, un nome, una collocazione in un quadro clinico che

avrebbe continuato ad avere delle zone d'ombra, ma che poteva essere

ricondotto a una malattia ben specifica: sclerosi multipla!

Al momento della diagnosi, poco più di cinque anni fa, ero a pochi

giorni dal compimento del mio ventunesimo di vita.”



Un evento incontrollabile arriva come un ombra a distruggere tutti i sogni e le aspettative di un ragazzo e della sua famiglia.

Non voglio aggiungere altro alla trama, che vi assicuro, è davvero toccante e fa molto riflettere, ma voglio passare a parlare del libro da un punto di vista letterario.

Andrea Asti ha una scrittura giovane, davvero accattivante e per niente scontata. È sempre stimolante e piacevole. Il linguaggio diretto, schietto e spudorato danno al testo la leggerezza necessaria ad attutire la durezza del contenuto. Scritto molto bene anche sotto il profilo linguistico. L’autore armonizza in maniera magistrale le parti pensate con quelle dialogate, intreccia abilmente sentimenti cinici e autodistruttivi del protagonista con quelli positivi e affettuosi di coloro che lo amano, dipingendo un personaggio burbero, scontroso, arrabbiato ed incattivito dalla sua malattia, ma tremendamente affascinante e intrigante. Non ho potuto fare a meno di amarlo, non per la sciagura capitatagli, ma per la sua personalità, il suo macabro e difficile senso dello humor, la sua voglia di amore e di amare.

Concludo invitandovi a leggerlo, perché questo è davvero un bel libro, e scritto così bene da un giovanissimo autore, che merita davvero.



“Bentornata a Cuba, giugno placherà i tuoi nervi. C'è una barca pronta,

dietro a un'altra pagina. Sfoga la tua rabbia nella rabbia dell'oceano,

forse c'è una spiaggia dietro a un'altra pagina. Ma come può accaderti

questo? Decolli a bordo del tuo letto. Stai tranquilla non è niente è solo

vita che entra dentro, il fuoco che ti brucia il sangue, quella è l'anima.

Può anche non piacerti il mondo o forse a lui non piaci te, comunque

questa è un'altra storia questo è Hemingway. A Barcellona un uomo

svelto fruga tra i ricordi. Dietro la schiena il suolo e non capisce

perché è lì L'arena è tutta in piedi non si muove un filo d'aria. Sa di

tequila e sale e di dolore andarsene… L'ultima pagina che hai letto è

stata un toro in mezzo al petto. Ma stai tranquilla non è niente è solo

vita che entra dentro il fuoco che ti brucia il sangue, quella è l'anima.

Può anche non piacerti il mondo o forse a lui non piaci te comunque

questa è un'altra storia. Questo è Hemingway. Questo è Hemingway.”

(Negrita — Hemingway)

martedì 11 gennaio 2011

Eugenio Barba - Memorabile Incontro

LABORATORIO TEORICO/PRATICO SULL’ATTORE CON EUGENIO BARBA  E JULIA VARLEY - ODIN TEATRET.
Marsciano 2010

Avrei voluto incontrare Pirandello, ma ho potuto visitare solo la sua casa di Agrigento. Avrei voluto stringere la mano di Eduardo, ma posso solo visitare la sua Napoli Milionaria, ma non dispero. Un grande del teatro mondiale l'ho incontrato e non solo: Eugenio Barba, definito l'utimo grande maestro
occidentale vivente!

Voce suadente, eccellente oratore, grande anima generosa!



Definire il laboratorio costruttivo è limitativo, ovviamente ci sarebbero centinaia di altri aggettivi che potrei usare, ma fra i tanti preferisco ‘costruttivo’.

Costruire, istruire insieme è stato ciò che durante il breve, ma intenso, percorso i due maestri hanno fatto. Hanno condiviso con noi le loro conoscenze, ma soprattutto le loro esperienze di vita che è stata intensa e appunto costruttiva per loro stessi e per gli altri.

Questa esperienza, l’incontro con un artista poliedrico e generoso come Barba mi ha regalato molte emozioni e incipriate di conoscenze stimolando la mia curiosità ad approfondirle e a migliorarle. Il laboratorio a mio giudizio quindi, è stato molto più che soddisfacente, da rifare appena possibile!