martedì 21 dicembre 2010

Festival di Regia Internazionale Fantasio Piccoli 2010

A Mesagne le selezioni per il festival internazionale di regia teatrale

Scritto da Giuseppe Messe il 27 ottobre 2010 –

Tornano anche quest’anno le selezioni territoriali di Puglia per il Festival Internazionale di Regia Teatrale, premio “G. Corradini” e premio “F. Piccoli” Trento. Il festival, giunto ormai alla XIII edizione, è nato con lo scopo di stimolare sempre nuovi talenti registici in campo teatrale. Attualmente è strutturato in 12 sedi territoriali nazionali e 6 sedi territoriali estere, in Germania, Francia e Spagna. Nelle sedi territoriali si svolgono le selezioni che daranno accesso prima alla finale nazionale che si terrà a Genova e in seguito alla finale internazionale a Trento.



Sono sei i registi che a dicembre si contenderanno il diritto di accedere alla finale nazionale di Genova e successivamente alla finale internazionale di Trento: Alfonso Piccirillo di Pietramontecorvino (Foggia), Osvaldo Angelillo di Gioia del Colle (Bari), Federico Passariello jr di Taranto, Maria Adele Popolo di Nova Siri (Matera), Enrica D’Alò di Donnici Sup. (Cosenza), Virgino Gallo di Amantea (Cosenza).

Il tema che quest’anno i registi sono chiamati a mettere in scena, nel tempo assegnato di 18 minuti, è “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare.

Le selezioni si svolgeranno alle ore 19.30 il 28 ottobre e il giorno dopo alle ore 21.00 presso il Teatro Comunale di Mesagne. Il 30 Ottobre, con inizio alle ore 20.00, la serata di premiazione sarà preceduta da uno spettacolo presentato dall’A. C. “Theatralia”: “Tango, Monsieur?” di Aldo Lo Castro.

Con il coordinamento di Cesare Pasimeni, anche altre associazioni sono attualmente impegnate nella fase organizzativa del festival: “Meridiani Perduti” di Brindisi, “Misciagni Nuestru”, “Schegge d’Ortaet” di Bari.

Importante l’apporto ed il sostegno dell’assessorato Cultura e Spettacolo. Oltre a Mesagne hanno concesso il loro patrocinio la Regione Puglia, l’Università del Salento, dipartimento Lingue e Letterature Straniere e il Teatro Pubblico Pugliese. Va registrato anche il positivo interessamento della Federazione Italiana Teatro Amatori.

È in fase organizzativa anche la partecipazione di giovani studenti delle scuole superiori, con la creazione di apposita giuria che assegnerà un suo specifico “Premio”. La “giuria tecnica” che sceglierà il regista vincitore della selezione, vedrà la partecipazione di rappresentanti del mondo teatrale e culturale. L’ingresso al pubblico sarà libero.

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lunedì 13 dicembre 2010

Altri Sogni 02 è in vendita!!!

Altri Sogni 02 è online. Lo trovate qui:

http://www.dbooks.it/libreria/scheda/81/9/fantasy-e-fantascienza/altrisogni-02.html

È finalmente uscito il secondo numero di Altrisogni, magazine digitale dedicato alla narrativa di fantascienza, horror e weird italiana. Aprono le danze le Notizie, con novità dal panorama editoriale nostrano, riconoscimenti di talenti, nuove pubblicazioni e occasioni per scrittori. La redazione di Altrisogni ha intervistato per questo numero Adriano Barone, narratore eclettico, sceneggiatore di fumetti ma anche scrittore, autore del romanzo Il ghigno di Arlecchino, pubblicato nella collana Wyrd di Asengard Edizioni. Successivamente troviamo la prima puntata di un vasto articolo di approfondimento sulle tecniche di scrittura per i racconti fantastici dei generi trattati da Altrisogni, con consigli, esempi ed errori da evitare. Completano la rivista le Recensioni di sei volumi di narrativa italiana e le Suggestioni su fonti di ispirazione e strumenti per i nostri autori. La novità del secondo numero di Altrisogni è la nuova procedura per inviare i racconti in visione alla redazione.


Altrisogni cresce e si amplia: i racconti del secondo numero passano da otto a dieci, tutti inediti. Gli autori sono Francesca Angelinelli, Valentino G. Colapinto, Matteo Cortini in coppia con Leonardo Moretti, Mirko Dadich, Riccardo Falcetta, Anna Giraldo, Gabriele Lattanzio, Alfredo Mogavero, Maria Adele Popolo e Tanja Sartori. La copertina e i disegni interni sono realizzati dal valente Ettore Biondo.



La rivista

Altrisogni è una rivista digitale dedicata alla narrativa fantastica. Si occupa di fantascienza, horror e weird. Composta da una parte redazionale e una letteraria, propone articoli di approfondimento e interviste ad autori, notizie, recensioni e suggestioni. Pubblica racconti inediti lunghi fino a 35.000 battute, di autori italiani esordienti o affermati. La copertina e le immagini a corredo dei racconti sono realizzate da illustratori italiani.

Per informazioni, contatti o per proporre materiale illustrativo e racconti, è possibile raggiungere la redazione all’indirizzo email altrisogni@dbooks.it



Acquistando la rivista si ottengono tre diversi formati di file

- un file PDF con tutto il magazine dalla prima all’ultima pagina, leggibile tramite PC, portatile o tablet

- due file ePub per smartphone e lettori ebook contenenti tutti i racconti e i principali articoli della rivista.

- due file Mobipocket per smartphone e lettori ebook contenenti tutti i racconti e i principali articoli della rivista.



In questo numero

- Altrisogni intervista Adriano Barone, autore di Carni (e)strane(e) e Il ghigno di Arlecchino

- Approfondimento: cosa fare o cosa non fare per scrivere racconti horror, sci-fi e weird efficaci

- La nuova procedura per inviare i racconti alla redazione



Racconti brevi

- La venuta, di Matteo Cortini e Leonardo Moretti

- Succo di vita, di Maria Adele Popolo

- La stanza di Miku, di Tanja Sartori

- Rosso, di Mirko Dadich

- Errore di valutazione, di Francesca Angelinelli



Racconti lunghi

- Il cerchio, di Anna Giraldo

- La morte sa leggere, di Valentino G. Colapinto

- Di amore e di morte (la ballata del mezzosangue), di Gabriele Lattanzio

- Limbo, di Riccardo Falcetta

- Le notti in giardino, di Alfredo Mogavero



...e in aggiunta, novità, recensioni, suggestioni.

giovedì 9 dicembre 2010

Come Artemisia



Gli otto racconti contenuti in questa raccolta sono diversi per contenutoe genere, ma in qualche modo collegati tra loro da fili diuna memoria antica e fantastica, dove la realtà e i sogni si confondonoe si amalgamano. Come l’artemisia genera l’assenziodorato esalante fumo assuefacente, così la memoria da ricordiannebbiati riporta alla luce fantastiche chimere. Ognuno dei raccontiè figlio sia dell’immaginario, sia del vero, come del resto lo è l’uomo.
“Come Artemisia” è la prima pubblicazione.
Tra i racconti inclusi in questo volume:“Il Lago”, premiato al concorso letterario “Moicarte 2006”, selezionato al concorso “Trifolium 2008” e pubblicato in una raccolta di autori vari acura della Caravaggio Editore; “Soffi di Terra”, premiato al concorso letterario“Moicarte 2007”; “Vico degli Ebrei”, segnalato al concorso di artivarie “Corti Nosce 2007”.

Per acquistarlo contattatemi:

mariadelepopolo@teletu.it


domenica 5 dicembre 2010

Invictus "Invincibile"

A tutte le anime perse, che possano ritrovare la speranza!


Invictus



Dal profondo della notte che mi avvolge,

buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,

ringrazio gli dei chiunque essi siano

per l’indomabile anima mia.



Nella feroce morsa delle circostanze

non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.

Sotto i colpi d’ascia della sorte

il mio capo è sanguinante, ma indomito.



Oltre questo luogo di collera e lacrime

incombe solo l’Orrore delle ombre,

eppure la minaccia degli anni

mi trova, e mi troverà, senza paura.



Non importa quanto sia stretta la porta,

quanto piena di castighi la vita.

Io sono il padrone del mio destino:

io sono il capitano della mia anima.






La poesia, del poeta inglese William Ernest Henley (1849-1903) da il titolo al film su Mandela, "L’invincibile" di Clint Eastwood. Viene infatti usata da Nelson Mandela prima per se stesso allo scopo di alleviare gli anni della sua prigionia durante l’apartheid, e poi per incoraggiare il capitano della squadra sudafricana di rugby François Pienaar.






sabato 4 dicembre 2010

L'uomo dal Campanello d'Oro

L’uomo dal campanello d’oro


di Lavinia Scolari



Libro d’esordio della Scolari. Genere Fantasy.

Descrizione del libro: C'era un tempo in cui le creature del mito popolavano le Stanze del Mondo, finché il Tempo stesso non le sommerse, addormentandole. Ma il tintinnio di un campanello le ha risvegliate e il Signore del Caduceo ha sollevato il capo. Quattro ragazzi si scontrano con un altrove di cui il mondo è solo un riflesso. Nel susseguirsi delle voci narranti, il viaggio tra mito e sogno li porterà a varcare la soglia della loro stessa comprensione, a scoprire di non essere mai stati quelli che credevano. E sullo sfondo un uomo silenzioso guarda tutto e attende, lasciando oscillare il suo campanello d'oro.



“Verrà qualcuno questa notte, qualcuno che aspetto da tempo. Me lo ha

sussurrato il vento che ha corso sulla spuma dei flutti sino al mio

orecchio. Mi è stato ordinato di condurlo qui, sulla soglia del mare,

perché si risvegli.

Ho sollevato la mano fendendo l’aria di cristallo: solo allora il vento ha

taciuto i suoi segreti e il mare si è assopito, ma io ne posso sentire

ancora i chiassosi ruggiti.

Il cielo si vela di nubi rarefatte. Che nessun astro risplenda in questa

notte nera, e nessuna luce mostri la via a chi l’ha perduta.

Sono in attesa.

Presto ti desterai dal tuo sonno e verrai da me.”



Così inizia questo libro, con una scrittura antica, ritmata, cadenzata come le onde del mare. Una scrittura poetica e simile ai canti greci e a questo il libro tende a somigliare, un poema.

Devo ammetterlo la descrizione del libro e l’inizio mi piacciono molto e continuando a leggere anche le successive pagine, lo stile e la scrittura, ottimi. L’autrice è molto talentuosa non ci sono dubbi. Continuo a leggere affascinata dalla intrigata trama e dai personaggi misteriosi e accattivanti. Soprattutto mi piace l’idea dell’io pensante, se così si può definire, ogni personaggio parla in prima persona e parla pensando. Sono i loro pensieri ad arrivare al lettore, attraverso una sorta di copione teatrale, perciò mi piace, e penso anche che sarebbe davvero interessante mettere in scena questo lavoro. Chissà! Leggo i pensieri degli attori, conosco la loro personale trasposizione della realtà, una sorta di proiezioni geometriche tridimensionali di ciò che vedono, di chi incontrano e di come vivono diversamente le stesse azioni. Personaggi fantastici, una sorta di chimere tra uomini del presente e miti del passato. Il libro da Fantasy trasmuta in Mitologico!

I protagonisti si ritrovano ad un crocevia, un incrocio formato da quattro vie che convergono in un unico punto, formando quattro angoli retti. Si incontrano, si riconoscono, si uniscono pronti ad affrontare il mondo.

Incontreranno la maga Circe e I Signori del Sonno, Morfeo e Fantaso. Incontreranno loro stessi di un tempo passato di cui rappresentano il riflesso: Leandro, Ero, Cassandra, Glauco… Chi conosce i poemi mitologici saprà bene chi sono. Io sono appassionata di mitologia, quindi lo so chi sono. Non ho problemi a leggere e a riconoscere le loro storie, ma una domanda sorge spontanea, perché proprio loro? Di sicuro ce ne sono di miti più noti alla massa. Comunque credo fermamente nel fatto che l’autrice sa il fatto suo e ci spiegherà anche il perché della scelta… proseguendo nella lettura.

Torno ai ragazzi.

Quattro ragazzi, tutti con un passato antico e sconosciuto, dimenticato, meglio dire addormentato dal Signore del Sonno e dal Signore del Tempo, un passato mitico assopito in un recesso della loro anima, in una stanza del tempo passato chiusa e nascosta e separata dalla stanza del tempo attuale a creare l’equilibrio che governa il mondo. Qualcosa o qualcuno ha però deciso di rompere questo equilibrio, di risvegliare i miti dormienti, di riaprire la stanza del tempo e soprattutto di impossessarsi del potere del Signore del tempo. A questo punto la voglia di arrivare in fondo è tanta, anche se seguire i pensieri dei protagonisti comincia ad essere piuttosto pesante, ma vado avanti tanto il libro è corto.

Il libro da Mitologico trasmuta in Giallo, un personaggio misterioso, ambizioso e malvagio si aggira tra le pagine del libro, ma chi è?

Finalmente, dopo avere sospettato di Nereo, di Morfeo, di Fantaso, di Circe, di tutti i vari personaggi che da quel crocicchio sono scaturiti, la matassa si dipana quando scopro che il “cattivo” è un dio dell’antica Grecia, che mai avrei sospettato, data la sua fama di dio bello e che non porta pena! Il dio messaggero, Ermete è lui che è riuscito a rubare al signore del tempo il campanello d’oro, arnese magico in grado di risvegliare i miti. Con tale campanello egli ha soggiogato potenti creature come Circe e Fantaso che lo hanno aiutato a convogliare i ragazzi al crocicchio senza tempo e condurli al punto d’incontro finale: l’Antro.

Mi fermo un attimo, c’è qualcosa che mi sono persa… o mi sono persa io tra le pagine di questo libro. Perché Ermete? La presenza dei signori del sonno è chiarissima, ma Ermete? Perché lui? Torno indietro di una decina di pagine e rileggo tutto. Non è chiaro. Forse andando avanti si chiarirà il motivo di alcune scelte fatte dall’autrice. Una autrice così attenta e brava, preparata e colta, indubbiamente, come queste pagine dimostrano, deve avere avuto un motivo per avere fatto alcune determinate scelte.

Continuo a leggere e incontro Iride, altra complice di Ermete, eletta a custode delle lacrime di zircone tolte ai miti risvegliati. Iride, però, tradisce Ermete alleandosi nascostamente con il Signore del tempo, il vero signore del campanello d’oro il quale compare alla fine mettendo tutto al suo posto: distrugge Ermete, riconquistando il campanello con il quale lo rimanda nel sonno eterno così pure i miti risvegliati, ad eccezione di Cassandra, che rimane a vivere nello stesso spazio temporale di Fantaso, Morfeo e Iride, una sorta di spazio descrivibile come lo spazio dei sogni.

Possiamo dire tutto è bene quel che finisce bene.

A questo punto il libro finisce, certo non ho descritto tutto quello che è il contenuto, anche perché non è facile farlo. Il libro è davvero strano. Bello e strano, ma a mio avviso, lascia molti punti interrogativi, almeno a me, il più importante è: ma qual è il messaggio? Cioè di cosa realmente parla questo libro? Del tempo che scorre inesorabile e ai voglia a volerlo governare, se neppure Ermete e tutte le divinità ci sono riusciti? Della perdita della cultura, della mancanza di passione per la mitologia?

Della continua ricerca del divino in ognuno di noi? Della speranza che ci sia da qualche parte del nostro corpo mortale, anche in una minuscola cellula, in un fugace riflesso di immagine negli occhi, in un lontano pensiero, una speranza di immortalità.

Se questo libro mi ha dato lo spunto per tutte queste riflessioni non mi resta che dire che Lavinia Scolari ha raggiunto il suo scopo, almeno con me, ma la curiosità del perché certe scelte mi è rimasta.

Comunque bel lavoro. Complimenti.

venerdì 3 dicembre 2010

martedì 30 novembre 2010

Altri Sogni 2: Microintervista a Maria Adele Popolo

http://www.facebook.com/profile.php?id=100000098578531#!/note.php?note_id=168811496485183&id=100001201359731


Realizzando il secondo numero di Altrisogni abbiamo imparato a conoscere un'autrice interessante che ha saputo unire una narrativa sottilmente tetra alle tradizioni agresti della nostra Italia, fatte di sapori e di riti la cui origine affonda nei tempi più remoti. È Maria Adele Popolo, protagonista di questa micro-intervista.
Altrisogni: L'horror che caratterizza il tuo racconto è sottile e contenuto, eppure presente con un retrogusto preciso. Ti piace questo approccio nella narrativa di genere?

Maria Adele Popolo: Sì, mi piace sia scriverlo che leggerlo. Il genere horror che preferisco è quello privo di scene truculente, di mostri deformi, zombie o assurde creature, anche se ammiro chi è capace di crearle, preferisco più horror psicopatici, se così si può dire.


A.: Ti occupi di teatro e scrittura: è un connubio vincente, per te?


M. A. P.: Il teatro è scrittura. Senza un copione non c'è teatro e il copione è un testo di scrittura meravigliosamente mutevole. Il bello del teatro è che la scrittura cambia con esso, o viceversa. Sì il connubio è vincente, credo che scrivere un copione, scrivere un racconto, un romanzo, sia la stessa cosa. Lo scrittore è prima attore, personaggio, protagonista, antagonista, e dopo è autore. Sinceramente in ogni mio scritto c'è un po' di teatralità.

A.: Come sviluppi le trame delle tue storie? Che metodo segui?


M. A. P.: Non ho mai pensato al metodo, forse non ne ho uno. A volte parto da un piccolo fatto: un oggetto, una parola detta lì per lì, una persona incontrata per caso. A volte, per le storie più articolate, mi rifaccio ad alcuni avvenimenti reali, che amo trasfigurare, mascherare, deformare, fino a renderle nuove, assurde e, lo confesso, il più ermetiche possibile!



E tutto quello che ha detto possiamo davvero ritrovarlo nelle parole ricercate del suo Succo di vita, sul numero 2 di Altrisogni. Grazie a Maria Adele e... ci vediamo tra le nostre pagine e qui su FB.





giovedì 25 novembre 2010

U.I.L.T. Basilicata

Unione Italiana Libero Teatro
Basilicata

Il 30 aprile 2010 è nata la UILT Basilicata
espressione in Regione della Federazione Nazionale.


basilicata@uilt.it

Presidente: Davide Di Prima

Direttore Centro Studi: Maria Adele Popolo


Un Caso

Un Caso




Concetto Strano



L’inizio, con il trillo del telefono mentre il protagonista è “immerso in un sonno grave e appiccicoso” mi ha subito fatto pensare:<< ecco ci siamo… un altro aspirante Camilleri con un altrettanto aspirante Montalbano!>>

Per fortuna sono andata oltre, lo avrei fatto comunque, poiché quando comincio a leggere un libro, difficilmente lo mollo, e tanto meno alle prime due righe.

Mentre procedevo nella lettura ho smesso di pensare a Montalbano e al suo creatore, e ho cominciato a entrare nella storia e a conoscere il protagonista, del quale il nome è solamente citato e nemmeno te lo ricordi, ma non ha alcuna importanza come si chiami, quello che importa è che riesce a coinvolgerti nella sua vita.

Un emigrato al Sud a causa del suo lavoro: è un magistrato, più per vocazione che per professione, che ama la verità, di cui è costantemente alla ricerca, e crede nella giustizia, che cerca di applicare.

Su di lui ho cambiato opinione più volte: un uomo tutto d’un pezzo, che mostra fermezza e risolutezza; un uomo duro, spietato e senza cuore; un uomo alienato, privo di affetti e perciò incapace di darne; un uomo ambiguo, infedele e subdolo; un uomo incerto, ossessionato dalla continua ricerca dell’esistenza di dio, una ricerca che egli stesso aberra, ma che porta avanti, incessantemente, in ogni cosa e in ogni incontro e in ogni discorso egli faccia; un uomo solo, in una terra straniera, ma forse solo ovunque vada; un uomo con tutte le debolezze e le convinzioni e i sogni e le delusioni di un uomo.

L’autore scrive in prima persona, dando al protagonista tutta la resonsabilità della storia che gira attorno a lui in una ordinata sequenza di eventi oggettivi: il caso di omicidio da risolvere, le varie donne con cui egli ha a che fare, le incombenze d’ufficio e i rapporti con i colleghi di lavoro, l’imminente trasferimento e il dolente rimpatrio nella sua terra natia, il profondo nord! Questi avvenimenti si intrecciano, in un perfetto ordine circolare, ad avvenimenti soggettivi e molto intimi del protagonista-autore: l’esistenza di un dio e l’ingiustizia divina, qualora un dio esista, l’eterna ricerca della verità e della giustizia anche nelle più spicciole questioni di vita quotidiana, il suo modo di approcciare il mondo reale, che sfugge spesso alienandosi e rifugiandosi in paradossali visioni di un mondo antico e mistico, costellato di divinità pagane e mitici personaggi ellenici. Sarà perché si trova nella antica Magna Grecia tra ruderi e pietre a dir poco ataviche e ne subisce l’incanto? Forse, e di certo è così, questi luoghi, questa terra, questo mare, lo avvicinano a una sfera celeste, una dimensione divina che egli tenta di sfuggire, ma che gli permettono di vedere la realtà con ottica diversa, con una prospettiva sfaccettata, fatta di diversi piani e diverse sfumature.

Mi è piaciuto questo personaggio, la sua ostinazione nel suo credo, la sua volontà e il suo mettersi in discussione, i suoi errori e le sue cervellotiche digressioni dal “caso”, che diviene fatto marginale, e la storia non poteva concludersi che col messaggio ultimo che egli lascia al lettore, una mancanza totale di speranza. Le due dee superstiti che lui tanto onora e ammira, Giustizia e Verità, sono solo due statue di marmo, poste nei Palazzi di Giustizia di una qualsiasi città di una qualsiasi regione, e “il caso” di cui si occupa e che, come tanti altri, viene archiviato, e poi magari riaperto e poi ancora rinviato a giudizio e così via, è solo uno dei tanti stipati ad ammuffire negli archivi dei Palazzi, e i cui attori, vittime e carnefici, rappresentano solo “UN CASO”.






domenica 21 novembre 2010

Budapest, la coraggiosa!

Così l’ho vista. Coraggiosa! Un viaggio breve di tre giorni ma intensi, vissuti tra le strade della città e le rive insanguinate del Danubio, tra i ponti imponenti che collegano Buda a Pest e i mercati coperti, ricchi di bancarelle colme di frutta, salumi e paprika. Coraggiosa Budapest tante volte crollata sotto la forza dei conquistatori e tante volte risorta. Il coraggio però si trova negli occhi dei suoi abitanti, che cercano di uscire dalle reti del passato industriandosi in mille lavori, tutti mal retribuiti, ma ugualmente validi per nobilitare l’intero paese. Così anche le giovanissime ragazze che si esibiscono in una vetrina di un night club, ubicato di fronte al nostro albergo, per adescare clienti , svolgono un lavoro nobile o comunque con uno scopo nobile.


Di giorno, ci spiega la nostra guida, ungherese d.o.c., sono normalissime ragazze che vanno a scuola oppure svolgono altri lavori.

Qui tutti fanno mille lavori diversi, negli occhi di tutti c’è la speranza. Italiani? Gli occhi si spalancano ammirati e desiderosi della dolce vita italiana. Penso al nostro dopoguerra, al nostro dopo dittatura, io non c’ero, ma erano così gli occhi dei ragazzi all’arrivo degli americani, erano così gli occhi di mia madre.

Ecco è questo il coraggio che ho visto nella bella Budapest. Coraggio che si evidenzia ancora di più visitando la città, vedendo i resti delle varie civiltà che nel corso dei secoli sono passati di qui.

La Budapest attuale è sorta nel 1873 con l’unione di Pest, la pianeggiante e Buda, la collinosa, e così sono sorti i nove imponenti ponti che collegano le due parti della città. Buda, la parte più antica, raccoglie un vero patrimonio culturale di interesse mondiale come la fortezza del palazzo reale, la bellissima chiesa di Mattia, la collina di S. Gerardo, la cittadella. Il primo ponte costruito, il ponte delle catene, è il simbolo della città, ma molto visitato è anche il ponte Elisabeth, dedicato alla famosa Sissi di Austria, regina di Ungheria all’epoca del dominio Austriaco.

Visitare Buda, fuori dalle mura della fortezza reale, fra le stradine significa trovarsi un po’ in Turchia, l’impronta di 150 anni di dominio turco è indelebile, e il vapore che si innalza al cielo in questa cittadella ci indica le posizioni dei bagni turchi, rinomati in tutto il mondo. Seguiamo la scia del vapore e ci troviamo di fronte ad una costruzione turca, con tetto a cupola colorato e con sovrastante la tipica mezzaluna.

Ci ricorda che è qui che è sepolto l’ultimo imperatore turco Gul Baba e la sua tomba è luogo di pellegrinaggio per i musulmani.

Questa è Buda un collage di culture e storia, mentre camminiamo lasciamo la Turchia per trovarci in un tipico paesaggio italiano, la familiarità è dovuta ai resti di terme e acquedotti di antiche città romane. Gli antichi romani avevano costruito la loro città chiamata Aquincum, sulle sorgenti termali di Budapest.

Budapest è l’unica città al mondo in cui si trovano 80 sorgenti termali, tutte perfettamente funzionanti, e da provare. Anche i bagni turchi sorgono su sorgenti termali. Attualmente ci sono in tutta la città circa 50 stabilimenti termali molti dei quali affiancati a strutture alberghiere ben organizzate.

Alcune piscine termali sono delle vere e proprie opere d’arte.

Malgrado le stragi del periodo nazista, malgrado le acque del Danubio blu siano macchiate del rosso del sangue dei numerosi ebrei eliminati sulle rive del possente fiume, qui a Budapest vive la comunità ebraica più numerosa di tutta l’Europa centrale; ed ecco, proseguendo tra le strade della città, arriviamo in Israele, mi torna alla memoria un altro viaggio che ho fatto appunto in Israele, ma non ricordo di avere visto lì tante sinagoghe tutte nella stessa città. Budapest accoglie ben 22 sinagoghe tra cui si distingue quella di via Dohany utca, unica al mondo per la sua bellezza e il suo splendore, la più grande d’Europa.

E’ sbalorditivo come passeggiando tra le vie di Pest invece, ci si trovi in un posto completamente diverso, i casinò illuminati, i ristoranti pieni di colori caldi e di odori forti di paprika e stufati, i musicisti zigani che allietano le cene, negozi pieni di abiti italiani, scarpe inglesi e borse: il coraggio che si fa avanti.



Auguri Budapest!!

sabato 20 novembre 2010

venerdì 19 novembre 2010

I Delitti della Maschera


I Delitti della Maschera.


Di Mirco Vaccaro



Bel titolo. Un bel titolo, azzeccato, è un ottimo modo per incuriosire e coinvolgere i lettori.

La storia gira attorno ad una misteriosa pietra, di valore sconosciuto, ma, presupposto, inestimabile, per il ritrovamento della quale vengono commessi orrendi omicidi.

Ricca di personaggi, si fa anche un po’ fatica ad identificarli tutti e a ricordarseli, è stata pensata bene, sicuramente strutturata con chiarezza nella mente dello scrittore, ma là è rimasta.

Leggendo gialli e affini da una vita, ho capito molto molto presto, troppo presto, come sarebbe andata a finire. Non ve lo svelo, poiché questa è la mia modesta opinione e non voglio compromettere la vostra lettura e il vostro interesse per questo libro.

Chiamata a esporre un mio parere, che volentieri esprimo, ho una difficoltà soggettiva nel definire il libro “un giallo”. Un giallo non è un romanzo in cui basta metterci uno o due o più morti, più o meno orrendamente uccisi, un giallo è qualcosa di più: è suspense, è adrenalina, è sorpresa, è mistero. Tutte sensazioni che un lettore dovrebbe provare mentre è immerso nella storia e che io, personalmente, non ho provato. Sinceramente preferisco dare una valutazione che resti oggettiva, e che riguardi l’idea, la trama, la realizzazione e lo stile di scrittura.

All’idea, all’intrigo io do un bell’otto. Sicuramente l’immaginazione dell’autore è fervida e promettente e spero che, nel tempo, dia migliori risultati. Alla descrizione dei personaggi coinvolti nella storia, alla loro caratterizzazione, più che altro, do un sei poiché li trovo non abbastanza delineati e forse poco originali.

La trama, seppure parte da una ottima idea, non è sviluppata all’altezza dell’idea. Peccato! Diviene anzi noiosa in alcuni passaggi, e il resoconto finale dei due investigatori, che fanno il riassunto dell’intero libro, in un ultimo lungo e noioso capitolo, lo trovo davvero ripetitivo e forse si poteva omettere o, magari, restringere. Per quanto riguarda lo stile, beh, credo che sia tutto lì il problema. La stessa storia, scritta con uno stile migliore sarebbe senz’altro migliore. Lo stile di scrittura è poco accattivante, poco coinvolgente, troppo semplice, credo. In compenso è scritto in maniera corretta, sapendo che non c’è stato editing, faccio i miei complimenti a questo giovane autore per l’ottima conoscenza della grammatica.

Mi auguro di leggere i suoi prossimi scritti, poiché penso che le basi per diventare un bravo scrittore di gialli ce le abbia, e data la sua giovane età, anche il tempo! ;)





giovedì 11 novembre 2010

Altri Sogni n.01


ALTRI SOGNI
http://www.dbooks.it/libreria/scheda/54/6/narrativa/altrisogni-01.html

Magazine digitale dedicato alla narrativa di fantascienza, horror e weird italiana,

edita dalla dbooks editore.


Oltre alla possibilità di acqusitare la rivista on line, offre la possibilità di scaricare una demo gratuita di 20 pagine.

venerdì 5 novembre 2010

L'AMORE DIvINO - incipit

L’amore diVino
Corto Teatrale
Menzione d’onore al concorso
“Premio Osservatorio 2006”

PERSONAGGI:

L’ATTORE
LA MOGLIE


La scena è molto semplice: è un interno di una casa (ingresso o salotto o cucina) con tavolino, un paio di sedie e una poltrona. Comunque l’arredamento è a discrezione del regista.

Musica – La stanza è al buio. Entra in scena un uomo piacente, l’ATTORE, ben vestito, pettinato e curato. Luce su di lui.

ATTORE: Sapete qual è il colmo per un ATTORE? Fingere di fingere. E già perché cosa fa un ATTORE quando recita? Finge. Mette in scena una finzione. Quindi un ATTORE quando recita finge e quando finge di recitare finge di fingere. Lo so, sembra uno strano gioco di parole e per giunta senza un senso. Ora cercherò di spiegarvelo facendovi assistere ad un avvenimento che è reale, che non è finto come la finzione dell’ATTORE che quando recita finge. No. Questo è reale, è verità. Perché l’ATTORE quando non è ATTORE non recita e quindi non finge. Chiaro?
Un ATTORE che recita finge, ma un ATTORE che fa finta di recitare fa finta di fingere e perciò è reale, è verità. Smette di essere ATTORE e diventa nonATTORE, una negazione dell’ATTORE che in parole povere significa realtà.
La realtà è questa: io sono un ATTORE, per lo meno ci provo, che nella realtà fingo di essere un uomo distrutto. Finito, rovinato. Schiavo del gioco d’azzardo, delle amanti e del vino. Non perdendo di vista che questa è la mia realtà e che io, ATTORE, fingo di essere un uomo finito, significa che ciò che vedrete stasera è un avvenimento reale.

Semibuio – Musica.
L’ATTORE si volta di spalle per trasformarsi. Cambia atteggiamento. È scompigliato, camicia fuori dai pantaloni, si toglie le scarpe come se entrasse in casa senza voler fare rumore. È palesemente alticcio. La scena è semibuia ma si illumina quando entra la moglie come se accendesse la luce. La moglie è in vestaglia, evidentemente alterata per l’insonnia forzata. È notte fonda e lei è rimasta sveglia ad aspettarlo.

MOGLIE: Ah sei qui! Come al solito arrivi sempre in silenzio, come un gatto sornione. Che furbo che sei. Il tuo tanfo ti precede… Vedo che avete festeggiato anche stasera! Ottimi incassi allora…

ATTORE: (Parla sbiascicando le parole come fanno le persone ubriache) Macché. Uno schifo, amore mio… ma lo sai che il regista dopo lo spettacolo ci offre sempre un bicchierino di vinello… E non possiamo rifiutare…

MOGLIE: Uhhh! Lo so io dove lo manderei il tuo “regista” e il suo vinello.
Un bicchierino. Una botte vorrai dire. Ma lo vedi come ti riduci ogni serata che fai? (piagnucola) Mi vuoi proprio far diventare vedova così giovane? Perché mi fai questo?

ATTORE: Io? Io no. E poi cosa ti immischi tu? Mi sono fatto un mezzo litro e allora? Un uomo che lavora ci avrà diritto ben di farsi un goccetto ogni tanto…

MOGLIE: Ogni tanto? Ma tutte le notti torni conciato così… Io non ce la faccio più e piuttosto che piangerti da morto mi faccio i bagagli e ti pianto… Hai capito ti pianto! Me ne vado. (esce)

ATTORE: Sì, sì… vai, vai pure, chi se ne frega. (tira fuori della tasca una bottiglia di vino e beve)… Meglio, che se ne vada. Questa qui mi ha rovinato la vita, la carriera…(gridando) Capito? La vita mi hai rovinato… Se non era per te sai dov’ero io adesso… Lo sai??

MOGLIE: (rientrando) Come no. Allo Zelig Circus? A Hollywood!! Dove? Dov’eri? A Las Vegas?! Eh! Dove è finita la paga della scorsa settimana? Dove? Nel circolo del Cantino, a carte a donne e a vino. Io sono stufa... stufa; hai capito! Sai che ti dico, se devi morire sbrigati, muori… muori di subito. Muori di stenti. Muori di tumore. Muori di cirrosi… muori come ti pare ma muori.

ATTORE: (frastornato per le urla della MOGLIE e per il vino) eh… ssssss… muoio… muoio, ma stai zitta. Anzi, muoio adesso; sì, perché io mi ammazzo… vuoi vedere? Mi ammazzo… (si guarda intorno). Mi butto dalla finestra…

MOGLIE: Non te lo consiglio, stiamo al secondo piano al massimo di rompi la testa o ti spezzi le gambe!

ATTORE: Eh, hai ragione! (si guarda attorno)… Allora…. allora mi sparo! Sì mi sparo un colpo in bocca, anzi no. Mi sparo un colpo al petto… in bocca mi ci metto un cicchetto, così muoio contento.

MOGLIE: E bravo, ma devi prima scendere a comprare la pistola… Non abbiamo armi in casa. Siamo pacifisti; abbiamo partecipato a cortei su cortei contro le guerre e a favore del disarmo. Lo hai dimenticato?

ATTORE: E pure questo è vero… Allora… Ecco potrei provare con un coltello… Sì un coltellaccio da cucina con la lama appuntita. Onestamente mi dovrei prima ubriacare perché mi fa un poco impressione. Sai la lama che trapassa la carne, le ossa che si frantumano…(beve dalla bottiglia) Eh!

MOGLIE: Ancora ti devi ubriacare! Comunque non si può fare…

ATTORE: Non si può fare? E perché?

MOGLIE: Gli unici coltelli che teniamo in casa sono quelli da cucina. Nemmeno quelli da bistecca comperammo per via della punta affilata. Noi siamo pacifisti…

ATTORE e MOGLIE: Abbiamo fatto cortei su cortei…

....................

lunedì 25 ottobre 2010

Maria Adele Popolo: Ritagli-atti Concorso per Corti Tatrali#links#links

Maria Adele Popolo: Ritagli-atti Concorso per Corti Tatrali#links#links

Ritagli-atti Concorso per Corti Tatrali

“Ritagli-atti”
CONCORSO PER CORTI TEATRALI
“PREMIO DEL PUBBLICO”
Giornata Mondiale del Teatro
Matera 27 Marzo 2011
BANDO di PARTECIPAZIONE
Unione Italiana Libero Teatro Regione Basilicata
Centro Studi U.I.L.T Regione Basilicata
Patrocini Richiesti:
Regione Basilicata, Provincia di Matera, Assessorato Provinciale al Turismo di Matera, Comune di Matera, Assessorato Cultura Comune di Matera, Conservatorio Statale di Musica E.R. Duni di Matera,
Organizza il CONCORSO NAZIONALE per CORTI TEATRALI
“Ritagli-atti”
Norme Generali:
Il Centro Studi della U.I.L.T. Basilicata in accordo con le finalità della Unione Italiana Libero Teatro, che opera dal 1977 su tutto il territorio nazionale come ottimo ed efficace strumento formativo e divulgativo della cultura teatrale, indice il concorso “Ritagli- atti” per corti teatrali, rivolto a tutte le compagnie amatoriali sul territorio nazionale iscritte regolarmente ad una Federazione (U.I.L.T, F.I.T.A e TAI)
Il lavoro proposto deve rappresentare spettacolo completo con numero di attori di massimo quattro e non può superare i 15 minuti.
Modalità di Partecipazione e Premiazione:
La partecipazione al concorso, richiede una quota di adesione per spese di gestione di € 10,00 da inviare insieme al materiale tramite assegno non trasferibile intestato a U.I.L.T Basilicata
-I corti verranno visionati da una commissione di esperti di teatro, che selezioneranno 6 finalisti i quali saranno invitati a rappresentare lo spettacolo il giorno 27 marzo 2011 in occasione della Giornata Mondiale del Teatro presso l’Auditorium del Conservatorio Duni di Matera.
-Sono ammessi spettacoli di autori italiani o adattamenti, della durata massima di 15 minuti a tema libero, editi o non editi con un numero massimo di 4 interpreti e con materiale scenico di poco ingombro e di facile rimozione, il tutto deve essere allestito e rimosso in pochi minuti, tra uno spettacolo e l’altro.
-L’organizzazione mette a disposizione dei partecipanti il materiale (illuminotecnica a disposizione 6 spot teatrali da 1000 w e 2 sagomatori da 500 w).
-Alle sei compagnie finaliste verrà dato un attestato di partecipazione e versato
un rimborso spese di € 100,00.
-Alla compagnia vincitrice verrà assegnato un ulteriore premio ed una targa.
-La proclamazione del vincitore avverrà solo ed esclusivamente da parte del pubblico presente in sala che esprimerà il suo giudizio con un voto da 5 a 10 su apposita scheda.
La proposta di partecipazione va inviata a mezzo posta alla
Direzione del Centro Studi UILT Basilicata via V. Bachelet, 7-75020 Nova Siri scalo (MT) ref. Dott. Maria Adele Popolo entro e non oltre il 30 gennaio 2011.
Il plico con dicitura esterna “Ritagli-Atti” deve contenere:
1) il testo del lavoro proposto cartaceo o anche su CD
2) Liberatoria al trattamento dei dati personali (scheda allegata);
2) il DVD dello spettacolo proposto;
3) dati legale rappresentante, indirizzo mail, curriculum vitae della compagnia;
4) scheda tecnica e artistica con interpreti e regia e musiche di scena.
5) fotocopia del certificato di iscrizione dell’anno in corso a una delle Federazioni Nazionali
6) 2 foto dello spettacolo proposto
7) Autocertificazione che il testo non è soggetto a vincoli di rappresentazione.
Le compagnie selezionate, verranno avvisate tramite una e-mail entro il 20 febbraio 2011 e dovranno dare conferma entro 5 giorni dal ricevimento della mail, per dare l’assenso all’evento del 27 marzo; così da permettere una ottima organizzazione ed una buona riuscita della manifestazione.
L' organizzazione non ha responsabilità, per mancata ricezione delle comunicazioni inviate, a causa di inesatta indicazione del recapito fornito dal concorrente, oppure per mancata o tardiva comunicazione del cambio dell'indirizzo indicato nei dati anagrafici, né per eventuali disguidi postali o comunque imputabili a fatto di terzi, a caso fortuito, né per eventuali furti, perdite, ritardi o danni durante il trasporto dei plichi contenenti i progetti. Il materiale inviato dai partecipanti non verrà restituito.
Per informazioni
Direzione del Centro Studi Basilicata Maria Adele Popolo
mariadelepopolo@teletu.it tel. 333/5035256
Presidenza della U.I.L.T Basilicata Davide Di Prima
basilicata@uilt.it tel. 338/6558965
Liberatoria
La Compagnia_____________________rappresentata da il/la
sottoscritto/a: Nome___________________ Cognome_________________
nato/a a ___________________________ il ________________________
e residente in _________________________Prov.___________________
invia/piazza___________________________N°____________________CAP_________________
Tel_______________________________Cell______________________
e-mail_____________________________
dichiara di accettare le norme del regolamento di Rassegna Corti Teatrali ed autorizza gli organizzatori a diffondere l’opera dal titolo
esclusivamente a fini culturali e non commerciali ( art.7 e 11 del decreto legislativo n° 196 del 30 giugno 2003) e di autorizzare il trattamento dei dati personali indicati nella scheda e
l’archiviazione nella banca dati della manifestazione.
DATA_______________________ FIRMA___________________________

venerdì 22 ottobre 2010

Festival Internazionale di Regia "Fantasio Piccoli"


FESTIVAL DI REGIA Fantasio Piccoli- selezioni regionali- MESAGNE 28-29-30 ottobre 2010.
In scena una piece tratta da "SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE" di William Shakespeare.
-Maria Adele Popolo! Merda ragazzi!!

La mia nota:

Difficile è capire cosa Shakespeare volesse evidenziare con questa commedia fantastica: le norme istituzionali troppo rigide dell’epoca rinascimentale, o l’incapacità umana di vivere la propria vita pienamente e liberamente?
Eternamente valida la legge della ‘circostanza’ quella legge che fa indossare all’uomo mille maschere a seconda del momento e del luogo, ma di notte, quando il sole tramonta e la realtà, dove regna la ragione, sembra meno delineata, sfocata e variabile, il sonno conduce per mano in un mondo magico, dove è il sogno a regnare. Nel sogno si può cambiare, trasmutare, amare, odiare e persino uccidere, nel sogno si può finalmente essere e realizzare desideri mai espressi e inappagati. La commedia è nella rappresentazione del sogno e delle illusioni ad esso legate che trova la sua attualità.
Ed è nella scena della trasmutazione che si coglie il senso della commedia. Uomo, bestia, chimera, fata, quale che sia la nostra natura è solo il sogno a svelarla.

Le ambiguità e gli equivoci della commedia sono elementi Shakespeariani, e sono meravigliosamente “cantati” dagli immaginari personaggi dell’opera in un linguaggio armonioso e ritmico, troppo perfetto e difficile per chi ha addirittura problemi con la lingua italiana! Questo spiega l’adattamento del testo e del linguaggio alle ‘nostre capacità’, ma, in fondo, che bella esperienza!

venerdì 15 ottobre 2010

Altri Sogni rivista digitale

C'è anche un mio racconto!
in uscita prossimamente

Redazione Altrisogni
Si è trattato di una selezione combattuta e ardua. Abbiamo ricevuto davvero molti racconti e ci abbiamo messo parecchio a vagliarli. Stiamo rispondendo a tutti, selezionati, rimandati e - purtroppo - anche ai respinti. A questi ultimi diciamo "non demordete! Insistete, create, scrivete... spedite!". Lo dice anche King con l'esempio del chiodo nella parte e delle lettere di rifiuto (se non sapete di cosa stiamo parlando, probabilmente leggere On Writing di King vi servirà come ottimo passatempo e per tutta una serie di eccellenti consigli di scrittura e composizione di trame... spiega anche la questione del chiodo!).

Bene, allora... eccoci. Ecco di seguito la selezione dei DIECI racconti che figureranno nel numero 2 di Altrisogni. Sono divisi solo per lunghezza (brevi e lunghi) e non per genere... ai lettori scoprire la natura delle diverse opere.


Racconti lunghi
La morte sa leggere, di Valentino Colapinto
Limbo, di Riccardo Falcetta
Il Cerchio, di Anna Giraldo
La ballata del mezzosangue, di Gabriele Lattanzio
Le notti in giardino, di Alfredo Mogavero

Racconti brevi
Errore di valutazione, di Francesca Angelinelli
La Venuta, di Matteo Cortini e Leonardo Moretti
Rosso, di Mirko Dadich
Succo di vita, di Maria Adele Popolo
Tanja Sartori, di La stanza di Miku

lunedì 20 settembre 2010

Tarantella del '600 & Guarracino

Tarantella del &#39;600 & Guarracino

EUGENIO BARBA


Eugenio BARBA (Brindisi 1936)

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"a ricerca nel cielo delle idee è un modo per scrutare come in uno specchio i segreti della nostra biografia. Uso spesso metafore: l'eredità di ciascuno di noi a se stesso è irripetibile. Si può cercare di catturarne il profilo in alcune immagini che gli altri dovranno poi tradurre nei lineamenti della propria esperienza professionale e della propria vita"

Artista e intellettuale poliedrico, Eugenio Barba è un viaggiatore curioso e instancabile. Nato a Brindisi il 29 ottobre 1936, durante la guerra si trasferisce a Gallipoli dove la morte del padre riduce la famiglia in povertà. Tenta allora di seguire le orme paterne, iscrivendosi al collegio militare di Napoli. Proprio durante il soggiorno napoletano si accosta per la prima volta al teatro, ricevendone un'impressione vivissima. Spirito romantico e insofferente dei limiti, lascia l'Italia per la Norvegia, da lui vagheggiata come patria della libertà. A Oslo si impiega come garzone presso un'officina e viene promosso saldatore; ma la sua indole curiosa lo spinge a cercare stimoli diversi, nella lettura come nelle amicizie. In particolare incontra uno studente universitario di psicologia, di dieci anni maggiore di lui, che lo indurrà a iscriversi all'università e ad abbracciare le idee marxiste. Altro incontro significativo è quello con un anziano pittore, che lo avvia al gusto per la letteratura e le arti figurative.
è in questo periodo che in Barba nasce quel "sentimento del diverso, di uno straniero che scruta un altro straniero" - legato alla sua difficoltà di rapportarsi con persone diverse, che parlano una lingua differente - che lo segnerà profondamente e lo porterà all'idea di un teatro-comunità.
Nel 1956 si imbarca alla volta dell'Estremo Oriente e dell'Africa, dove "si ubriaca di musica e di immagini", seguendo mostre e spettacoli. L'anno successivo ritorna a Oslo - dove frequenta accanitamente l'ambiente universitario e quello teatrale - e ottiene una borsa di studio per studiare regia a Varsavia. Del tutto impreparato alla realtà polacca dei dopoguerra, Barba si scontra con una frattura inconciliabile tra la qualità del teatro e quella della vita quotidiana, tra l'abbondanza di stimoli creativi e la scarsità di generi di prima necessità.
Questa esperienza lo spinge a cercare il senso del teatro nella sua dimensione politica: per molto tempo viaggia scoraggiato attraverso la Polonia, finché scopre nel piccolo centro di Opole il Teatr 13 Rzedow (Teatro delle Tredici File), diretto da Jerzy Grotowski. Alcuni mesi dopo, in un bar di Cracovia, Barba avvicina Grotowski, si interessa alle sue idee politiche e resta affascinato dalla sua cultura. Grotowski, a sua volta, è colpito dai viaggi in Oriente dell'artista italiano.
Nel 1964 fonda a Oslo l’Odin Teatret che si trasferirà a Holstebro in Danimarca nel 1966... ma questa è un’altra storia.


Fra pochi giorni avrò l'onore ed il piacere di conoscerlo!!

domenica 19 settembre 2010

Sogno di una Notte di Mezza Estate




Eternamente valida la legge della ‘circostanza’ quella legge che fa indossare all’uomo mille maschere a seconda del momento e del luogo, ma di notte, quando il sole tramonta e la realtà, dove regna la ragione, sembra meno delineata, sfocata e variabile, il sonno conduce per mano in un mondo magico, dove è il sogno a regnare. Nel sogno si può cambiare, trasmutare, amare, odiare e persino uccidere, nel sogno si può finalmente essere e realizzare desideri mai espressi e inappagati. La commedia è nella rappresentazione del sogno e delle illusioni ad esso legate che trova la sua attualità.

giovedì 16 settembre 2010

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lunedì 6 settembre 2010

ENEA BIUMI


ENEA BIUMI
poeta e scrittore teatrale

auore della raccolta LE ROVINE DEL SEPRIO

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

PUCK
"Hai detto giusto: sono proprio io
quell’allegro notturno vagabondo.
Io faccio da buffone ad Oberon,
e lo faccio morir dalle risate
quando mi metto a far l’imitazione
del verso d’una puledrina in foja,
e uno stallone ben sazio di fava
corre qua e là a cercarla e non la trova.
Talvolta vado, quatto, ad appiattarmi,
nella forma d’un granchiolino arrosto,( )
nel fondo del boccale d’una vedova,
sì che al momento ch’ella fa per bere
le salto sulle labbra all’improvviso,
e la birra le si rovescia tutta
giù giù per l’avvizzita pappagorgia.
Talvolta una comare saccentona
nel raccontare, tutta sussiegosa,
una delle sue storie strappalacrime,
mi scambia per un tripode sgabello:
io, d’un tratto, le sguscio dalle natiche,
quella va a gambe all’aria,
e scatarrando grida: “Accidentaccio!”( )
e là tutti a crepare dalle risa
ed a giurare, tra tossi e starnuti,
di mai aver passato ora più allegra."

mercoledì 25 agosto 2010

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venerdì 9 luglio 2010

LA META' DI CREDEREdi Sabrina Calzia - estratto


SEIF (seconda parte)

Non so per quanto sono rimasto immobile.
Sembrava un Tempo interminabile; ma forse era solo un attimo.

Quella vampata improvvisa nella mia mente, quel fuoco spietato che aveva appena bruciato i miei pensieri... in un attimo si era spento. Lasciando nella stanza un assordante, insopportabile silenzio.
Non avevo più freddo.
La mia fronte era fresca, le mie gambe forti, le mie braccia agili. Adesso potevo muovermi, come prima. Avevo creduto di non poterlo più fare, invece sì, ci riuscivo.
Forse era stato l’Altro, ad aiutarmi.
Lui aveva spento il fuoco, l’aveva sconfitto, soffocando anche l’ultima scintilla. Mi aveva salvato.
Ma anche stavolta, non l’avrei ringraziato: Lui c’era per questo. Dovevo per forza farcela, o Lui non avrebbe più avuto motivo di essere.
Lo aveva fatto per sé, in fondo. Non mi aveva fatto un favore, non Gli spettava nessuna gratitudine. Non sapevo bene perché, ma sentivo di non doverGli niente.

Ora so ciò che allora forse intuivo, inconsciamente.
Che il fuoco era buono, e mi aveva scaldato. E per un istante aveva fatto vivere la mia mente, e i miei pensieri.
Non li aveva bruciati, non li aveva uccisi, non era mai stato crudele. L’Altro, me lo aveva fatto credere. Ma il cattivo era Lui, l’ho capito.
La mia mente si è assopita, quando il fuoco si è spento.
E quei lapilli dissolti, i miei pensieri, hanno smesso di danzare nell’aria sull’onda delle mie emozioni.
Sono riuscito a sopravvivere, mio malgrado. E con lo sguardo impietrito, e una domanda negli occhi, mi sono voltato. Tutto qui. Non ho saputo fare nient’altro.
Poi sono andato avanti, con la mia vita di sempre. Sempre quella. Senza Priscilla.
Nessuno aveva risposto alla mia domanda. Perché. Perché?
Ma il fuoco ormai si era spento, ed io ho smesso di chiedere. Sono andato avanti, senza riflettere.
Non avevo abbastanza tempo, per pensare.
Dodici, tredici minuti al mattino; altrettanti la sera. Solo quelli. E poi mi sentivo libero, di muovermi. E dopo quei terribili istanti di paralisi, per me era l’unica cosa veramente importante.
Mi credevo libero, invece no. L’Altro me, aveva preso il filo.
Mi ero distratto un attimo, quel giorno, quando Priscilla era scomparsa. E Lui ne aveva immediatamente approfittato.
Ora, con Lui al comando, avevo smesso di farmi quelle domande, sul quando e il perché, Priscilla era sparita. Semplicemente, ne avevo preso atto.
Non ho ragionato, allora: avrei dovuto cercarla, finché ero in tempo. Lei se n’era andata, questo era certo. Ma non lo avrebbe fatto, di sua volontà. Perché mi amava.
Dovevo capirlo, che l’avevano presa Loro; e che ora cercavano di distrarmi, per impedirmi di riprendermela.
Dovevo capirlo, ma non potevo. Perché avevo perso il filo, e l’Altro mi manovrava, muovendolo a suo piacimento.
Doveva accadere, prima o poi. Se era successo a Priscilla, come potevo io salvarmi?
Strano è che, vigile come ho sempre cercato di essere, non lo abbia neppure sospettato, per tanto. E inconcepibile per me, adesso, che io sia andato avanti con la vita di sempre, senza lei.
Allora, evidentemente, non doveva sembrarmi così strano.
Forse, semplicemente, ho smesso di pensarci.

venerdì 25 giugno 2010

EREMO - incipit


Monologo vincitore del premio
‘Per Voce Sola’ 2009 di Cuneo e pubblicato sull'antologia a cura della NerosuBianco Edizioni


EREMO


(Luce sull’attrice. Tutto è nell’ombra. Lei indossa una tuta grigia)

Io ho ucciso.
Non per sbaglio, per un incidente, per un caso fortuito. Io ho ucciso proprio perché volevo farlo.
Era la mia ambizione. Ognuno di noi ne ha una.
Da ragazzi ci si incontrava, ci si raccontava, ci si apriva. Ci si incontrava nell’oratorio della chiesa, e dove se no? Il mercoledì pomeriggio. A volte solo tra noi ragazzi, a volte con don Marcello.
Era lui a volere questi incontri, per raccontarsi, per aprirsi, per aiutarsi… Per sapere i cazzi nostri! Eravamo le sue cavie, il suo esperimento, il suo argomento di tesi. Laurea in Psicologia e Legislazione Sociale. Argomento della tesi: Analisi della Moderna Personalità Eremitica dei Giovani generata dall’Impatto Multimediale. Cazzo significava?
Per don Marcello voleva dire: prendere un gruppo di adolescenti, disadattati e socialmente distanti tra loro, accomunati solo dall’essere mediocri. Metterli insieme in un oratorio ammorbato di muffa. Aggiungere perle di saggezza di un pretino di appena ventisette anni. Miscelare con energia in modo che ci si confrontino, ci si aprano, ci si amalgamano. Attendere qualche mese o anno, dipende da quanto tempo ci impieghi a redigere una tesi, e osservare le reazioni. Soluzione o Miscuglio? Secondo voi?!
Purtroppo don Marcello non capiva una sega di chimica e di affinità atomiche o di cariche elettriche positive e negative, tanto meno di composti omogenei ed eterogenei. Non perché fosse “uomo di Dio”, e quindi avverso alla scienza, bensì perché ignorante. È molto probabile che in seminario avessero eliminato del tutto dai programmi didattici le materie eretiche.
Il gruppo, come lo chiamava don Marcello, era composto da cinque elementi perché tutti gli altri ragazzi interpellati preferivano andare a giocare a calcetto il mercoledì, oppure andare a fumarsi le canne nella villa comunale. Magari hanno fatto meglio loro. Un gruppetto di cinque casi difficili di adolescenti segnalati al pretino da genitori disperati, tanto disperati da non accorgersi che il pretino era appena uscito dalla sua adolescenza, che certo non doveva essere stata un granché in seminario a farsi di seghe e chissà cos’altro.
Comunque ci si incontrava nella canonica, ci si sedeva tutti in cerchio come aveva ben insegnato re Artù, ma prima di lui Gesù Cristo, e ci si confrontava.

Primo del gruppo, Anto’.
Caso segnalato perché troppo esaltato, iperattivo, infruttuoso a scuola e gran segaiolo. Quello con il bomber blu infilato fisso addosso a mo’ di carapace e gli anfibi spartani. Mirava a diventare pilota di aerei militari, ma non voleva fare il servizio militare perché era pacifista convinto, i suoi idoli erano i protagonisti di Hear e i Genesis. Poi chissà come si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza della Università di Bari e non l’ho più rivisto. Fino a quel giorno in cui io sono scomparsa.
E sì, perché io sono latitante. Non perché sono ricercata, no. Perché proprio mi piace così.

Secondo del gruppo, Sergio.
Caso segnalato perché aveva la mania di rubare, in casa propria e altrui, di tutto: soldi, gioielli, accendini, oggetti d’argento, persino le scarpe da ginnastica firmate del fratello, le mutande di seta e pizzo di sua madre, il vibratore a pile della zia e un cane razza Pechinese con tanto di pedigree della vicina di casa. Insomma tutto quello che poteva smerciare in cambio di denaro che si giocava alle macchinette infernali. Sergio, alto, bello, sexy. Sognava di diventare medico per andare in Somalia o in Congo o chissà dove con medici senza frontiere e aiutare tutti i poveri neri che nascono unicamente per morire, la loro unica ambizione. Morire. Un bambino nero nasce e capisce subito che la cosa migliore per lui è morire. Aspira solo a quello.
Effettivamente Sergio si iscrisse alla Facoltà di Medicina della Università di Napoli e si è pure laureato, ma faceva il medico della mutua. Aveva milleduecento assistiti, effettuava visite a pagamento, agguantava cesti natalizi e pasquali, si giocava tutto quello che guadagnava, non più alle macchinette infernali, bensì ai grandi tavoli verdi che sono verdi apposta per dare speranza ai demenziali giocatori, e aveva adottato due bambini a distanza, neri ovviamente, per la coscienza. Lui l’ho rivisto tempo fa, prima che uccidessi. Abbiamo chiacchierato, ci si è confrontati.
Sposato, divorziato, due figli veri non adottati, ma comunque a distanza, da mantenere, quindici chili in più, miliardi di capelli in meno, alito all’anice alle dieci di mattina. Ma quanto tempo è passato? Dieci anni? Dodici! E tu? Io?
Io ci sto lavorando alla mia ambizione.

Terza del gruppo, Stefy.
Caso preferito di don Marcello, segnalato perché troppo! Troppo trucco, troppo minigonna, troppo tacchi alti, troppo ribelle, troppo aperta, e quando dico aperta dico proprio “aperta”, troppo diversa dalla sua mamma, santa donna, e troppo di cattivo esempio per la sorellina minore, anima innocente. Stefy, bona, jeans stretti, corpetto attillato, caldane quattro stagioni.
Desiderava fare l’attrice, non una sciacquetta di attrice ma l’Attrice alla maniera di, che so, la mitica Magnani o la divina Garbo. Si iscrisse al DAMS di Bologna, si è pure laureata in recitazione. Lavorava alle produzioni e si occupava di casting cinematografico di una società che si chiama S.E.S., letto esse e esse, e che non c’entra niente con le esse esse germaniche. Ogni tanto recitava pure, quando mancava una comparsa lei la sostituiva. Faceva dei cammeo insomma, come si dice nel gergo. L’ho incontrata tempo fa, casualmente, a Matera dove era approdata con i suoi collaboratori in cerca di nuovi “volti”, e ho capito perché realizzava solo dei cammeo, oltretutto di schiena, anzi di fondoschiena. Non l’avrei riconosciuta se non fosse stato per i suoi occhi, inconfondibilmente bicolori: uno nocciola, l’altro verde. Tutto il resto extralarge. L’ho lasciata taglia quarantadue e l’ho ritrovata taglia cinquantadue, o più. S.E.S.: Sex Extralarge Strong.
Be’ in qualche modo il suo sogno lo ha realizzato.

Quarta del gruppo, Filo, Filomena.
..................

venerdì 18 giugno 2010

L'ULTIMA TRASFORMAZIONE. incipit Monologo Primo classificato al concorso "Mille occhi per una sola Voce" Premio C.G.Viola

Monologo vincitore della seconda edizione
del Premio C.G.Viola
‘Mille occhi per una sola voce’


L’ultima Trasformazione
Di Maria Adele Popolo

Contesto della scena:

Arrivata sull’uscio di casa, la porta è chiusa. Lei ha una chiave in mano, una di quelle antiche con il braccio lungo, che protende verso la toppa ma che trattiene titubante. È l’uscio di un basso, una casa a piano terra con solo un paio di scalini a separarla dalla strada, uno dei tanti bassi del vecchio quartiere, con una porta di legno scrostato, su cui s’intravedono i segni della vita attraverso le varie mani di sverniciatura di vari colori, dal verde pisello al marrone cacca al bordeaux…

Si ferma sull’uscio di fronte a quella porta senza avere il coraggio di aprirla.

- Dovrei essere felice. Sono tornata a casa. Questa casa. La casa. L’unica e sola che abbia mai sentito veramente come tale, il nido, l’alcova… casa.
Anni trascorsi tra muri estranei bianchi, giallini, verdini, celestini, scoloriti, scalcinati, sporchi e freddi.
Anni ad osservare soffitti sconosciuti macchiati, ammuffiti e oppressivi. Anni a calpestare mattonelle grigie e gelide. Anni parcheggiati nelle tante case in cui ho vissuto.
Se ci penso meglio alcune erano anche belle, accoglienti… alcune… case. Le ho chiamate tutte "casa": “Vado a casa, esco da casa, ti aspetto a casa”. Meccanicamente pronunciavo la parola.
Casa: è una semplice bisillaba, alquanto banale in fondo, comune, usata smoderatamente e senza criterio più delle volte. Tutti noi la usiamo senza rendercene conto. Quante volte la ripetiamo in un giorno, senza pensarla, senza sentirla? Abusivamente.
Gli inglesi sono più fortunati. Hanno un termine specifico per dire “la casa”, home, e un altro più generico per dire “una casa”, house. La home è il nido, è la famiglia, è il calore e le radici! La house è un’abitazione, mura e volte fredde ed estranee, un parcheggio!
Ho cominciato a sentirmi come un’inquilina abusiva nell’ultima “casa” parcheggio in cui ho vissuto durante una notte più fredda del solito, più buia del solito, più lunga del solito. Mi ero fermata. Avevo deciso che quella sarebbe stata la mia ultima abitazione, l’ultimo domicilio, la mia casa! Avevo ridipinto le pareti e ripulito le piastrelle del bagno, cambiato le serrature. Avevo finanche chiamato un termo idraulico per farmi installare un condizionatore d’aria.
Avevo appeso le tendine con i fiori arancio alle finestre della cucina abbinate al copritavola, avevo comprato un letto ampio a due piazze tutto per me con un caldo plaid a scacchi variopinti, avevo appeso alla parete uno specchio ovale con la cornice di bronzo, avevo messo un tappeto persiano ai piedi del letto, avevo attaccato quadri colorati, e avevo profumato l’ambiente con essenza di fiori d’arancio. La stessa essenza che in primavera m’inebriava i sensi, quando spalancavo la finestra sul giardino d’aranci. Mi piaceva! Davvero! Mi sentivo a casa: la casa!
........................
continua



martedì 11 maggio 2010

Autore del Mese



Luigi Pirandello

da'Uno, Nessuno e Centomila'
Io volevo esser solo in un modo affatto insolito, nuovo. Tutt'al contrario di quel che pensate voi: cioé senza me e appunto con un estraneo intorno. Vi sembra già questo un primo segno di pazzia? Forse perché non riflettete bene. Poteva già essere in me la pazzia, non nego, ma vi prego di credere che l'unico modo d'esser soli veramente è quello che vi dico io. La solitudine non è mai con voi, è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che siano, che del tutto voi ignoriate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un'incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l'intimità stessa della vostra coscienza."

mercoledì 28 aprile 2010

venerdì 23 aprile 2010

MERAVIGLIE DELL'AMORE


*Meraviglie dell'amore"

Un unico pensiero
in questa breve notte
scorre
lentamente
ti carezza
ti solleva
per farti ascoltare
le meraviglie dell'amore...
uno accanto all'altra
e riempirti
di gioie
senza tempo
perchè uniche...
Tu ed io
io e te
ed impregnarci
del nostro amore...

Federico Negro

giovedì 15 aprile 2010

La Luna


di Federico Negro


La luna
distesa nel suo divenire
in quest’ultima notte
ha vegliato su di te
per legare
quei gradevoli momenti
di ritrovata serenità.
Ha condiviso
assunti desideri
in uno spazio temporale
di indubbia realtà.
Ha compiuto
crescenti armonie
per un appagamento
soddisfacente e luminoso.

© copyright Federico Negro

Della Faccia una Maschera

ovvero La Divina Giustizia
di Maria Adele

Racconto Brevissimo pubblicato online su:

http://www.tempostretto.it/8/index.php?location=racconti&id_racconto=58

e qui:

- Come la vuoi la faccia? –
Fu l’unica esplicita domanda che Dio fece ad Adamo dopo avergli fatto tutto il resto a sua immagine e somiglianza, compreso gli attributi maschili, che Dio e’ maschio di sicuro. La domanda a bruciapelo spaesò l’ignaro neonato che, non avendo ancora una faccia, non pote’ esprimere appieno attraverso lo sguardo e la mimica facciale, appunto, la sua perplessità. Per cui si vide costretto a rispondere. Un suono stridulo e metallico uscì da una epiglottide nuova di zecca, appena forgiata dalla mano di Dio! Tutti gli abitanti dell’Eden smisero all’unisono di verseggiare, spaventati da quel suono abiotico! Persino Dio strabuzzò i grandi occhioni blu, indubbiamente, e si grattò rumorosamente la folta barba cotonata di fresco.
Il cuore novello di Adamo batteva così forte che si sentiva fino all’altra parte del cosmo, e rivelò quanto altrettanto atterrito fosse persino lui.
- Ho sbagliato qualche ingrediente con te, uomo? Come mai verseggi così orridamente? Eppure dovresti essere il migliore di tutti, ti ho plasmato con la migliore argilla a mia immagine.-
Adamo ci riprovò sforzandosi di sillabare un verso che fosse comprensibile al suo creatore e a se stesso. Questa volta emise un sibilo lieve, simile ad un sospiro che si trasformò in un gorgheggio esofageo, e ruttò sfacciatamente in faccia a Dio Onnipotente il quale fece una evidente smorfia di disgusto e di sdegno.
- Oh basta. Che cosa c’e’ che non va?-
Lo osservò meglio strabuzzando gli occhi, non voleva ammetterlo, ma era un tantino ipermetrope.
- Ma certo. Non hai ancora le labbra! Ti ci vuole una faccia. Una bella faccia… Parlami con il pensiero che tanto ti sento lo stesso e fai meno danno.-
Ah, pensò Adamo, e potevi dirlo prima no?! Adamo parlò a Dio Onniveggente attraverso il flusso dei suoi pensieri.
- Mio Signore, Tu mi chiedi come voglio la faccia? Beh, dipende…-
E Dio, con il pensiero rispose.
- Dipende? Da che cosa dipende?-
E Adamo pensò
- Dalle situazioni, mio Dio.-
E Dio pensò
- Le situazioni? Quali situazioni?-
E Adamo ripensò.
- Le situazioni in cui mi verrò a trovare, mio unico e solo Dio. -
E Dio ripensò.
- Facciamola finita con sto tira e molla se non finiscono le battute, e pensa chiaro!-
E Adamo rigettò un fiume di pensieri.
- Sul posto di lavoro, con i colleghi e il capo ufficio, ci vorrà una faccia da ebete. Con gli amici, la famiglia, le persone con cui condividerò momenti piacevoli e interessi in comune, ci vorrà una faccia beata. Con gli stessi amici, la famiglia, le persone con cui condividerò momenti spiacevoli e divergenti, ci vorrà una faccia astiosa. Ai funerali ci vorrà una faccia contrita e triste. Alle feste ci vorrà una faccia allegra. Con i miseri e i derelitti ci vorrà una faccia patetica. Con gli arroganti e i prepotenti, ci vorrà una faccia ammonitrice. Con i fanciulli ci vorrà una faccia amorevole. Con la mia femmina, a proposito mio Unico e Solo Dio, avrò una femmina, vero?... beh con lei ci vorranno tre facce: una desiderosa per prima, una dissoluta per durante, una appagata per dopo. E poi ci vorrà…-
E Dio, scocciato a morte da quel flusso di “ci vorrà e ci vorrà” rigettò un ultimo pensiero.
- E basta, santiddio! E ti ho appena concreato e hai tutte queste pretese! E chi me lo ha fatto fare! Ti rigetterei volentieri nel fondo del fiume da dove ti ho preso: argilla eri e argilla ritornerai! Ma siccome sono Dio, l’Onnipotente e non lo posso fare, se no mi tocca riscrivere tutta la storia della umanità! E che si fa?-
Poi gli occhi di Dio brillarono di una luce divina, come solo lui poteva fare, a dichiarare che aveva avuto una idea geniale, che solo un Dio Onnipotente come lui poteva avere. Prese una manciata di argilla plastica, una argilla speciale che solo nell’ Eden si trova, plasticò un modellino, come solo un abile Dio plasticatore sapeva confezionare, ci soffiò sopra l’alito vitale e creò!
- Ho trovato! Ecco a te, maschio incontentabile di uomo. Una faccia di circostanza. Cangiante come gli eventi e i pensieri. Una maschera dotata di poteri quasi divini… Mutevole e malleabile. Ora non ti voglio più sentire, per almeno una settimana. Va, figlio mio e sii felice, ho fatto della tua faccia una maschera. Il mio capolavoro!

martedì 13 aprile 2010

'A paura 'e campà



A chesta età s'accumienza a sentì a paura 'e murì.
A chesta età se sente 'o corë ca battë cchiù forte 'e primma.
A chesta età s'appannanë l'uocchië e se vedeno 'e fantasmë
aqquattatë dinto 'e stanzë vacantë e friddë.
Pe’ me a chesta età accumienza 'a paura 'e campà.
Dinto a ‘sta cammarella stritta e scura, co' 'sta fenesta chiusa.
Senza tendine, senza colore... senza calore.
Senza nu vaso chino 'e sciurë 'ncoppa 'o davanzalë.
Campà accussì è peggio ca murì.
A morte è morte e nun po’ fa’ paura,
ma sta vita triste e sula
me schiatta ‘o corë e me leva ‘o sciato!
M’ affoca!

‘O scuro!

‘O sudore scennë p’a schiena,
commë a na lengua fridda e ummeda.

‘O sientë ‘o rumorë ro silenzio!
‘O sientë ‘o friddo r’ abbandono!
‘O sientë ‘o terrore e ‘o dulorë!

‘A paura ‘e campà me fa’ murì!

Teatro di Commedia

Teatro di Commedia

lunedì 12 aprile 2010




"La consapevolezza della realtà lascia sempre frastornati, in uno stato di stupore doloroso"
Maria Adele

... questa è realtà... o illusione?

venerdì 2 aprile 2010

PREMIO LETTERARIO " LE PIERIDI"

L'Associazione Achernar di Policoro (MT) indice l'edizione VIII del Premio Letterario "Le Pieridi" articolato in cinque sezioni:
A) Poesia inedita in lingua a tema libero (max tre poesie);
B) Poesia inedita in vernacolo, a tema libero, con traduzione allegata (una sola poesia);
C) Poesia di ispirazione religiosa (una sola poesia);
D) Racconto inedito (un solo testo);
E) Corto teatrale inedito in lingua italiana (max 5 pagine,non monologo, con max 4 personaggi). Tutte le opere vanno inviate in cinque copie (di cui una sola, firmata, conterrà i dati anagrafici e la dichiarazione che l'opera è di produzione propria) alla segreteria del Premio.
Quota di partecipazione:€ 10,00 per ogni sezione, da accludere al plico in contanti o da inviare con vaglia postale, la cui fotocopia va acclusa al plico, alla coordinatrice del Premio.
Premi: attestati di merito ed oggettistica di valore.
Scadenza: 15 Maggio.2010
Premiazione: tra Luglio e Agosto.
Segreteria del Premio: c/o prof. Maria De Michele Via Siris n 183 75025 Policoro (MT) Informazioni: tel.0835.972450 - 347.313.73.27; e-mail: achernar_policoro@yahoo.it


Note. L'operato della giuria è insindacabile e il suo giudizio inappellabile; le opere inviate non saranno restituite e a fine concorso saranno distrutte, salvo quelle che faranno parte dell'Antologia del Premio. La partecipazione al Premio implica l'accettazione del presente regolamento.
Tutela dei dati personali. Ai sensi dell'art.13 del D:Lgs 106/03 si informa che i dati forniti all'atto dell'iscrizione saranno utilizzati dall'Associazione Culturale “Achernar” ai fini del Concorso, e conservati al fine d'inviare informazioni riguardanti l'Associazione, e che il titolare ha diritto di conoscere, aggiornare, cancellare, e rettificare i suoi dati od opporsi al loro utilizzo.

SIPARIO ARAGONESE


Ecco a voi gli amicissimi della Compagnia teatrale
SIPARIO ARAGONESE
Stagione 2009
UN TURCO NAPOLETANO
di Eduardo Scarpetta
prossima stagione 2010
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA SBORNIA
di Eduardo de Filippo

mercoledì 31 marzo 2010




HAPPY EASTER
JOYEUSE PAQUES
FROHE OSTERN
FELICES PASCUAS
FOUAI HWO GIE QUAI LE
EID-FOSS'H MUBARAK
SRETAN USKRS
GEZUAR PASHKEN
PASTE FERICIT
VESELE VELIKONOCE
KALO PASKA
SREKEN VELIGDEN


BUONA PASQUA A TUTTI

Notti di Fata

lunedì 29 marzo 2010

L'artista del Mese

GABRIELE MARELLI
autore teatrale.



Gabriele Marelli è il brillante autore della commedia comica in tre atti
VOGLIO TORNARE DIPENDENTE
pubblicata a Febbraio dal GATAL Gruppo Attività Teatrale Amatoriale Lombardia, come supplemento al periodico TEATRO n.24

La commedia è molto moderna, viva e piena di comicità, vale la pena leggerla, ma sopratutto vederla.
Personaggi variegati popolano la scena e danno vita ad una storia molto 'attuale e veritiera', attraverso incontri e scontri esilaranti tra un titolare di una azienda in difficoltà economiche, preoccupato e anche un po' imbranato, una figlia sveglia, ma oberata, una moglie sciocca e spendacciona, operai maldestri che aumentano le sue angosce, il tutto contornato dal fiato sul collo della finanza e di un losco individuo di dubbia moralità... E tante altre cose...

Andate a teatro... a teatro c'è tanto da vedere!

venerdì 26 marzo 2010

sabato 6 marzo 2010

L'Artista del mese




Genio e follia ( 1853-1890)Figlio di pastori, Vincent Van Gogh nacque il 30 marzo 1853 a Groot-Zundert, vicino a Breda (Paesi-Bassi). A partire dal 1869, lavoro' nel mercato dell' arte a La Haye, Londra e Parigi. Oltre a cio', Van Gogh desiderava frequentare dei corsi a Bruxelles per diventare predicatore laico. Non fu tuttavia selezionato per prendere parte al corso e si reco', senza formazione specifica, in una regione mineraria del Belgio dove fu predicatore e insegnante. Nel 1879, decise di diventare pittore e si mise sotto la protezione artistica di suo cugino A. Mauve negli anni dal 1883 al 1885, disegnando e dipingendo a fianco di suo padre a Neuen. Fino ad allora, aveva dipinto con dei colori terrosi e pesanti, cosa che cambio' al suo arrivo a Parigi nel 1885.Li viveva suo fratello Théo che lo sostenne finanziariamente e lo fece conoscere come pittore impressionista. La sua tavolozza di colori divenne più chiara e più gaia.Nel 1888, lascio' Parigi per trasferirsi ad Arles. Il suo stato psichico peggioro' rapidamente, tant' è che fu internato nel 1889 all' ospedale di Arles, e poi a quello di Saint-Rémy. Lo stesso anno, a causa dei suoi problemi mentali, arrivo' al punto di aggredire il suo amico Gauguin, che si era recato a trovarlo. Avvenne quindi un progressivo distacco dagli amici, cosa che porto' Van Gogh a tagliarsi l' orecchio. Decise infine, nel 1890, di recarsi a Auvers-sur-Oise nei pressi di Parigi dal Dottor Gachet, che era un pittore dilettante ed un grande ammiratore degli impressionisti. Il 27 luglio 1890 si sparo' un colpo di pistola e mori 2 giorni più tardi.In Provenza, Van Gogh sviluppo' uno stile artistico particolare fatto di colori vivaci e caldi, che si distacca dall' impressionismo classico.Con il suo stile, divenne, assieme a Gauguin, Cézanne e Munch, uno dei precursori del fauvismo e dell' espressionismo.Sebbene abbia vissuto praticamente in miseria, dipendendo finanziariamente da suo fratello, le sue opere sono oggi tra le più conosciute e costose del mondo.


la foto del Mese

Arcobaleno colora il cielo e le nostre anime!