venerdì 18 giugno 2010

L'ULTIMA TRASFORMAZIONE. incipit Monologo Primo classificato al concorso "Mille occhi per una sola Voce" Premio C.G.Viola

Monologo vincitore della seconda edizione
del Premio C.G.Viola
‘Mille occhi per una sola voce’


L’ultima Trasformazione
Di Maria Adele Popolo

Contesto della scena:

Arrivata sull’uscio di casa, la porta è chiusa. Lei ha una chiave in mano, una di quelle antiche con il braccio lungo, che protende verso la toppa ma che trattiene titubante. È l’uscio di un basso, una casa a piano terra con solo un paio di scalini a separarla dalla strada, uno dei tanti bassi del vecchio quartiere, con una porta di legno scrostato, su cui s’intravedono i segni della vita attraverso le varie mani di sverniciatura di vari colori, dal verde pisello al marrone cacca al bordeaux…

Si ferma sull’uscio di fronte a quella porta senza avere il coraggio di aprirla.

- Dovrei essere felice. Sono tornata a casa. Questa casa. La casa. L’unica e sola che abbia mai sentito veramente come tale, il nido, l’alcova… casa.
Anni trascorsi tra muri estranei bianchi, giallini, verdini, celestini, scoloriti, scalcinati, sporchi e freddi.
Anni ad osservare soffitti sconosciuti macchiati, ammuffiti e oppressivi. Anni a calpestare mattonelle grigie e gelide. Anni parcheggiati nelle tante case in cui ho vissuto.
Se ci penso meglio alcune erano anche belle, accoglienti… alcune… case. Le ho chiamate tutte "casa": “Vado a casa, esco da casa, ti aspetto a casa”. Meccanicamente pronunciavo la parola.
Casa: è una semplice bisillaba, alquanto banale in fondo, comune, usata smoderatamente e senza criterio più delle volte. Tutti noi la usiamo senza rendercene conto. Quante volte la ripetiamo in un giorno, senza pensarla, senza sentirla? Abusivamente.
Gli inglesi sono più fortunati. Hanno un termine specifico per dire “la casa”, home, e un altro più generico per dire “una casa”, house. La home è il nido, è la famiglia, è il calore e le radici! La house è un’abitazione, mura e volte fredde ed estranee, un parcheggio!
Ho cominciato a sentirmi come un’inquilina abusiva nell’ultima “casa” parcheggio in cui ho vissuto durante una notte più fredda del solito, più buia del solito, più lunga del solito. Mi ero fermata. Avevo deciso che quella sarebbe stata la mia ultima abitazione, l’ultimo domicilio, la mia casa! Avevo ridipinto le pareti e ripulito le piastrelle del bagno, cambiato le serrature. Avevo finanche chiamato un termo idraulico per farmi installare un condizionatore d’aria.
Avevo appeso le tendine con i fiori arancio alle finestre della cucina abbinate al copritavola, avevo comprato un letto ampio a due piazze tutto per me con un caldo plaid a scacchi variopinti, avevo appeso alla parete uno specchio ovale con la cornice di bronzo, avevo messo un tappeto persiano ai piedi del letto, avevo attaccato quadri colorati, e avevo profumato l’ambiente con essenza di fiori d’arancio. La stessa essenza che in primavera m’inebriava i sensi, quando spalancavo la finestra sul giardino d’aranci. Mi piaceva! Davvero! Mi sentivo a casa: la casa!
........................
continua



3 commenti:

  1. Complimenti Adele!
    E'davvero molto intenso, mi ha emozionata :)
    Interessante anche l'introduzione, se così vogliamo definila, dove spieghi cosa si intende esattamente per "casa", che permette forse di capire a pieno il pensiero del protagonista... brava!

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  2. grazie, sei sempre gentilissima! Presto posterò altro materiale... ciao

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  3. Toccante, pieno di storia pur nella sua calibrata e intensa brevitas! Bellissimo

    Lavinia

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