martedì 9 luglio 2013

DIPENDENZA

DIPENDENZA

“Scrivere è una esigenza vitale, improrogabile.
Una droga.
Scrivere ovunque, sugli scontrini della spesa, su frammenti di carta, sui muri, sulle mani.
È un delirio ossessivo.
Sarebbe un delirio estatico se solo fossi felice.
Ma è un delirio ossessivo poiché non riesco a smettere più.
E vorrei smettere.
Mettere il punto conclusivo a questa esperienza.
Dire addio a carta, penna, inchiostro, vocaboli, lettere e pensieri.
Vorrei immergermi nel vuoto della imbecillità.
Della deficienza più totale. Vorrei una scatola cranica trasparente e ripiena di niente.
Invece no.
Scrivo, meccanicamente.
La mia mano è autonoma, i suoi muscoli non sono più controllabili dal mio sistema nervoso centrale, volontario.
La mia mano è fatta di muscolatura liscia comandata dalle mie frattaglie neurovegetative.
Intensa agonia viscerale, bisogno impellente della dose quotidiana.
E quel che segna sulla carta, questi piccoli grafici senza senso, senza essenza, sono incomprensibili ideogrammi scalpellati da aliene intenzioni.
Non sono me.

Non sono io.” 

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