venerdì 5 novembre 2010

L'AMORE DIvINO - incipit

L’amore diVino
Corto Teatrale
Menzione d’onore al concorso
“Premio Osservatorio 2006”

PERSONAGGI:

L’ATTORE
LA MOGLIE


La scena è molto semplice: è un interno di una casa (ingresso o salotto o cucina) con tavolino, un paio di sedie e una poltrona. Comunque l’arredamento è a discrezione del regista.

Musica – La stanza è al buio. Entra in scena un uomo piacente, l’ATTORE, ben vestito, pettinato e curato. Luce su di lui.

ATTORE: Sapete qual è il colmo per un ATTORE? Fingere di fingere. E già perché cosa fa un ATTORE quando recita? Finge. Mette in scena una finzione. Quindi un ATTORE quando recita finge e quando finge di recitare finge di fingere. Lo so, sembra uno strano gioco di parole e per giunta senza un senso. Ora cercherò di spiegarvelo facendovi assistere ad un avvenimento che è reale, che non è finto come la finzione dell’ATTORE che quando recita finge. No. Questo è reale, è verità. Perché l’ATTORE quando non è ATTORE non recita e quindi non finge. Chiaro?
Un ATTORE che recita finge, ma un ATTORE che fa finta di recitare fa finta di fingere e perciò è reale, è verità. Smette di essere ATTORE e diventa nonATTORE, una negazione dell’ATTORE che in parole povere significa realtà.
La realtà è questa: io sono un ATTORE, per lo meno ci provo, che nella realtà fingo di essere un uomo distrutto. Finito, rovinato. Schiavo del gioco d’azzardo, delle amanti e del vino. Non perdendo di vista che questa è la mia realtà e che io, ATTORE, fingo di essere un uomo finito, significa che ciò che vedrete stasera è un avvenimento reale.

Semibuio – Musica.
L’ATTORE si volta di spalle per trasformarsi. Cambia atteggiamento. È scompigliato, camicia fuori dai pantaloni, si toglie le scarpe come se entrasse in casa senza voler fare rumore. È palesemente alticcio. La scena è semibuia ma si illumina quando entra la moglie come se accendesse la luce. La moglie è in vestaglia, evidentemente alterata per l’insonnia forzata. È notte fonda e lei è rimasta sveglia ad aspettarlo.

MOGLIE: Ah sei qui! Come al solito arrivi sempre in silenzio, come un gatto sornione. Che furbo che sei. Il tuo tanfo ti precede… Vedo che avete festeggiato anche stasera! Ottimi incassi allora…

ATTORE: (Parla sbiascicando le parole come fanno le persone ubriache) Macché. Uno schifo, amore mio… ma lo sai che il regista dopo lo spettacolo ci offre sempre un bicchierino di vinello… E non possiamo rifiutare…

MOGLIE: Uhhh! Lo so io dove lo manderei il tuo “regista” e il suo vinello.
Un bicchierino. Una botte vorrai dire. Ma lo vedi come ti riduci ogni serata che fai? (piagnucola) Mi vuoi proprio far diventare vedova così giovane? Perché mi fai questo?

ATTORE: Io? Io no. E poi cosa ti immischi tu? Mi sono fatto un mezzo litro e allora? Un uomo che lavora ci avrà diritto ben di farsi un goccetto ogni tanto…

MOGLIE: Ogni tanto? Ma tutte le notti torni conciato così… Io non ce la faccio più e piuttosto che piangerti da morto mi faccio i bagagli e ti pianto… Hai capito ti pianto! Me ne vado. (esce)

ATTORE: Sì, sì… vai, vai pure, chi se ne frega. (tira fuori della tasca una bottiglia di vino e beve)… Meglio, che se ne vada. Questa qui mi ha rovinato la vita, la carriera…(gridando) Capito? La vita mi hai rovinato… Se non era per te sai dov’ero io adesso… Lo sai??

MOGLIE: (rientrando) Come no. Allo Zelig Circus? A Hollywood!! Dove? Dov’eri? A Las Vegas?! Eh! Dove è finita la paga della scorsa settimana? Dove? Nel circolo del Cantino, a carte a donne e a vino. Io sono stufa... stufa; hai capito! Sai che ti dico, se devi morire sbrigati, muori… muori di subito. Muori di stenti. Muori di tumore. Muori di cirrosi… muori come ti pare ma muori.

ATTORE: (frastornato per le urla della MOGLIE e per il vino) eh… ssssss… muoio… muoio, ma stai zitta. Anzi, muoio adesso; sì, perché io mi ammazzo… vuoi vedere? Mi ammazzo… (si guarda intorno). Mi butto dalla finestra…

MOGLIE: Non te lo consiglio, stiamo al secondo piano al massimo di rompi la testa o ti spezzi le gambe!

ATTORE: Eh, hai ragione! (si guarda attorno)… Allora…. allora mi sparo! Sì mi sparo un colpo in bocca, anzi no. Mi sparo un colpo al petto… in bocca mi ci metto un cicchetto, così muoio contento.

MOGLIE: E bravo, ma devi prima scendere a comprare la pistola… Non abbiamo armi in casa. Siamo pacifisti; abbiamo partecipato a cortei su cortei contro le guerre e a favore del disarmo. Lo hai dimenticato?

ATTORE: E pure questo è vero… Allora… Ecco potrei provare con un coltello… Sì un coltellaccio da cucina con la lama appuntita. Onestamente mi dovrei prima ubriacare perché mi fa un poco impressione. Sai la lama che trapassa la carne, le ossa che si frantumano…(beve dalla bottiglia) Eh!

MOGLIE: Ancora ti devi ubriacare! Comunque non si può fare…

ATTORE: Non si può fare? E perché?

MOGLIE: Gli unici coltelli che teniamo in casa sono quelli da cucina. Nemmeno quelli da bistecca comperammo per via della punta affilata. Noi siamo pacifisti…

ATTORE e MOGLIE: Abbiamo fatto cortei su cortei…

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